Un’economia vivace dai forti contrasti

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Da più parti il potere esecutivo è accusato di ambivalenza: da un lato si designano nuove aree protette e dall’altro si tutelano gli interessi delle imprese. Ad esempio nel ’97, dopo aver creato vari parchi nazionali, il Governo ha concesso permessi di taglio per quasi due milioni di ettari nella foresta primaria di Sabah. Un’altra ambiguità riguarda la prassi di appiccare incendi per strappare terreni alle foreste, scoraggiata da leggi severe. Eppure durante i roghi del ?98 i media furono imbavagliati col pretesto di tutelare il settore turistico, evitando allarmismi sull’inquinamento ed i relativi rischi per la salute pubblica.
Dal canto loro le autorità governative sostengono di sfruttare il patrimonio forestale in modo selettivo ed invocano il pieno diritto a cavalcare la tigre del progresso.
Dalla semplice esportazione di materie prime degli anni Trenta, si è passati alla produzione di manufatti ad alta tecnologia, in grado di competere a livello mondiale. Addirittura esiste un’isola, Penang, chiamata «Silicon Island» perché ospita ben 700 aziende del settore elettronico e non v’è dubbio che il tenore di vita della popolazione urbana sia in netto miglioramento. Peraltro la prospera Malesia del Primo Ministro Badawi s’è prefissata l’obiettivo di trasformarsi a pieno titolo in un paese industrializzato entro il 2020. Non stupisce che un’economia così vivace attiri l’interesse degli investitori stranieri. Tra questi il nostro paese si attesta al ventunesimo posto, con 76 imprese e l’Italian-Malaysian Business Association, nata come punto di riferimento per gli imprenditori italiani in loco.
La Malesia si sta portando avanti anche nel campo delle biotecnologie: è allo studio una varietà di palma GM da cui ricavare materiale plastico per scopi medico-farmaceutici.
Il coinvolgimento in questo settore concorda col trend generale del continente asiatico, stimolato dalle pressioni di aziende occidentali che devono fare i conti con un’opinione pubblica tendenzialmente contraria alle manipolazioni genetiche. Unico segnale in contro tendenza è il programma per l’utilizzo delle energie rinnovabili, varato nel 2001. In un paese come la Malesia, in cui il fabbisogno energetico dipende per il 90% da combustibili fossili, fa ben sperare il notevole rilievo conferito all’utilizzo della biomassa da palma.