Contro la povertà non servono Soloni

586
Muhammad Yanus
Muhammad Yanus, professore di Economia e ideatore della Banca dei poveri, nel 2006 Nobel per la Pace per aver ideato un sistema di microcredito

No all’ideologa globalista. Non è moralmente giusto che 800 milioni di occidentali dispongano dell’83% del reddito mondiale, mentre l’82% della popolazione mondiale, più o meno cinque miliardi di persone, si spartisce il restante 17%. Sono dati Onu per lo sviluppo del 1997 e, dopo 21 anni, la situazione è pressoché identica

«Impiegare brillanti professionisti non necessariamente si traduce in politiche e programmi che aiutano la gente, in particolare che aiutano i poveri. Può accadere che i grandi cervelli si mantengano al livello della stratosfera, senza avere percezione della vita che si svolge sulla terra. La Banca mondiale dovrebbe raggiungere persone che capiscono i poveri e il tipo di vita che conducono. Se così fosse diventerebbe un’istituzione molto più utile, anche senza disporre dei tecnici migliori provenienti dalle più illustri accademie del mondo.[…] Inoltre, se l’obiettivo primario della Banca mondiale è quello di combattere la povertà del mondo, sarebbe meglio che la Banca avesse sede dove regna la miseria, a Dhaka per esempio, cuore della povertà e delle sofferenze umane. Una volta che la Banca si fosse trasferita a Dhaka, che non è certo il posto ideale dove far crescere i figli o condurre una brillante vita sociale, molti dei cinquemila impiegati rifiuterebbero di andarci, mentre altri andrebbero volontariamente in pensione o cambierebbero lavoro. Ne seguirebbe un duplice vantaggio: liberarsi in modo indolore di quelli a cui non importa nulla dei poveri e poterli sostituire con altri che hanno davvero a cuore il problema. Sarebbe così possibile ridurre drasticamente le spese assumendo personale il cui stile di vita non richiede stipendi elevati. A Dhaka la vita è molto meno cara che a Washington» (cfr. M. Yanus, Il banchiere dei poveri, Feltrinelli, Milano, 1998, pp. 24, 29).

Queste sono parole di Muhammad Yanus, professore di economia e ideatore della Banca dei poveri, nel 2006 Nobel per la Pace per aver ideato un sistema di microcredito per quelle persone, soprattutto donne, dei Paesi più poveri del mondo a cui il sistema creditizio «tradizionale» negava il credito. E queste parole sono la risposta del professore bengalese ai rappresentanti della Banca mondiale, la quale gli aveva chiesto di rendere pubbliche le ragioni dei suoi continui rifiuti ad accettare i prestiti della Banca stessa.

Sono parole forti, chiare e nette che non lasciano adito a dubbi o a dubbie interpretazioni: chi vuole veramente debellare la povertà nel mondo non sta seduto dietro una scrivania in giacca, cravatta, gemelli al polso e stipendi milionari perché la povertà non si elimina grazia ai grandi Soloni universitari e le loro teorie, la povertà si elimina eliminando per prima cosa la burocrazia e tutto il sistema che gravita e si ingrassa dietro al concetto di povertà.

Non servono grandi organizzazioni internazionali create ad hoc per combattere la povertà, bastano quelle esistenti, Onu in testa, ci vuole un cambio di mentalità da parte dell’Occidente, quindi di noi tutti, affinché tutti capiamo che non è moralmente giusto che 800 milioni di occidentali dispongano dell’83% del reddito mondiale, mentre l’82% della popolazione mondiale, più o meno cinque miliardi di persone, si spartisce il restante 17%. Sono dati questi del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo del 1997 e, dopo 21 anni, la situazione è pressoché identica.

Questi sono gli ostacoli che bisogna superare se veramente si vuole costruire un mondo senza povertà e più giusto ed equo per tutti. Ma purtroppo la realtà ci restituisce una diversa cronaca dei fatti: l’uomo occidentale, forte della sua razionalità tecnocratica ed economica, ha imposto una visione della vita a cui tutti oggi siamo legati, un credo che tutti professiamo, quello del mito della crescita.

Crescere e produrre sempre di più, ma crescere in rapporto a cosa? E produrre per quale fine? Ecco la domanda che oggi non ci poniamo: ha senso crescere solo per crescere? E crescere fino a che punto? Non è dato sapersi, quel che si sa è solo che bisogna produrre e crescere in modo che l’economia registri solo segni positivi. Il nuovo (e vecchio) dio dell’uomo occidentale, l’economia, la crescita e il guadagno, altro non ci chiede: produrre all’infinito affinché il sistema vada avanti, magari mantenendo nella povertà quasi cinque miliardi di disperati.

La povertà, anche nei nostri piccoli centri, si combatte con molto meno: basta ridurre gli sprechi ed eliminare inutili mostri mangiasoldi che l’ideologia globalista ha creato e che ci costringe a foraggiare continuamente.

 

Nicola Alfano