Verso un nuovo Rinascimento

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La sobrietà però non basta. È condizione necessaria, ma non sufficiente per la decrescita. Deve affiancarsi all’autoproduzione e allo scambio non mercantile di beni, che non solo possono contribuire in maniera determinante alla decrescita, ma liberano dall’onnimercificazione l’immaginario collettivo, la conoscenza, i rapporti sociali, i criteri di interpretazione della realtà. Non si limitano a rallentare la velocità con cui la crescita sta portando la specie umana verso un precipizio senza ritorno, ma guidano in un’altra direzione il suo cammino.

L’autoproduzione e gli scambi non mercantili di beni riscoprono e valorizzano elementi del passato che sono stati abbandonati in nome della modernità e del progresso. In questo senso si inscrivono nel contesto di una cultura conservatrice. Ma non per questo costituiscono un’alternativa alle innovazioni. Consentono invece di scegliere quali di esse abbiano una reale potenzialità di futuro. Di distinguere, per usare le parole di Pasolini, il vero dal falso progresso.
In questo senso si inscrivono nel contesto di una cultura autenticamente progressista. Dal versante del passato ripropongono, per esempio, il sapere e il saper fare elaborati nell’unica attività umana davvero indispensabile: la produzione, la trasformazione e la conservazione degli alimenti. Ma consentono anche di implementarlo orientando gli sviluppi scientifici e le innovazioni tecnologiche alla sempre più piena realizzazione del concetto espresso con la parola agricoltura, che deriva dalle parole latine ager «terreno coltivato», e cultura, derivante a sua volta dal verbo colere «aver cura, onorare, rispettare, abbellire», la stessa radice della parola cultus, la venerazione che si deve alla divinità.
Nel versante del futuro, l’autoproduzione e lo scambio non mercantile di beni caratterizzano le tecnologie che hanno le maggiori potenzialità di ridurre l’impatto ambientale e il consumo di risorse dei processi di produzione: l’informatica e l’energia. Gli sviluppi del software libero sono stati ottenuti mettendo in rete sotto forma di doni reciproci le successive implementazioni elaborate da una comunità virtuale liberamente costituitasi. Le energie rinnovabili, per raggiungere i massimi livelli di efficienza e ridurre al minimo gli impatti ambientali, dovranno svilupparsi in impianti di piccola taglia finalizzati all’autoconsumo, collegati in una rete di piccole reti locali dove si possa realizzare lo scambio reciproco delle eccedenze. La stessa metodologia dell’agricoltura di sussistenza, dove in ogni podere si produce un po’ di tutto e si vende il surplus, ma anche la stessa struttura della rete informatica.

La decrescita è elogio dell’ozio, della lentezza e della durata; rispetto del passato; consapevolezza che non c’è progresso senza conservazione; indifferenza alle mode e all’effimero; attingere al sapere della tradizione; non identificare il nuovo col meglio, il vecchio col sorpassato, il progresso con una sequenza di cesure, la conservazione con la chiusura mentale; non chiamare consumatori gli acquirenti, perché lo scopo dell’acquistare non è il consumo ma l’uso; distinguere la qualità dalla quantità; desiderare la gioia e non il divertimento; valorizzare la dimensione spirituale e affettiva; collaborare invece di competere; sostituire il fare finalizzato a fare sempre di più con un fare bene finalizzato alla contemplazione. La decrescita è la possibilità


di realizzare un nuovo Rinascimento, che liberi gli uomini dal ruolo di strumenti della crescita economica e ri-collochi l’economia nel suo ruolo di gestione della casa comune a tutte le specie viventi in modo che tutti i suoi inquilini possano viverci al meglio.