Lo sviluppo sostenibile stimola le aree interne del Pollino

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Panorama di San Paolo Albanese

Le aree interne stanno vivendo una entusiasmante storia di recupero e di rilancio in molte realtà territoriali d’Italia. Sono al centro di vitali interessi culturali, sociali ed economici, tanto da diventare, in alcuni casi, importante riferimento per politiche di sviluppo sostenibile. La Strategia nazionale per le Aree interne nell’area sud della Basilicata

Nell’area meridionale della Basilicata, noi, come Associazione culturale «Voci dal Pollino», siamo rimasti ancora fermi al compito di portatori di interessi collettivi che aspirano a promuovere la partecipazione e la cittadinanza attiva. Non è facile, però, per il cittadino, in quest’area, avere la possibilità ed essere messo nelle condizioni di conoscere, di sapere e di essere autore e protagonista del destino proprio e di quello della comunità della quale fa parte. E una comunità, nella quale i suoi appartenenti non partecipano attivamente alla costruzione di un progetto e di un percorso comune, non può aver vita, non può aver futuro.

Per essere cittadini, anziché semplici abitanti, l’Associazione culturale «Voci dal Pollino», fin dalla sua costituzione, quattro anni fa, si è impegnata ad elaborare un’idea di sviluppo del nostro territorio e a sottoporre all’attenzione pubblica locale una agenda di interventi per la Strategia d’area. Il processo di costruzione, in corso da alcuni anni, della Strategia per lo sviluppo locale dell’area interna del Mercure-Sinni-Serrapotamo-Sarmento, è stata l’opportunità che l’Associazione culturale «Voci dal Pollino» ha ritenuto di poter cogliere per partecipare attivamente e per proporre la propria collaborazione con tutte le istituzioni nel definire progetti e obiettivi di valorizzazione della identità economica, sociale, culturale e territoriale, di difesa del capitale umano e sociale esistente e di promozione del valore aggiunto dell’area, che è Parco Nazionale.

Partendo dai propri associati, è stato messo in cantiere, a tale scopo, un lavoro culturale «verso la coscienza di luogo»; un lavoro culturale inteso come «infrastruttura primaria» e fatto di «visione» del territorio e della comunità locale, di impostazione e di metodo, di riflessione e di approfondimento delle diverse esperienze già maturate in Italia con la Strategia nazionale per le Aree interne.

La Strategia nazionale per le Aree Interne era la «sintesi migliore» che, secondo i fini statutari e gli impegni assunti, l’Associazione «Voci dal Pollino» poteva, voleva e doveva fare per occuparsi, come stakeholder, degli interessi collettivi del territorio e della Comunità.

Con il passare del tempo, la ricerca della «sintesi migliore» è diventata, però, invece che una prospettiva, una vera «sconfitta».

Non ci resta che continuare a svolgere un’attività di animazione culturale, che aiuti i singoli e la comunità intera ad avvertire il dovere e la responsabilità di rendersi protagonisti e di acquisire consapevolezza delle scelte che si vanno assumendo in loro nome. Continuare a parlare delle cose che ci riguardano, che ci toccano da vicino; continuare a raccontare fatti, far emergere situazioni, far sentire che la Comunità è viva, ha verità da dire, domande da fare, risposte da pretendere, ha la volontà di sperimentare nuovi modi di guardare al futuro dell’area più ricca di risorse e più fragile di forze, di strumenti e di mezzi per valere, dell’intera Basilicata.

I problemi che ci riguardano sono, per loro natura, non solo economici e sociali, ma anche culturali e politici. Sono l’incessante, inarrestabile spopolamento, l’abbandono e la mancanza di difesa e di cura del territorio e della comunità, in bilico, al limite del non ritorno.

Qual è, infatti, il futuro di paesi come San Paolo Albanese?

L’area interna, cui continuiamo a credere e per la quale ci impegniamo quotidianamente, è quella che, nell’ambito del Parco nazionale del Pollino, si appresta ad affrontare la sfida, innanzitutto, dell’innovazione sociale e culturale, ispirata a una «visione» territoriale integrata e ad una programmazione e una gestione delle risorse naturali e culturali compatibile con le risorse stesse, prime fra tutte quelle umane. Non servono distribuzioni di risorse pubbliche fini a se stesse.

Pensiamo all’area interna dei borghi in abbandono, ormai vuoti, «da riabitare», di cui parla Vito Teti, dove «Restare significa mantenere il sentimento dei luoghi e camminare per costruire qui ed ora un mondo nuovo, anche a partire dalle rovine del vecchio».

In un documento, «Il grido delle aree interne», curato dal Coordinatore scientifico del team di supporto alla Strategia nazionale Aree Interne, pubblicato il 5 febbraio 2019 sul blog: «www.dislivelli.eu», viene descritto lo stato d’avanzamento dei lavori della Strategia nazionale per le Aree Interne e della politica pubblica, lanciata da Fabrizio Barca nel 2013 per ridare centralità alle aree interne.

Tale politica prova a far leva, al momento, sulle 48 aree «pilota», sulle quali la Strategia nazionale per le Aree Interne ha operato fino ad ora. Nel documento si precisa anche che «Fino ad oggi sono 34 le aree che sono arrivate ad esprimere in maniera strutturata le proprie intenzioni di cambiamento attraverso la redazione di un documento di Strategia, e altre 14 sono in procinto di farlo. Altre 14 sono quelle che hanno concluso il proprio iter e che sono entrate in fase di attuazione».

L’area interna del Mercure-Sinni-Serrapotamo-Sarmento, purtroppo, non è né tra le 14 in fase di attuazione, né tra le 34 arrivate ad un documento di Strategia.

Dai Monti Dauni, un Sindaco dei Comuni di quell’area interna, fa sapere sul blog «www.melascrivo.it», qualche settimana fa, che «deve scoccare l’ora della partecipazione. Quella vera, reale. Solo così ci si può salvare. Il futuro dei Piccoli Comuni non può essere una questione da addetti ai lavori».

Ne siamo convinti anche noi dell’Associazione «Voci dal Pollino» e siamo pronti a promuovere dal «basso», insieme a tutti coloro che vorranno collaborare, una proposta di casi concreti, fatti, cioè, di luoghi, di persone, di esperienze, di buone pratiche, sui quali si può veramente innestare un processo di sviluppo locale sostenibile.

Annibale Formica