Nei fanghi cadmio, piombo, mercurio… ecco cosa provocano

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L’inspiegabile inserimento, nel decreto che riguarda il ponte di Genova, dell’innalzamento del livello di idrocarburi presenti nei fanghi di depurazione da utilizzare in agricoltura. I bambini le prime vittime. Le conseguenze nel Quoziente Intellettivo


L’allarme per i fanghi con idrocarburi, metalli pesanti e fenoli è alto soprattutto in Pianura Padana dove da tempo si alternano pareri, studi, proteste e opposizioni per una zona già al top in Europa per inquinamenti.

L’inspiegabile inserimento, nel decreto che riguarda il ponte di Genova, dell’innalzamento del livello di idrocarburi presenti nei fanghi di depurazione da utilizzare in agricoltura, da 50 milligrammi per chilo a 1.000 milligrammi per chilo, lascia veramente perplessi e preoccupa la superficialità con cui si vuole legiferare su materia che riguarda la salute dei cittadini ed in un campo in cui veramente non manca il supporto scientifico.

Per ricordare che la salute è un bene primario, e che non è possibile accettare supinamente e a cuor leggero queste inspiegabili fughe logiche nell’azione legislativa, proponiamo parte di una nota di un «parere medico sull’inopportunità di permettere lo spandimento di fanghi su terreni agricoli» che Medicina democratica ha scritto l’anno scorso e l’ha indirizzata alla regione Toscana.

Il Decreto legislativo 99-1992 all’art. 3.1 c) ammetta l’utilizzo in agricoltura dei soli fanghi che «non contengono sostanze tossiche e nocive e/o persistenti, e/o bioaccumulabili in concentrazioni dannose per il terreno, per le colture, per gli animali, per l’uomo e per l’ambiente in generale», le concentrazioni ammesse sotto il profilo medico-scientifico non possono in alcun modo essere considerate «non dannose» per la salute, in quanto trattasi di sostanze persistenti e bioaccumulabili, alcune delle quali già classificate dalla Iarc come cancerogene per l’uomo (gruppo 1) come Cadmio e Nichel, neurotossiche come Mercurio (cancerogeno possibile gruppo 2B Iarc, con sufficiente evidenza sugli animali) e Piombo (cancerogeno probabile gruppo 2A Iarc), nonché con azione di interferente endocrino anche a dosi bassissime, come il Cadmio che può quindi alterare le funzioni ormonali ed ostacolare i normali processi di riparazione del DNA.

Ribadiamo inoltre che le sostanze contenute nei fanghi di depurazione delle acque reflue sia di provenienza urbana che industriale sono numerosissime, in gran parte sconosciute e che tra esse vi possono essere molte altre sostanze tossiche, nocive, persistenti e con azione di interferenza endocrina. Tuttavia, solo per limitarsi ai metalli pesanti sopracitati, singolarmente o peggio in sinergia tra loro e con altre sostanze, è ampiamente documentata la loro nocività alla salute umana, alle acque circostanti i terreni sui quali sono stesi i fanghi che li contengono, alle piante (specialmente se destinate alla alimentazione umana e/o animale) anche in concentrazioni inferiori a quelle prescritte.

Per quanto riguarda il cadmio, reni e ossa sono gli organi bersaglio principali, a livello renale si registra un’aumentata escrezione urinaria di proteine a basso peso molecolare, espressione di danno alle cellule dei tubuli prossimali. A livello osseo il cadmio può indurre osteoporosi, osteomalacia e fratture spontanee; tali disordini colpiscono soprattutto le donne che hanno maggiori fattori di rischio, come una ridotta alimentazione e la multiparità.

L’esposizione a Piombo è particolarmente pericolosa per lattanti, bambini, donne in età fertile, individui con carenze di ferro e calcio (che presentano un aumentato assorbimento gastrointestinale di piombo), pazienti con disturbi d’organo, ipertensione, nefropatie, anemia, patologie neurologiche e diabete. L’esposizione a piombo provoca effetti neurologici, cardiovascolari, renali ed ematologici. Nelle fasi acute della malattia, vi può essere anemia emolitica, che si accompagna a subittero, fino ad un vero e proprio blocco della produzione dell’eme, le proteine essenziali per la sintesi dell’emoglobina. Particolare preoccupazione desta l’esposizione prenatale perché può compromettere lo sviluppo neurologico con conseguenti deficit intellettivi, disturbi dell’attenzione, aumento dell’aggressività e riduzione della performance scolastica.

Anche per quanto riguarda il mercurio è l’esposizione in utero a forme metilate attraverso l’alimentazione materna la più pericolosa per il nascituro, potendo esercitare anche questo metallo come il piombo una azione neurotossica soprattutto nei confronti del cervello in via di sviluppo. Un importante lavoro scientifico del 2013 ha valutato (studiando la presenza di mercurio nei capelli delle donne europee in età fertile) che durante la vita fetale oltre 1.800.000 di feti siano ogni anno, specie nel Sud dell’Europa, esposti a livelli di mercurio notevolmente superiori a quelli che l’Organizzazione mondiale della sanità considera sicuri. Ciò comporta che ogni anno si perdano ben 600.000 punti di Quoziente Intellettivo nella popolazione infantile (Bellanger M, Pichery C, Aerts D, Berglund M, Castaño A, et al. Economic benefits of methylmercury exposure control in Europe: monetary value of neurotoxicity prevention. Environ Health. 2013 Jan 7;12:3. doi: 10.1186/1476-069X-12-3). Per quanto riguarda gli Stati Uniti è stato valutato che l’esposizione pre-natale a piombo e metilmercurio comporti nell’infanzia una serie di malattie quali: tumori, asma, deficit intellettivo, autismo, deficit di attenzione ed iperattività per un costo nel corso del 2008 complessivo di 76,6 miliardi di dollari (Trasande L, Liu Y Reducing the staggering costs of environmental disease in children, estimated at $76.6billion in 2008 Health Aff (Millwood). 2011 May;30(5):863-70. doi: 10.1377/hlthaff.2010.1239. Epub 2011 May 4)

Si fa inoltre notare che per ognuna delle sostanze normate i limiti previsti dal Decreto legislativo a suo tempo indicati come «cautelativi», oltre ad essere fortemente «datati» non tengono conto del fatto che in presenza di cancerogeni e/o interferenti endocrini non esiste, secondo la migliore letteratura scientifica, una soglia ammissibile, al di sotto della quale la sostanza possa esser considerata innocua.

 

R. V. G.