Quelle cavità sotterranee scomparse sotto le città

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cavità sotterranee

L’evento, organizzato dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), dal Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa), dalla Società geografica italiana (Sgi) e dalla Società italiana di geologia ambientale (Sigea), ha affrontato il tema dei numerosi vuoti sotterranei ancora presenti al di sotto delle città italiane

Il sottosuolo delle grandi città è una ricchezza ma anche un aspetto problematico da gestire e da non sottovalutare. Le cavità antropogeniche caratterizzano il tessuto urbano di molti capoluoghi di provincia italiani e di molti piccoli e medi centri.

Cavità e ipogei dimenticati che possono dar luogo a cedimenti e al formarsi di voragini che assumono importanza e frequenza sempre maggiore nelle città.

Di questo si è parlato nella terza giornata di Geologia e Storia: Cavità sotterranee nascoste o scomparse sotto il tessuto urbano, giornata che rientra nel ciclo di «Giornate di studio di Geologia e Storia», appuntamenti organizzati per fare il punto sull’attuale stato delle conoscenze riguardo l’importanza delle fonti storiche e cartografiche per lo studio dei fenomeni geologici e degli eventi catastrofici naturali.

L’evento, organizzato dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), dal Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa), dalla Società geografica italiana (Sgi) e dalla Società italiana di geologia ambientale (Sigea), ha affrontato il tema dei numerosi vuoti sotterranei ancora presenti al di sotto delle città italiane. Le cavità sotterranee dimenticate sotto il tessuto urbano sono molte, caratterizzate a volte da grande estensione e appartenenti a differenti tipologie: catacombe, cunicoli idraulici, ipogei di vario titolo, cave per estrazione di materiali da costruzione. Molti ipogei, un tempo noti, sono stati cercati per secoli e mai più ritrovati perché ormai coperti dalle strutture urbane.

Volendo dare alcuni dati relativamente alle voragini apertesi in città, anche il 2019 ha visto questo fenomeno ripetersi per un numero elevato di volte. Roma, il cui record di eventi si è registrato nel 2018 con 175 voragini, si conferma una città particolarmente interessata dal fenomeno con 100 voragini nel 2019 rispetto alle 20 registrate a Napoli.

Interessate dal fenomeno le città della Sicilia e Cagliari. I sinkhole antropogenici, questo il termine tecnico delle voragini, iniziano tuttavia a manifestarsi anche nelle città del nord dove fino a qualche anno fa non si registravano eventi.

Negli ultimi dieci anni dal 2009 al 2019, ad esclusione di Roma con 923 casi, Napoli con 196 e Cagliari con 112, in Abruzzo si sono registrate 42 voragini, 16 in Basilicata, in Calabria 65, in Campania 44, in Emilia Romagna 46, in Friuli Venezia Giulia 23, nel Lazio 44, in Liguria 36, in Lombardia 81, nelle Marche 27, in Molise 13, in Piemonte 43, 58 in Puglia, 29 in Sardegna, in Sicilia 175, 29 in Toscana, 31 in Umbria, 47 in Veneto.

Una Giornata di studio sulle cavità sotterranee che ha rappresentato l’occasione per confrontarsi con il mondo scientifico e soffermarsi sull’importanza della multidisciplinarità delle ricerche nonché sull’importanza della ricerca storica e cartografica da affiancare a quella geologica al fine di individuare aree sotterranee dimenticate, fonti di potenziale pericolo di crollo e sprofondamento ma che, rivestendo un interesse culturale, storico/religioso, paesaggistico/turistico rappresentano un elevato potenziale da tutelare e valorizzare.

Elsa Sciancalepore