Va riscritta la Strategia energetica nazionale

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Un parziale passo indietro alle perforazioni in mare o un espediente per evitare il refendum? Intanto, secondo gli ambientalisti «questo dimostra quanto improvvisate e strumentali fossero le norme pro-petrolieri, che hanno messo a rischio l’ambiente marino e le economie del mare, pur di andare a sfruttare giacimenti che non risolvono i nostri problemi energetici»

E dopo Parigi arriva il dietrofront del Governo sulle norme pro-trivelle.
Gli ambientalisti, commentano: «Con la presentazione di tre emendamenti alla Legge di Stabilità 2016 il Governo fa un importante passo indietro e ammette di aver sacrificato sinora lo sviluppo sostenibile del Paese agli interessi dei petrolieri».
Adesso si attende che gli emendamenti presentati alla Camera siano effettivamente approvati nei prossimi giorni con le ultime correzioni necessarie.
Gli ambientalisti, continuano: «Come da noi sostenuto da sempre, e ora ammesso dal Governo, già nel 2012 era stata compiuta dal Governo Monti una intollerabile forzatura con la sanatoria delle procedure autorizzative in corso anche per attività offshore di prospezione ricerca e coltivazione di idrocarburi in mare che insistessero nell’area di interdizione delle 12 miglia dalla costa istituita per legge. Ora questo errore è stato corretto tardivamente dal Governo Renzi facendo salvi solo i titoli concessori già rilasciati. Inoltre, con i suoi emendamenti il Governo ammette che queste attività non potevano essere considerate «strategiche» e quindi godere di procedure accelerate che non consentono trasparenza nelle decisioni, partecipazione e informazione per i cittadini e intese forti con le Regioni, come era stato imposto dal Governo Renzi con il Decreto Sblocca Italia e che era sbagliato prevedere che le concessioni trentennali per le trivellazioni potessero essere rinnovate anche per più decenni, costituendo non un diritto acquisito a termine ma una servitù senza limiti di tempo».
Un primo importante riconoscimento ottenuto dalla mobilitazione delle associazioni ambientaliste (Fai, Greenpeace, Legambiente; Marevivo, Touring Club Italiano e Wwf) e del movimento No Triv, che hanno sollecitato e appoggiato le iniziative delle Regioni, che hanno prima impugnato di fronte alla Corte Costituzionale l’art. 38 dello Sblocca Italia e poi promosso il referendum sull’art. 35 del dl 83/2012 e sull’art. 38 del dl 133/2014, ottenendo l’ammissibilità dei quesiti referendari dalla Corte di Cassazione.
Un risultato importante a seguito anche della grande mobilitazione internazionale contro le trivellazioni e le fonti fossili e per il clima.
Gli ambientalisti, dicono: «Questo dimostra quanto improvvisate e strumentali fossero le norme pro-petrolieri, che hanno messo a rischio l’ambiente marino e le economie del mare, pur di andare a sfruttare giacimenti che non risolvono i nostri problemi energetici. Ora, dopo gli impegni assunti a Parigi, ci auguriamo che il Governo abbandoni la ricerca selvaggia e improduttiva agli idrocarburi e butti nel cestino la Strategia energetica nazionale (Sen), pro-fossili, prendendo finalmente la strada maestra di un Piano per il clima e l’energia che punti alla de carbonizzazione dell’economia.
Ma per quanto siano stati emanati emendamenti governativi che introducono i nuovi commi da 129-bis a 129 quarter al testo della Legge di Stabilità 2016 ora all’esame della Commissione Bilancio della Camera dei Deputati, non sarebbero appieno accolte ancora le richieste delle Regioni in quanto abrogando interamente il comma 1-bis dell’art. 38 del decreto Sblocca Italia, si prevede la cancellazione del Piano delle aree dove svolgere le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi e questo non consentendo, di fatto, lo svolgimento della Valutazione ambientale strategica (Vas) sul disegno complessivo di Governo e petrolieri ma rimandando all’esame caso per caso e, inoltre, viene mantenuto il periodo di 6 anni per le attività di ricerca derivanti dal titolo concessorio unico.
In definitiva, un dietrofront del Governo sulle norme pro-trivelle che arriva immediatamente dopo essere rientrati dalla Cop21. Un evento che con tutti gli interrogativi sulla validità dell’accordo raggiunto, la sua efficacia, i suoi effetti futuri ha certamente visto un cambio di rotta, una partecipazione della società civile che ha riposto, in questa grande vetrina internazionale, forti speranze per la difesa del clima, per fermare l’utilizzo del carbone, petrolio e gas e assicurare a tutti un futuro 100% rinnovabile e questo per salvare il nostro pianeta Terra e tutti i suoi abitanti. E la risposta a questo, in Italia, è stata l’ammissione, da parte della nostra politica, di una gestione fallace sui temi energetici.
Ora il Governo chiarisca qual è il suo Piano dopo Parigi e butti nel cestino, una volta per tutte, la Sen.