Da Gibilterra l’oceano entrò nel Mediterraneo

1706
Percorso dell'alluvione e depositi identificati nel Mar Mediterraneo centrale

Trovate le tracce della più grande inondazione del nostro pianeta: un’alluvione catastrofica avvenuta quasi 6 milioni di anni fa con una cascata alta 1,5 chilometri (equivalente a cinque volte l’altezza della Torre Eiffel). Questa acqua ha eroso un canyon di 5 chilometri di larghezza e 20 chilometri di lunghezza sul fondale marino che è ancora preservato sott’acqua al largo della città di Noto (Sicilia sud-orientale). Coinvolti scienziati dell’Ogs

Nel Mar Mediterraneo sono state trovate le tracce della più grande inondazione del nostro pianeta: un’alluvione catastrofica avvenuta quasi 6 milioni di anni fa nel corso della quale, l’acqua, passando dallo Stretto di Gibilterra, ha inondato tutto il bacino mediterraneo.

Lo studio, che è stato recentemente pubblicato sulla rivista internazionale «Scientific Reports», è stato guidato da Aaron Micallef dell’Università di Malta e da Angelo Camerlenghi dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale, Ogs, e ha coinvolto, oltre ad altri ricercatori Ogs, anche ricercatori dell’Ictja-Csic (Spagna), dell’Università di Brest/Cnrs (Francia), dell’Università di Catania, dell’Università di Kiel e Geomar (Germania).

Il team internazionale ha dimostrato come l’alluvione, nota come alluvione Zancleana, abbia messo fine alla cosiddetta Crisi di Salinità Messiniana, un periodo durante il quale, circa 6 milioni di anni fa, il Mar Mediterraneo si trasformò in un gigantesco lago salino a causa del restringimento della sua connessione con l’Oceano Atlantico e dell’intensa evaporazione.

Una delle teorie proposte per spiegare il ritorno del Mar Mediterraneo alle normali condizioni marine alla fine della crisi di salinità, circa 640.000 anni dopo, è un’alluvione passata attraverso lo Stretto di Gibilterra.

Esaminando la più completa raccolta di dati di fondali marini provenienti dalla Sicilia orientale e dalle isole maltesi, i geologi hanno scoperto nelle profondità abissale del Mar Ionio una vasta massa di sedimenti sepolti che si pensa siano stati erosi e trasportati dall’alluvione Zancleana. Questa massa di detriti corrisponde a un’area equivalente a quella dell’isola di Creta e, in alcuni punti, ha uno spessore che raggiunge i 900 metri. Il passaggio dell’inondazione Zancleana attraverso la scarpata di Malta (un’enorme falesia calcarea sottomarina, al tempo parzialmente emersa) ha provocato una cascata alta 1,5 chilometri (equivalente a cinque volte l’altezza della Torre Eiffel). Questa acqua ha eroso un canyon di 5 chilometri di larghezza e 20 chilometri di lunghezza sul fondale marino che è ancora preservato sott’acqua al largo della città di Noto (Sicilia sud-orientale).

«Questa scoperta è molto importante perché dimostra che il livello del Mar Mediterraneo durante la crisi di salinità è diminuito di oltre un migliaio di metri e che la fine della crisi di salinità è coincisa con una catastrofica alluvione che ha colpito l’intero Mar Mediterraneo, prima attraverso lo stretto di Gibilterra e poi attraverso la Sicilia meridionale – spiega Angelo Camerlenghi, direttore della Sezione di Geofisica di Ogs -. I dati di sottosuolo, in parte acquisiti dalla nave oceanografica Ogs Explora, sono stati elaborati nei nostri laboratori e sono stati integrati con l’analisi topografica della Scarpata di Malta effettuata dai colleghi maltesi. La scoperta pone un altro tassello alla risoluzione della più antica e longeva controversia scientifica nel campo delle scienze della Terra: l’origine della crisi di salinità del Mediterraneo».

Il lavoro è stato sostenuto da Marie Curie Action, dal Consiglio europeo della ricerca e dall’azione Cost Medsalt.

 

Animazione semplificata del parziale disseccamento del Mediterraneo e dell’alluvione Zancleana