Gargano, è bufera per la scelta del Direttore

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foto di V. Stano
Uno scorcio del Gargano

In un comunicato l’on. Marco Lion (rappresentate delle associazioni ambientaliste), il prof. Massimo Monteleone (rappresentante ministero dell’Ambiente) e il dott. Francesco Riga (rappresentante dell’Ispra), parlano di colpo di mano per la terna di candidati


Nonostante i Parchi nazionali siano in crisi, non abbiano sufficienti finanziamenti e necessitino di una legge di rifondazione, alla scadenza delle cariche direttive si scatena una corsa a volte scomposta, come pare stia accadendo per il Parco nazionale del Gargano, stando ad un comunicato ricevuto da parte dell’on. Marco Lion (rappresentate delle associazioni ambientaliste), del prof. Massimo Monteleone (rappresentante ministero dell’Ambiente) e del dott. Francesco Riga (rappresentante dell’Ispra). Ecco il testo.

«Con una forzatura senza precedenti e non tenendo conto di quanto previsto dalla normativa in materia e, in particolare, dallo stesso Statuto del Parco (art. 24), il Consiglio Direttivo del Parco Nazionale del Gargano ha individuato nelle persone di Carmela Strizzi, Lorenzo Gaudiano e Maria Villani i nominativi che costituisco la terna dei candidati a direttore del Parco.

I rappresentanti, rispettivamente, del ministero dell’Ambiente (Massimo Monteleone) dell’Ispra (Francesco Riga) e delle associazioni ambientaliste (Marco Lion) hanno annullato la loro scheda ritenendo viziate (nella forma e nella sostanza) le modalità procedurali che si sono adottate nell’individuazione della terna.

«In particolare:

– Con Deliberazione del Consiglio Direttivo n. 13 del 6 Aprile 2018 si avviava la procedura di selezione della terna. Allo scopo veniva nominata una Commissione esaminatrice formata da: Claudio Costanzucci, Massimo Monteleone e Pasquale Coccia a cui era demandata “la predisposizione di una griglia di valutazione dei soggetti partecipanti, finalizzata alla valutazione dei curricula vitae pervenuti” da sottoporre al Consiglio Direttivo per la decisione.

– La Commissione si è riunita due volte e nel corso delle riunioni non è stato tenuto conto della griglia di valutazione predisposta dal Consigliere Monteleone che prevedeva una serie di requisiti basati sulle competenze tecnico-amministrative dei canditati e che evidenziava, far le 42 candidature ricevute, 15 nominativi con spiccata capacità ed attitudini a ricoprire il ruolo di direttore del parco, fra i quali selezionare la terna.

– Fin dal primo incontro della Commissione, il Consigliere Coccia proponeva una terna composta da Strizzi, Villani e Gaudiano evidenziando un orientamento che prescindeva dai criteri proposti.

– Nel Consiglio svoltosi il giorno 27 Novembre 2018 non si raggiungeva un comune accordo sulla terna, rinviando i lavori alla riunione successiva.

– Nel Consiglio Direttivo svoltosi in data odierna, senza considerare la necessità di un esame approfondito dei candidatati e l’opportunità di maturare una decisione condivisa, si è imposta una procedura di voto che ha previsto di esprimere la preferenza su una terna secca.

– Questa decisione, che ha incontrato l’opposizione ferma e decisa dei Consiglieri Lion, Monteleone, Riga, contrasta palesemente norme e consuetudini consolidate in materia. Come di seguito specificato.

– Tale procedura è già in evidente contrasto con quanto previsto dallo Statuto del Parco del Gargano (Art. 24) riguardante la designazione dei 4 rappresentanti dei Comuni garganici in seno al Consiglio Direttivo dell’Ente Parco: “La designazione dei rappresentanti della Comunità del Parco avviene a maggioranza dei votanti e ciascun elettore non può votare più di tre nominativi”. Risulta pertanto evidente che la norma e la procedura individua nel “voto limitato” il meccanismo che avrebbe dovuto essere adottato anche in questo caso.

«Ribadiamo quindi quanto abbiamo voluto fosse riportato nel verbale del Consiglio odierno, ovvero:

«Quanto è accaduto oggi per l’individuazione della terna di candidati a direttore dell’Ente Parco nazionale del Gargano si configura come una forzatura inaccettabile delle procedure e, assieme, una manifestazione di dittatura della maggioranza che non trova riscontro nelle norme e nella prassi relative alle modalità di elezioni e/o di nomina negli organi sia elettivi che amministrativi.

«L’Italia è una Repubblica democratica che garantisce l’individuazione e il libero esprimersi delle maggioranze e delle minoranze.

«Nel caso di una decisione che porta alla elezione/nomina/selezione di più rappresentanti/membri/candidati di una assemblea elettiva/organismo/ruolo amministrativo, se, per detto ruolo, devono essere individuate più persone le procedure di selezione/voto prevedono sempre una modalità di scelta pluralista che garantisca, se presente, la rappresentanza della/delle minoranze.

«La previsione del voto limitato nei casi di elezione/nomina/individuazione di più persone è espressamente prevista nell’ordinamento, nei regolamenti e nella prassi del nostro Paese, perché è, nella fattispecie, la modalità che garantisce l’ineludibile rappresentanza delle minoranze. Anche se l’individuazione della terna di candidati a Direttore del Parco del Gargano non si configura come una rappresentanza politica essa sottende, comunque, la scelta tra candidati portatori di esperienze, competenze, conoscenze e sensibilità differenti e, di per se stesse, differentemente valutabili dal Consiglio Direttivo del Parco che è tenuto ad operare questa individuazione. Quindi è chiara la razio della norma che prevede l’individuazione di ben tre figure da sottoporre al Ministero dell’Ambiente: impedire l’eccesso di potere e evitare sia la dittatura della maggioranza che il pensiero unico.

«Esemplificativa di quest’indirizzo è appunto Cons. St., V, sent. n. 1378/02, cit., secondo cui “Con l’introduzione del sistema della votazione unica con voto limitato, nella specie a due componenti di un organo collegiale costituito da tre membri, la legge ha evidentemente inteso tutelare le potenzialità espressive di rappresentanza da parte della minoranza consiliare. Il meccanismo del “voto limitato”, caratterizzato dalla previsione secondo cui ciascun elettore può indicare un numero massimo di preferenze inferiore a quello dei posti da ricoprire, è del resto tradizionalmente preordinato alla realizzazione di una funzione di garanzia delle minoranze. Può dirsi dunque che il divario tra i numeri dei candidati eleggibili e dei posti da ricoprire individua anche la misura del tasso di rappresentatività delle minoranze (cfr. Cons. Stato, V, 31 gennaio 2001, n. 354)”

«Pertanto ci riserviamo di far valere le nostre argomentazioni e i nostri rilievi in tutte le sedi competenti, a cominciare dal ministero dell’Ambiente».