Si continua ancora ad eliminare le sostanze dannose per l’ozono

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Da 30 anni non riusciamo a liberarci totalmente dai gas che distruggono l’ozono. Gli sforzi per ridurre l’uso di sostanze chimiche che danneggiano lo strato di ozono in tutta l’Unione europea sono continuati nel 2017. I dati in un rapporto dell’Agenzia europea per l’ambiente

L’Unione europea avrebbe già raggiunto i suoi obiettivi sull’eliminazione graduale delle sostanze che riducono lo strato di ozono nell’ambito del protocollo di Montreal, secondo gli ultimi dati pubblicati dall’Agenzia europea per l’ambiente.

Le sostanze che riducono lo strato di ozono sono ampiamente utilizzate in refrigeranti, polimeri, prodotti farmaceutici e prodotti chimici agricoli. Il rapporto dell’Agenzia riporta i dati aggregati e aggiornati, comunicati dalle aziende europee che hanno l’obbligo di segnalare annualmente l’uso di tali sostanze, comprese le importazioni, esportazioni, produzione e distruzione.

Nel 2017 un numero maggiore di queste sostanze sono state distrutte o esportate rispetto a quelle prodotte o importate, situazione simile a quella del 2016.

L’importazione e la produzione di questi prodotti chimici coperti dal protocollo di Montreal per l’uso di materie prime nell’Ue sono aumentati dal 2016, sebbene le emissioni risultanti da tale uso siano diminuite. Questa riduzione delle emissioni suggerisce che sono stati apportati miglioramenti al controllo delle emissioni nell’industria. La produzione di nuove sostanze, non controllate dal protocollo di Montreal, è rimasta significativamente più elevata rispetto alla produzione di sostanze controllate. Tuttavia, queste nuove sostanze sono relativamente meno dannose per lo strato di ozono rispetto a quelle controllate.

Oltre a raggiungere già i suoi obiettivi in merito all’eliminazione graduale delle sostanze che riducono lo strato di ozono nell’ambito del protocollo di Montreal, l’Ue segnala anche usi esenti, essenziali e critici delle sostanze che riducono lo strato di ozono.

Ricordiamo che il Protocollo di Montreal è entrato in vigore nel 1989 con l’obiettivo di proteggere lo strato di ozono eliminando gradualmente la produzione di sostanze che lo riducono. Il protocollo copre oltre 200 singole sostanze con un alto potenziale di riduzione dell’ozono, tra cui clorofluorocarburi (CFC), halon, tetracloruro di carbonio (CTC), 1,1,1-tricloroetano (TCA), idroclorofluorocarburi (HCFC), idrobromofluorocarburi (HBFC), bromoclorometano (BCM) e metilbromuro (MB), tutti denominati «sostanze controllate».

Il Protocollo è stato modificato per regolare gli idrofluorocarburi (HFC) nell’ottobre 2016, quando sia i Paesi sviluppati sia quelli in via di sviluppo hanno assunto impegni obbligatori per ridurne la produzione e il consumo nei prossimi trent’anni. Gli idrofluorocarburi sono i gas utilizzati, sin dagli inizi degli anni 90, in alcune apparecchiature e applicazioni (come gli impianti di refrigerazione, di condizionamento d’aria e le pompe di calore) in sostituzione dei clorofluorocarburi e degli idroclorofluorocarburi.

All’interno dell’Ue, le sostanze che riducono lo strato di ozono sono coperte dal Regolamento (Ce) n. 1005/2009 (noto come regolamento Ods) che risulta più rigoroso delle norme del Protocollo di Montreal e comprende anche sostanze aggiuntive.

Per approfondimenti: leggi il report dell’Agenzia europea per l’ambiente Ozone-depleting substances 2018 

(Fonte Arpat, Testo di Maddalena Bavazzano)