Offshore – Più controlli europei

158
foto di Angelo Ambrosi
La piattaforma Noble Al White, in Olanda

L’Ue ha deciso di aderire al protocollo contro l’inquinamento marino. Riguarda in particolare i rischi delle piattaforme petrolifere della convenzione di Barcellona, relativo alla protezione del Mar Mediterraneo derivante dall’esplorazione e dallo sfruttamento della piattaforma continentale, del fondo marino e del suo sottosuolo

Il delicato «connubio Mediterraneo-petrolio» si arricchisce di importanti novità, derivanti dal fronte europeo. L’Ue ha deciso di aderire, infatti, al protocollo contro l’inquinamento marino.
L’importante decisione è stata di recente pubblicata sulla «Gazzetta Ufficiale» europea.
Il protocollo concerne i rischi delle piattaforme petrolifere offshore della convenzione di Barcellona, relativo alla protezione del Mar Mediterraneo derivante dall’esplorazione e dallo sfruttamento della piattaforma continentale, del fondo marino e del suo sottosuolo.
L’obiettivo è quindi salvaguardare meglio il nostro mare dalle diverse trivellazioni per il petrolio.
Le parti contraenti saranno tenute ad adottare ogni misura necessaria e idonea a prevenire, ridurre, combattere e, per quanto possibile, eliminare l’inquinamento.
L’accordo offshore abbraccia un’ampia gamma di disposizioni che dovranno essere attuate a diversi livelli dell’amministrazione e, per la precisione, riguarda un settore che è disciplinato in ampia misura dal diritto dell’Unione.
Ciò comprende, ad esempio, elementi quali la protezione dell’ambiente marino, la valutazione dell’impatto ambientale e la responsabilità per danni all’ambiente. Ed è coerente con gli obiettivi del regolamento proposto dalla Commissione sulla sicurezza delle attività offshore di prospezione, esplorazione e produzione di idrocarburi.
Agli Stati, inoltre, saranno riconosciute ampie competenze in termini di valutazione degli impatti ambientali e in termini di autorizzazioni, e di fondamentale importanza sarà anche la cooperazione tra gli stessi e gli organi dell’Ue.
In tutto ammontano a 900 le installazioni offshore nei Paesi dell’Unione europea, più di 200 nel Mediterraneo, 123 solo in Italia e come se non bastasse è all’esame la costruzione di ulteriori impianti.
L’Ue prevede, infatti, un aumento delle attività di esplorazione e sfruttamento di idrocarburi in seguito alla scoperta di vasti giacimenti di combustibili fossili nel Mediterraneo
Nell’attesa dell’applicazione di futuri e precisi vincoli per le esplorazioni e trivellazioni, la sfrenata e degenerata corsa all’oro nero potrebbe, già da oggi, incontrare limiti importanti che avranno come obbiettivo quello di sviluppare una migliore capacità di gestione dei rischi.