In Italia 92 nuove Zone speciali di conservazione

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foto V. Stano
Uno scorcio del Parco del Gargano

Avrebbero dovuto essere designate sette anni fa e la mancata designazione è stata la causa che ha portato l’Italia, nel 2015, a subire una procedura d’infrazione da parte della Commissione europea

Il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, ha istituito 92 nuove Zone speciali di conservazione (Zsc) e ha chiesto alla regione Campania di fornire la necessaria intesa formale per l’istituzione di 104 nuove Zsc. La Rete Natura 2000 prevede infatti l’istituzione di 410 Zsc in Italia, le Zsc che il ministero dell’Ambiente sta designando in questi mesi avrebbero dovuto essere designate sette anni fa e la mancata designazione è stata la causa che ha portato l’Italia, nel 2015, a subire una procedura d’infrazione da parte della Commissione europea.

Nel dettaglio, le 92 Zsc istituite dal ministro Costa sono 1 in Basilicata, con il lago di Rendina; 24 in Puglia, tra cui le isole Tremiti (area marina protetta), la Foresta Umbra (che si trova nel parco nazionale del Gargano), aree umide significative come le zone umide della Capitanata, diverse paludi e laghi costieri; 25 in Molise, tra cui importanti ambienti calanchivi e le foci del fiume Trigno e Biferno; 42 in Abruzzo, tra cui il lago di Scanno, le sorgenti del fiume Pescara e il monte Genzana nel parco nazionale d’Abruzzo, habitat molto importanti per la biodiversità come boschi ripariali, doline, gole, calanchi, parchi regionali come i Monti Simbruini, il monte Sirente e Velino, zone frequentate non di rado dall’orso marsicano e dal gatto selvatico.

Ad oggi in Italia sono stati individuati da parte delle regioni e all’interno dei 2.332 Siti di importanza comunitaria (Sic), 1.889 Zsc appartenenti a sedici Regioni e alle due Provincie Autonome e 612 Zone di protezione speciale (Zps), 335 delle quali sono siti di tipo C, ovvero Sic/Zsc coincidenti con Zona di protezione speciale (Zps).

Le Zsc, previste dalla Direttiva 92/43/CEE «Habitat», hanno come obiettivo la conservazione di habitat naturali o semi-naturali nonché la protezione delle specie di fauna e flora di interesse comunitario. E il principale strumento della politica dell’Unione europea per la conservazione della biodiversità è rappresentato da Natura 2000, una rete ecologica diffusa su tutto il territorio dell’Unione nella quale ci sono Sic, identificati dagli Stati Membri secondo quanto stabilito dalla Direttiva Habitat, che vengono successivamente designati quali Zsc e Zps, aree, queste ultime, che istituite ai sensi della Direttiva 2009/147/CE «Uccelli») prevedono la conservazione degli uccelli selvatici.

Le aree che compongono la rete Natura 2000 non sono riserve rigidamente protette dove le attività umane sono escluse; la Direttiva Habitat intende garantire infatti la protezione della natura tenendo anche «conto delle esigenze economiche, sociali e culturali, nonché delle particolarità regionali e locali». La Direttiva riconosce il valore di tutte quelle aree nelle quali la secolare presenza dell’uomo e delle sue attività tradizionali ha permesso il mantenimento di un equilibrio tra attività antropiche e natura. Alle aree agricole, per esempio, sono legate numerose specie animali e vegetali ormai rare e minacciate per la cui sopravvivenza è necessaria la prosecuzione e la valorizzazione delle attività tradizionali, come il pascolo o l’agricoltura non intensiva. Altro elemento innovativo della Direttiva è il riconoscimento dell’importanza di alcuni elementi del paesaggio che svolgono un ruolo di connessione per la flora e la fauna selvatiche.

In Italia, i Sic, le Zsc e le Zps coprono complessivamente circa il 19% del territorio terrestre nazionale e quasi il 4% di quello marino proteggendo complessivamente 131 habitat, 90 specie di flora e 112 specie di fauna (delle quali 22 mammiferi, 10 rettili, 16 anfibi, 26 pesci, 38 invertebrati).

E in Puglia l’assessore alla Pianificazione Territoriale, Alfonso Pisicchio, ha espresso soddisfazione per il decreto del ministero dell’Ambiente definendolo «un’istituzione che rafforza le politiche ambientali e paesaggistiche della nostra Regione e che colloca sempre più la Puglia tra i territori maggiormente ricchi e interessanti sotto il profilo naturalistico».

In definitiva un piccolo passo nella direzione giusta… una necessità per garantire il rispetto del nostro territorio, del nostro paesaggio e della vita racchiusa in esso rilanciando il turismo sostenibile e responsabile nelle nostre regioni.

Elsa Sciancalepore