Cambio di rotta europeo: biocarburanti «a metà»

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Una linea che cerca di bilanciare sia le esigenze di limitare la conversione dei terreni agricoli alla produzione di biocarburanti e di scoraggiare, quindi, gli investimenti in questa direzione, sia la necessità di sviluppare biocombustibili di seconda e terza generazione

Continua il dibattito a livello europeo sulla sostenibilità dei biocarburanti. Nei giorni scorsi la Commissione europea ha presentato al Parlamento e al Consiglio europeo una proposta [COM(2012) 595 final] finalizzata ad apportare importanti modifiche alla Direttiva del 1998 sulla qualità della benzina e del diesel (Direttiva 98/70/CE) e alla più recente Direttiva sulla promozione delle energie rinnovabili (Direttiva 2009/28/CE).

La proposta deriva dall’esigenza di considerare in maniera differente l’impatto ambientale delle varie tipologie di biocarburanti immessi sul mercato, soprattutto dal punto di vista delle emissioni aggiuntive derivanti da un cambio di destinazione d’uso dei suoli (Iluc, Indirect Land Use Change). In altre parole, l’intenzione della Commissione è quella di evitare che la crescente domanda di biocarburanti nell’Unione europea (+3% nel 2011, dati EurObserver) provochi un eccessivo spostamento delle produzioni alimentari verso terre non agricole, come foreste e zone umide, provocando «indirettamente» un aumento delle emissioni ad effetto serra e riducendo, di fatto, i benefici ambientali derivanti dal consumo di biocarburanti.

In quest’ottica la Commissione europea ha avanzato le seguenti proposte di emendamento delle due direttive:

  • limitare, nel raggiungimento degli obiettivi al 2020 della Direttiva europea sulle energie rinnovabili, il contributo dei biocarburanti convenzionali la cui coltivazione è a elevato rischio di Iluc;

  • aumentare il rendimento dei processi di produzione dei biocarburanti riducendone le emissioni di almeno il 60% e scoraggiando nuovi investimenti in impianti poco efficienti;

  • incrementare la quota di mercato dei biocarburanti di nuova generazione (a basso Iluc), in modo tale da aumentare il loro contributo al raggiungimento degli obiettivi al 2020;

  • obbligare gli Stati Membri e i fornitori di carburanti a dare stime relativamente all’effetto Iluc dei propri biocarburanti.

Aspetto fondamentale della proposta della Commissione, è di contenere al 5% la quantità di biocarburanti e bioliquidi derivanti da colture alimentari (cereali, amido, zucchero e oli) che può essere presa in considerazione nel calcolo della quota di biocarburanti sui consumi finali di energia utilizzati nei trasporti ai fini dell’obiettivo europeo del 10%. A ciò si aggiunge la proposta di incentivare i biocarburanti che hanno un impatto basso o nullo dal punto di vista delle emissioni da Iluc, come quelli di seconda (derivati da prodotti agricoli e vegetali di scarto come paglia e rifiuti) o terza generazione (biocombustibili prodotti dalle alghe o che non impattano sull’uso dei suoli).

La Commissaria per l’Azione per il clima dell’Ue, Connie Hedegaard, ha sottolineato come «i biocarburanti che usiamo devono essere autenticamente sostenibili. In futuro l’aumento nell’impiego dei biocarburanti deve basarsi su biocarburanti avanzati, perché qualsiasi alternativa risulterà insostenibile».

«La linea della Commissione europea è assolutamente condivisibile – ha detto Giulio Izzo esperto Enea sulle bioenergie – perché cerca di bilanciare sia le esigenze di limitare la conversione dei terreni agricoli alla produzione di biocarburanti e di scoraggiare, quindi, gli investimenti in questa direzione, sia la necessità di sviluppare biocombustibili di seconda e terza generazione e incoraggiare, invece, lo sviluppo di pratiche e processi di produzione rispettosi del clima e ambientalmente sostenibili».

(Fonte Enea Eai)