Class action contro la Nestlè

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Dal 2013 al 2014 oltre 1,1 milioni di bambini in Costa d’Avorio sono stati impegnati nelle peggiori forme più comuni di lavoro minorile, bambini vittime di un lavoro pericoloso come quello che coinvolge strumenti pericolosi, trasporto di carichi pesanti, esposizione a sostanze tossiche

Gli acquirenti di cioccolato Nestlé hanno presentato un’azione legale collettiva contro l’azienda alimentare accusandola di utilizzo del lavoro minorile nella produzione di vari prodotti.
Hagens Barman, studio legale che cerca con le sue azioni di proteggere i diritti dei consumatori, dei lavoratori per sostenere le comunità locali, i diritti umani e l’ambiente, ha depositato la propria azioni di classe in California, affermando che la società importa regolarmente fave di cacao da fornitori che usano lavoro minorile.
In particolare la Nestlè, seconda la denuncia, importa fave di cacao provenienti da piantagioni in Costa d’Avorio.
La causa afferma che, in violazione della legge della California, la Nestlè non rivela che il lavoro dei fornitori in Costa d’Avorio si basa sullo sfruttamento di bambini lavoratori traendo profitto dal lavoro minorile che fornisce il cioccolato successivamente lavorato e venduto ai consumatori americani.
Dal 2013 al 2014 oltre 1,1 milioni di bambini in Costa d’Avorio sono stati impegnati nelle peggiori forme più comuni di lavoro minorile, bambini vittime di un lavoro pericoloso come quello che coinvolge strumenti pericolosi, trasporto di carichi pesanti, esposizione a sostanze tossiche.
Nella denuncia si afferma che questi bambini sono vittime di una tratta proveniente dai paesi limitrofi della Costa d’Avorio, bambini venduti a proprietari delle piantagioni da broker e contrabbandieri e costretti a lavorare in condizioni di violenza fisica e, quasi sempre, senza paga. Secondo la World Cocoa Foundation, organizzazione composta da aziende che rappresentano l’80% del mercato aziendale globale, aziende private che esprimono particolare attenzione per l’industria del cioccolato, il 47% del totale delle importazioni statunitensi di fave di cacao provengono dalla Costa d’Avorio.
Steve Berman, rappresentante della Hagens Barman, ha affermato: «I consumatori sono stati oltraggiati sapendo che le caramelle di cui godono comprendono un buio costo di produzione amaro che consiste nel rendere schiavo un bambino. Queste aziende ingannano i consumatori costringendoli a sostenere indirettamente l’uso di tale lavoro».
La vita delle persone che raccolgono il cacao è, a dir poco, terribile. Innumerevoli sono i casi di rapimento di bambini e il tutto in una realtà dove l’estrema povertà della gente costringe, a volte, alla vendita di bambini, da parte delle loro famiglie, per un minimo di $30.
Una realtà che, solo ad immaginarla, mette i brividi. Una realtà che rappresenta la quotidianità di molti bambini che dovrebbero essere a scuola ad imparare a diventare uomini di un mondo migliore che, invece, li ignora. Bambini che dovrebbero mangiare quel cioccolato trasformato in un prodotto finito delizioso da sgranocchiare con amici mentre si gioca tutti insieme a palla. Questo è il presente che dobbiamo esigere e il futuro che dobbiamo costruire obbligando le multinazionali a rispettare i lavoratori, lavoratori non certo bambini schiavi, in un’economia dove il profitto e il sopruso non rappresentino più la ragion d’essere, il motore di tutto. Rifiutiamo di mangiare Nestlè e tutte quelle marche che sfruttano i bambini e che uccidono il futuro del mondo. Facciamoci sentire nel momento in cui facciamo la spesa scegliendo consapevolmente i prodotti e scartandone altri.