Un’estate pazza e non solo per il clima

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mare iskitano

Se tutti ricordassimo che la nostra libertà finisce dove comincia la libertà del prossimo… Code assurde, liti e omicidi, città invivibili. E c’è chi se la prende con le macchie solari

A scuola, una volta, si insegnava che la mia libertà finisce dove comincia la libertà del prossimo. Noi, che ci occupiamo di ecologia e sosteniamo la sua centralità nell’organizzazione di una società che voglia proiettarsi verso il futuro, non possiamo restare insensibili di fronte a questa estate folle. Alle prese con ondate di calore, alti e bassi della temperatura, guerre, stangate economiche e pazzie varie in autostrada con auto che vanno controsenso e sulle coste con motoscafi che affettano i bagnanti e gruppi di giovani che si aggrediscono come topi in un ambiente ristretto…

E la colpa di chi è? Delle macchie solari.

La colpa è sempre fuori di noi. Può darsi che si scopra che le macchie solari abbiano una qualche influenza ma se al posto di stare in 100 su una spiaggia ce ne stessimo in 30 non sarebbe meglio?

Si impazzisce per un sorpasso, per una sosta lunga in autostrada, basta un incendio per bloccare tutta la rete ferroviaria, autogrill al limite dell’igiene… e se al posto di andare tutti insieme ad agosto si obbligassero le aziende a non chiudere tutte nello stesso mese non sarebbe meglio? La loro libertà dovrebbe finire dove inizia quella degli altri…

Questa è ecologia. La qualità della vita non è rifugiarsi in un bosco magico lontano dalla civiltà, andare a mare su un’isola del Pacifico o fare escursioni in un deserto africano. L’ecologia è la vita di ogni giorno, dove ogni cittadino deve poter vivere sereno anche passeggiando in città e poter andare alla spiaggia dove andava da bambino senza dover sgomitare o pagare fior di quattrini perché qualcuno ha deciso di offrirti la sdraio e l’ombrellone e pulirti la spiaggia che altri sporcano perché non sanno che la loro libertà finisce dove inizia la tua.

Attraversiamo momenti difficili alle prese con una economia impazzita perché segue solo una categoria: la crescita. Ed è esattamente il veleno dell’ecologia, il veleno della qualità della vita, il veleno dell’uomo. Forse, quando avremo sfruttato tutti gli spazi e tutte le risorse ci renderemo conto della differenza fra crescita e sviluppo.

 

I. L.