Da energia della natura a merce per fare profitti

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Il sole è, ancora oggi, a nostra disposizione gratuitamente: paghiamo, però, le spese di viaggio e di soggiorno se decidiamo di godere dei suoi benefici in luoghi particolari, diversi da quelli del nostro domicilio.

In questo mondo mercificato dalla globalizzazione, disporre gratuitamente del sole sembra quasi una disattenzione del mercato libero dei consumi. Per il solo fatto che esistiamo, come potenziali utilizzatori dei raggi solari, potremmo, infatti, anche diventare fruitori, paganti, di una loro erogazione, data in concessione al privato che così potrà vantare, con il premio della rendita che ne trae, anche il premio futuro del conforto eterno (una ricompensa, quest’ultima, che alcuni sostengono sia meritata da tutti quei giusti che, sulla Terra, si sono impegnati e sono riusciti a fare sempre più soldi, considerati la misura incontestabile di un loro presunto aver ben operato in vita).
In una prospettiva economica, l’energia solare viene considerata un bene a disposizione di chi se ne appropria, ma che molti (non giusti o solo messi fuori gioco da un loro sprovveduto o non condiviso impegno competitivo) trascurerebbero perché incapaci di sentirsi meccanicamente stimolati dall’utile che se ne può trarre se tale energia venisse trasformata in rendite o affari capaci di generare profitti.
Superati i rischi sproporzionati, rispetto ai benefici, del nucleare (come fonte di energia elettrica), non so se ci lasceranno liberi di muoverci sotto il bene, oggi già deviato, di pannelli fotovoltaici e di una promozione delle energie rinnovabili, condotta all’ombra di forti interessi economico-finanziari. Forse, un giorno, dovremo pagare anche per guardarli o dovremo mostrarci almeno riconoscenti, per un panorama di tecnologie sempre più avanzate, che verrà offerto alla nostra ammirazione. Forse finiremo col sentirci anche meno liberi di ripensare a una migliore qualità di vita che le energie rinnovabili avrebbero potuto assicurare (una migliore qualità di vita che, nelle sue forme invendibili o addirittura di danno alla massimizzazione dei profitti, a qualcuno potrebbe apparire solo come un cattivo investimento).
A volte sembra proprio che la nostra civiltà si consideri, presuntuosamente, così avanzata da ritenere inutile soffermarsi a riflettere sulla consistenza e sul senso della sua superiorità che si affanna a imporre, con ogni mezzo, a una realtà sociale globalizzata. Certo è, però, che questa idea di superiorità crea molto consenso e molti sono anche quelli che (animati e assistiti, anche da un consistente e spesso preordinato mondo dell’informazione) vivono passivamente, nel convincimento di appartenere a una civiltà ancora più avanzata, solo per averla immaginata.