La geopolitica atomica

123

La geopolitica atomica si è, negli anni successivi il 1945, sovrapposta a quella disegnata dall’ubicazione e sfruttamento dei combustibili fossili come il petrolio. Accanto al controllo cruciale dei giacimenti di petrolio e di gas si è aggiunta l’esigenza strategica del controllo sulla disponibilità naturale di uranio.

L’uranio si trova in natura come miscela di due isotopi: 238U e 235U in rapporto di 150 a 1, dunque l’uranio-235 è solo lo 0,7% del totale dell’uranio ed è il solo ad essere fissile.
Il processo di arricchimento consiste nell’aumentare la percentuale in massa di uranio 235U a scapito del 238U in modo da riuscire ad avere un numero di nuclei fissili sufficiente per far funzionare il reattore, in tal caso l’arricchimento varia dal 3% al 5%, o per costruire una bomba atomica, in tal caso l’arricchimento arriva fino al 90%. In una reazione, la presenza di impurità e di atomi di 238U e, nei reattori, di apposite barre di controllo che hanno lo scopo di controllare la reazione a catena, fanno sì che solo parte dei neutroni emessi venga assorbita dai nuclei di materiale fissile.

La dinamica storica intervenuta dopo il 18 agosto 1991, ovvero la tentata deposizione armata di Gorbaciov ha modificato il ruolo strategico del deterrente atomico portando l’armamento atomico ad essere, per certi versi, un fattore di rischio in uno scacchiere non più bipolare ma frammentato ed inadeguato a gestire armi definitive.
La grande quantità di energia liberata, la difficoltà di controllo della reazione ed il rischio di una «contaminazione finale» in caso di incidente o sabotaggio portano alla ridefinizione della sua sfruttabilità in ambito civile e la sua gestibilità in seno a strutture private.

Gli incidenti