Diritto dei popoli

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Il Diritto alla vita, inscritto nell’esistenza di ogni essere umano, è la radice della nuova ecologia dei rapporti internazionali. È su tale base che i cittadini occidentali si chiedono come collocarsi nella politica e come contribuire alla sua gestione. Un bilancio da fare non in solitudine ma in partecipazione perché si rifondi la proporzione tra Diritto e Doveri, tra Stato e Stati, tra le comunità locali e tra Sud e Nord del mondo.

Lo studio della Storia può svelare altri e più antichi rapporti tra Europa e Terzo Mondo. L’affare espansionistico e colonialista delle nazioni europee fino a quanto ha determinato lo sfruttamento e la decomposizione civile dei territori-preda? Per l’Italia lo spazio vitale sollecitò anche il ventennio fascista e se ne fece garante casa Savoia: responsabilità gravissime che sarebbero bastate da sole a decretare la fine di un regime e di un regno.
La memoria italiana, in proposito, è corta. Solo il Papato moderno ha tracciato la linea del pentimento per la «tratta». Nel 1985 papa Giovanni Paolo II nel suo discorso a Yaounde (Cameroun) dichiarò solennemente: «Nel corso della storia uomini appartenenti a nazioni cristiane purtroppo non sempre si sono comportati così. E noi ne chiediamo perdono ai nostri fratelli africani che tanto hanno sofferto, per esempio per la tratta degli schiavi»1.
Un’affermazione in pieno contrasto con l’antica e determinante Bolla di papa Nicolò V, emanata in favore del re Alfonso V nel 1452 con cui sanciva la giustezza dell’invasione in Africa: «(Il papa) dispone quelle cose che sa gradite alla Divina Maestà […] per acquisire meriti di felicità eterna […] ciò potrà avvenire […] se ricompenseremo con opportuni favori e speciali privilegi re e principi cattolici atleti e intemerati difensori della fede […] che rintuzzano la ferocia dei Saraceni e di altri infedeli nemici […] acquistano regni e territori […] e li assoggettano a loro dominio […] (dispone) piena facoltà a re Alfonso di invadere, ricercare, catturare, conquistare e soggiogare tutti i Saraceni e qualsiasi pagano e gli altri nemici di Cristo…»2… da brivido!
Dopo il 2° conflitto mondiale, nel 1948, il Dipartimento di Stato Usa influenza segretamente il governo italiano perché indirizzi i suoi flussi migratori secondo un progetto: favorire indirettamente l’egemonia americana nello scacchiere del Mediterraneo. Il Dipartimento chiese che l’emigrazione, sia individuale sia di massa degli italiani, venisse favorita con ogni mezzo verso i Paesi del nord Europa scoraggiando la destinazione verso gli Usa3. I motivi erano dettati dalla nuova situazione di guerra fredda tra Urss e Usa, dopo la pseudo-alleanza degli stessi contro il nazifascismo. La ricostruzione della Germania democratica, sostenuta anche dalla mano d’opera italiana, avrebbe favorito l’arresto dell’espansionismo sovietico.
Ugo La Malfa, nella sua famosa Nota Aggiuntiva presentata in Parlamento il 22 maggio del 1972, riconosceva che l’«affidarsi alle scelte del mercato […] lo sviluppo dei consumi […] come convenienze più immediatamente percepibili dagli operatori economici, linea senza rilevanti elementi di promozione…» era una scelta «improvvida» fatta a preferenza degli investimenti sul rilancio del lavoro e dell’agricoltura nel sud Italia. Il programma, infatti, aveva previsto di ottenere dall’emigrazione germanica flussi di denaro-oro in grande quantità (250 milioni di dollari oro) e quindi tale modello di emigrazione «sia individuale che di massa era da favorire con ogni mezzo»4.
Tra il ’79 e l’80, comunicai queste rivelazioni nei due Convegni nazionali tedeschi da me condotti, a Norimberga e a Francoforte, per i missionari cattolici che curavano gli emigrati italiani (offrivano loro anche l’assistenza con asilo-nido per i più piccini durante le ore di lavoro dei genitori; essi li portavano fin dalle ore 4 del mattino nella sede parrocchiale avvolti in coperte di lana consegnandoli alla cura del personale). Fu grande la sorpresa dei partecipanti ai due convegni nello scoprire le vere cause dell’abbandono dell’agricoltura nel Mezzogiorno italiano, verificatosi a cominciare da quel periodo!
C’è un governo europeo che abbia dichiarato ufficialmente di rendersi conto dello sfruttamento sull’Africa e sulle civiltà precolombiane? Non bisognerebbe attendersi la stessa cosa da parte di coloro che vantano la supremazia economica e civile del nord-Italia dimenticando lo sfruttamento delle riserve auree del Regno delle due Sicilie, dopo l’unificazione italiana, e il successivo dannoso trasferimento dei cantieri navali di Palermo a Genova?5
Il ruolo dell’educazione è fondamentale e batte alle porte di ogni progetto formativo.
Il suo spazio, a scuola, non si limita a suggerimenti e indicazioni di nuovi argomenti per l’«educazione civica»: la dimensione educativa è spina dorsale di tutti gli approcci alla conoscenza e per questo è necessario che tutta l’équipe di una classe converga verso la dimensione civile delle persone affidate. Ogni ramo della conoscenza, infatti, è aspetto della poliedricità sociale nella ricchezza della varietà etnica, linguistica, economica e religiosa di ogni cittadino.
Il Diritto ha le sue radici e la sua storia, come la sua lesione storica ha anch’essa l’humus e il nutrimento in cui si è verificata e da cui è stata alimentata. Le responsabilità storiche nutrono in se stesse il seme di fenomeni che, alla lunga nel tempo, costituiscono la rivendicazione e il risarcimento del bene a suo tempo sottratto e dei diritti indebitamente lesi. Lungo le piste del deserto africano, lungo le rotte dei barconi nel Mediterraneo si stanno intrecciando maglie di una rete che è ad un tempo accusa e anelito: contro i danni storici la domanda di restauro delle fisionomie umane deturpate ed offese, l’invocazione a ponti della pace per la ricostruzione della solidarietà tra i popoli.
Accanto alla cura dei territori per il Diritto della Natura, per il rispetto del suo equilibrio, c’è il diritto degli umani per il riconoscimento del loro spazio vitale, della dignità personale e della pace.

1 Giovanni Paolo II, Discorso a Yaounde (Cameron) del 13 agosto 1985, cfr. Giovanni Paolo II, Discorsi, 1985
2 Nicolò V, Bolla pontificia «Dum diversas» al re del Portogallo Alfonso V, 16 giugno 1452
3 Gaetano Volpe, fondatore della Federazione Italiana Lavoratori Emigrati e Famiglie (Filef) fece questa rivelazione per la prima volta in Italia, durante la Conferenza Nazionale dell’Emigrazione, Roma, 24 febbraio – 1° marzo 1975.
4 Ministero del Bilancio, Problemi e prospettive dello sviluppo economico italiano. La programmazione economica in Italia, II vol., Roma 1967.
5 L’accusa formale nel Parlamento del Regno fu levata dal deputato siciliano A. Pecoraro nel 1909. Sulla questione meridionale e documenti cfr. A. De Bernardi, L’Operazione Storica. Età contemporanea, I, Firenze 1987, pp. 954ss.