Un parco in difficoltà

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La vicenda del Parco Nazionale d’Abruzzo, da oltre un paio d’anni nuovamente aggredito, non soltanto nelle parti più marginali, ma anche nei siti più delicati da interventi pesanti ed incompatibili, quali tagli forestali, piste sciistiche e costruzioni di vario genere, risulta ben lungi dal concludersi.
Mentre nessuna delle clausole del Diploma Europeo viene più rispettata, e la Commissione Europea sembra sul punto da archiviare le varie denunzie d’infrazione, nessun intervento consistente viene effettuato da parte delle Associazioni di tutela, neppure di quelle un tempo più attive nella difesa del Parco. E un silenzio mediatico quasi tombale incombe sull’intera realtà del Parco, ivi compresi i numerosi, continui e gravissimi atti di bracconaggio che stanno decimando anche le specie più preziose, come Orso bruno marsicano, Camoscio d’Abruzzo, Lupo appenninico e Cervo.
La situazione negativa è iniziata quando venne allontanato il direttore Franco Tassi, in modo discutibile tanto che tutt’oggi la vicenda non è ancora chiarita. Occorrerebbe conoscere informazioni e documenti tuttora rimasti inaccessibili e celati, come la registrazione della Seduta di Consiglio del 22 febbraio 2002 (per cui venne accusato ed espulso il Direttore, allora infermo), che era stata asportata e poi portata a Roma, con procedura del tutto inusuale, dal Presidente, costretto poi a riconsegnarla ai Carabinieri (qualcuno l’ha ascoltata? era una normale riunione? tutto regolare e legittimo?). C’è la Relazione tecnica dei periti disposta dal Parco sui tagli di faggi connessi alle piste sciistiche di Pescasseroli, attuati in completa difformità dal previsto, e senza le prescritte autorizzazioni.
Alcuni dei dipendenti di ruolo, protagonisti della precedente fase di attività più intensa e proficua dell’Ente, sono stati estromessi. Il Personale precario tenuto in bilico tra promesse, garanzie e licenziamenti, è ormai demotivato ed improduttivo con grave danno per l’immagine e il ruolo del Parco. Si segnalano pesanti interventi nel Piano del Parco (basterebbe semplicemente integrarlo e aggiornarlo), per aprire spazio a progetti ed interventi che in precedenza erano stati respinti senza appello.

Ci auguriamo che questo disfacimento non investa anche il Parco del Gargano. Qui non c’è stato un colpo di mano. S’è attesa la scadenza del mandato del presidente Matteo Fusilli, attuale presidente della Federparchi, per nominare il vice presidente reggente in attesa che si concluda il lungo iter per una nuova nomina. Ma nel frattempo è possibile mettere mano ai confini del parco? Il reggente ha mandato una lettera ai sindaci invitandoli a dire la loro sui confini, e il sindaco delle Tremiti ha detto che il parco marino non funziona e lui ne vorrebbe fare a meno.