Greenpeace chiede accordi precisi e vincolanti

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Impegni precisi e vincolanti su quattro punti fondamentali: emissioni, investimenti, foreste e accordo post Kyoto. Sono le richieste di Greenpeace ai Grandi della Terra, che oggi a Cancun aprono i lavori del vertice Onu sui cambiamenti climatici. In uno dei momenti più importanti nella storia delle Nazioni Unite, l’associazione propone un piano d’azione per risolvere le principali questioni ambientali e lancia un appello ai Paesi aderenti.

Di seguito, le richieste di Greenpeace a Cancun:

1. Taglio delle emissioni: i Paesi industrializzati devono impegnarsi a ridurre le proprie emissioni tra il 25 e il 40% entro il 2010 rispetto al 1990, a prescindere dalle future politiche dei Paesi emergenti. Attualmente, con i tagli previsti dall’Unione europea e da altri Paesi, il proposito assunto a Copenaghen di contenere l’aumento della temperatura media entro i 2°C non potrà mai essere rispettato.
2. Maggiori investimenti: i Paesi ricchi devono farsi carico di gran parte degli investimenti richiesti per de-carbonizzare l’economia e mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici sui Paesi poveri. A Cancun chiediamo che venga istituito un Fondo per il Clima gestito dall’Onu da alimentare, per esempio, con una tassa sulle emissioni aeree e navali. È necessario un livello di investimenti globale pari a cento miliardi di dollari, per consentire a tutti i Paesi emergenti di raggiungere l’obiettivo comune di riduzione delle emissioni.
3. Un accordo quadro per le foreste e chi le abita: a Cancun dovrebbe essere approvato in via definitiva il sistema Redd (Riduzione delle emissioni dalla deforestazione e degradazione) attraverso il quale contabilizzare e premiare la mancata deforestazione degli ultimi polmoni verdi del Pianeta. Greenpeace non è contraria a questo nuovo sistema, ma chiede trasparenza e rispetto per le popolazioni indigene che, da sempre, abitano le foreste primarie e ne utilizzano le risorse in maniera intelligente e sostenibile. Per questo, deve essere istituito un Fondo Onu a salvaguardia di tali habitat e del loro potenziale climatico.
4. Accordi vincolanti post Kyoto: il Protocollo di Kyoto scadrà nel 2012. Ancora oggi rappresenta l’unico esempio di Accordo vincolante per gran parte delle nazioni del nostro Pianeta. Greenpeace chiede di superare i veti e le ostilità reciproche e di creare le basi affinché, entro il prossimo vertice di Durban nel 2011, si giunga all’approvazione di un nuovo Accordo vincolante. La crisi climatica non si può risolvere con azioni volontarie, occorre un patto con obiettivi certi e vincolanti per le parti firmatarie, unico strumento in grado di spingere le Nazioni verso scelte coraggiose.

Greenpeace ritiene che la Cina e l’Unione europea non possano continuare a non far niente con la scusa che gli Usa, grandi emettitori di CO2, devono essere parte di un accordo globale. La Cina è perfettamente in grado di assumere una posizione di rilievo nella lotta al cambiamento climatico. Quanto all’Ue, essa è già vicina a raggiungere il suo obiettivo di riduzione del 20% delle emissioni, al 2020, che potrebbe facilmente modificare verso un obiettivo di riduzione più ambizioso, del 30%.

«Ridurre le emissioni non è solo una necessità ma anche un’opportunità per creare nuova ricchezza, occupazione e sicurezza energetica. Il successo di Cancun – sostiene Domenico Belli, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia – dipenderà anche dal Governo italiano, che deve smetterla di avere un atteggiamento critico e di chiusura nei confronti dell’innalzamento degli obiettivi di riduzione delle emissioni. Il nostro Paese dovrà allinearsi alle grandi Nazioni europee e sostenere l’urgenza di un Accordo vincolante e positivo per il futuro del nostro Pianeta».

(Fonte Greenpeace)