Mancata partecipazione

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Uno degli aspetti meno presi in considerazione dai politici interessati o contro interessati alla questione nucleare, è la scarsa richiesta di partecipazione dei professionisti della materia, ovvero, degli uomini di scienza, degli operatori scientifici, quali fisici, ingegneri, chimici e, in generale, tecnici nucleari alla progettazione, costruzione ed operazione delle centrali nucleari in Italia.

L’anelito della scuola di fisica nucleare italiana è di potere partecipare in termini di ricerca applicata, di progettazione e quindi negli aspetti di efficienza e analisi delle prestazioni (performance) che includano tutti gli aspetti di sistema: dalla qualità alla «dependability», dalla prontezza operativa al supporto logistico e gestione delle parti di ricambio e dei rifiuti radioattivi.
Questa legittima aspirazione di partecipare alla definizione delle problematiche relative alla opera «incompiuta» nucleare in Italia, sembra avere indotto i politici, di tutte le bandiere, a prevedere una concreta porzione di finanziamento non tanto per la ricerca libera di fisica quantistica, ma per quella nucleare applicata; precisamente sembra siano previsti finanziamenti concreti alla fisica del reattore nucleare (veloce) di quarta generazione e al relativo ciclo del combustibile. Tuttavia, la realizzazione di questa ricerca fondamentale presenta alcune difficoltà organizzative molto serie nell’ambito della crisi economica in atto.
Per ulteriore chiarezza, va sottolineato che la richiesta di partecipazione degli «scienziati italiani» alla progettazione, costruzione ed operazione di centrali nucleare, va molto al di là di quello che normalmente la gente crede. A tutti gli effetti grandissime e qualificate Aziende del nucleare italiane partecipano attivamente alla progettazione e costruzione di centrali nucleari all’estero in particolare in Europa (Repubblica Ceca, Polonia, Slovenia ecc.). In questa maniera, un numero consistente di giovani laureati in materie scientifiche nucleari (fisici, chimici, ingegneri, tecnici ecc.) hanno trovato impiego in Europa.
Tutto questo contrasta con i desiderata o i «dictat» provenienti da alcuni ambienti progettuali internazionali, soprattutto americani ma anche francesi, inglesi e tedeschi, i quali hanno preteso o continuano a pretendere di dare agli italiani solo e soltanto gli aspetti di «controllo qualità».