A Modugno irrisolti i problemi odorigeni

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L’azienda di compostaggio, una delle quattro presenti in Puglia, sta rispettando i suoi obblighi di adeguamento e si difende: «il problema non siamo noi. Abbiamo fatto tutto quello che la pubblica amministrazione ci ha chiesto di fare. I cattivi odori possono essere riconducibili anche al depuratore o ai cassonetti dell’Amiu. Sarebbe opportuno che si faccia un monitoraggio completo degli odori a Modugno». Importante il ripristino delle centraline comunali che darebbero dati certi sulla qualità dell’aria

Si è svolto ieri un incontro tra alcuni rappresentanti della Consulta ambientale di Modugno e la Tersan Puglia Spa. Il tutto per verificare lo stato di avanzamento dei lavori dopo le prescrizioni contenute nella relazione redatta da Arpa Puglia, tra le quali quelle di carattere odorigeno, alle quali l’azienda si sarebbe dovuta regolarizzare entro il 30 settembre scorso.
Nell’ultima visita della Consulta per l’ambiente presso l’impianto di Tersan erano già iniziati dei lavori necessari all’adeguamento rispetto alle prescrizioni. In particolare, per risolvere il problema di carattere odorigeno prodotto nella fase del trasferimento della frazione organica da un capannone dove avviene l’essiccazione ad un secondo capannone all’interno del quale avviene la biostabilizzazione, il progetto ha previsto la realizzazione di un nastro trasportatore chiuso che riduca, quindi, l’impatto olfattivo.
È questo l’ultimo tassello mancante che la società intende completare per metà dicembre prossimo. Tuttavia, a detta del presidente Silvestro delle Foglie, «il 15 ottobre scorso abbiamo avuto anche un incontro con il Commissario Ruffo per mostrargli tutti i lavori già ultimati tra i quali il biofiltro e il monitoraggio del processo di compostaggio. Oggi, possiamo dirlo, il problema non siamo noi. Abbiamo fatto tutto quello che la pubblica amministrazione ci ha chiesto di fare. I cattivi odori possono essere riconducibili anche al depuratore o ai cassonetti dell’Amiu. Sarebbe opportuno che si faccia un monitoraggio completo degli odori a Modugno».
Delle Foglie ha anche snocciolato numeri come i «96 euro a tonnellata per tutti i rifiuti che provengono solo da comuni pugliesi. Un dato molto importante. E poi a chi parla male di noi posso solo dire che sono stato a assolto da tutti i giudici e da tutti i gradi di giudizio». Abbiamo anche ascoltato l’ing. Sorrenti e la dott.ssa Bellomo responsabili dell’area tecnica e amministrativa di Tersan i quali ci hanno detto che «il 7 settembre scorso abbiamo presentato anche l’Aia (Autorizzazione integrata ambientale) alla Regione per una ratifica dell’autorizzazione a procedere della nostra attività. Entro il termine massimo di luglio 2015 la Regione si dovrebbe esprimere in tal senso». «La nostra attività – continua – è di 600 tonnellate al giorno autorizzate ma stiamo lavorando a metà regime per completare tutti i lavori richiesti. È dal 1974 che lavoriamo e siamo un’azienda leader. Soltanto 4 sono gli impianti in Puglia come il nostro. Oggi sono venuti dei ricercatori brasiliani che hanno fatto visita al nostro impianto dopo l’evento internazionale del Bcd che si tenne l’anno scorso a Bari».
Ferrulli, presidente della Consulta, si dice soddisfatto perché «la società non si esime dall’essere assoggettata alle rilevazioni della qualità dell’aria. È importante, tuttavia, il ripristino delle centraline comunali che darebbero dati certi sulla qualità dell’aria. Faccio presente – continua Ferrulli – che l’assessore all’ambiente Tina Luciano espose i contenuti dei report riguardanti gli esiti delle analisi della qualità delle falde acquifere realizzati presso il sito Tersan Puglia. Disse che le analisi recentemente prodotte dall’Arpa avevano decretato valori oltre i limiti stabiliti rispetto alla presenza di metalli pesanti come ferro, arsenico e manganese. A sua volta l’azienda Tersan Puglia ha prodotto controdeduzioni che hanno stabilito, invece, valori al di sotto dei limiti.
A questo punto è necessario valutare i dati ottenuti da Arpa e dall’azienda al fine di comprendere il livello di rischio per la salute dei cittadini a causa dell’inquinamento delle falde acquifere. Infatti già nel 2009 fu stipulato un protocollo tra Provincia, Comune e Regione all’interno del quale erano previsti 13 milioni di euro per la bonifica delle falde acquifere della zona, considerate altamente inquinate dall’Arpa».