Le trappole del clima… e come evitarle

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Un prezioso lavoro di Gianni Silvestrini e G. B. Zorzoli. Un’analisi accurata, dettagliata e puntuale della storia uomo-ambiente. I danni e le politiche, le misure da adottare

Cop Silvestrini 89L’ultimo libro di Gianni Silvestrini e G. B. Zorzoli, «Le trappole del clima. E come evitarle» (Edizioni Ambiente) è una vera e propria cassetta degli attrezzi per orientarsi nel mare magnum dell’informazione sui cambiamenti climatici e sugli eventi di questa emergenza globale ed epocale.

«La crisi cui ci troviamo di fronte, ormai in evidente accelerazione, non è solo ambientale, ma anche sociale ed economica, provocata da un modello di sviluppo distorto che sta mettendo a rischio i limiti di sicurezza per la sopravvivenza della società umana». È scritto nel risvolto di copertina per presentare il libro. Silvestrini e Zorzoli passano in rassegna gli aspetti fondamentali della crisi climatica analizzando le cause, gli interventi umani e il progresso delle problematiche.

Dalla deplezione nello strato di ozono stratosferico all’invasione della plastica e fino alla crisi climatica.

Chiunque voglia affrontare queste tematiche trova qui una ricostruzione ed un’analisi aggiornata puntuali.

Ma gli Autori non si limitano a questo. Con acutezza esaminano gli spostamenti del mondo economico e suggeriscono la via di uscita. Sopra tutto emerge la soluzione: puntare ad un cambiamento reale degli stili di vita.

«La green economy richiede una trasformazione anche sociale, che investe processi produttivi, prodotti, politiche regolative, stili di vita, uso del territorio (smart cities e smart land). Non può quindi essere pensata come un nuovo settore economico, che si affianca a quelli esistenti, bensì come la trasformazione evolutiva dell’economia tradizionale, energivora e poco rispettosa dell’ambiente, in un’economia responsabile e ambientalmente compatibile».

Si è consci che la partita si gioca nel mondo economico e nella sua evoluzione. Non sfuggono i «cambiamenti» di grosse compagnie come Shell e Total, i meccanismi della crescita e del potere dell’economia sono ben noti, per questo gli Autori vanno dritti al problema: «Il mantra della crescita potrebbe essere contrastato da una rivoluzione culturale, realizzabile solo se accompagnata da un percorso parallelo in direzione di una green society, dove diversa è la cultura dominante, diversi sono, appunto, gli stili di vita e i valori condivisi. Una definizione che include tre parole – stili di vita – di particolare rilevanza in una visione che proponga uno sviluppo alternativo non solo in economia».

La strada è però lunga e tutta in salita. I problemi idrici, le migrazioni, l’avanzare dei cambiamenti climatici. E questi ultimi sono proprio la leva che aggrava tutti i problemi, con i fenomeni estremi incidono direttamente sull’economia, aumentando le diseguaglianze e alimentando le crisi. Da qui la necessità che «il New Global Deal deve proporre ovunque modelli di sviluppo che saltino a piè pari proprio quello che ha reso l’Occidente responsabile della maggior parte delle emissioni climalteranti: utilizzo, dove possibile, di fonti rinnovabili, tendenzialmente decentrate, senza però escludere grandi impianti; gestione ambientalmente razionale e sobria delle risorse, in buona misura ottenibile passando dal possesso dei beni all’accesso a servizi che li impiegano in modo più efficiente; forme di utilizzo di beni condivisi».

E poi c’è la disomogeneità dei continenti. Una cosa è il comportamento degli Stati africani altra quello dell’Asia. E non solo, la decarbonizzazione è da sempre azione e strumento politico.

In agguato c’è l’ambiguità della parola sviluppo. Su questo Silvestrini e Zorzoli dedicano un intero capitolo. Convenendo che «Per un modello alternativo di sviluppo, si rende indispensabile un consenso mondiale che porti a un’“ecologia economica”, volta a promuovere un’agricoltura sostenibile e diversificata, forme rinnovabili e poco inquinanti di energia, a incentivare una maggiore efficienza energetica, a garantire una gestione più adeguata delle risorse forestali e marine, ad assicurare a tutti l’accesso all’acqua potabile. Analogamente va modificato l’odierno sistema industriale, che non ha sviluppato la capacità di assorbire e riutilizzare rifiuti e scorie».

Interessante e puntuale la ricostruzione «storica» di questa terminologia e lo stato di avanzamento» del concetto di Pil che va superato rispetto all’attuale.

Ma in agguato sono i nemici dell’innovazione, in pratica il fronte del fossile con importanti governi che remano contro: dagli Usa all’Arabia Saudita, dalla Russia al Brasile. Ma sta di fatto che la crisi avanza ed è sempre più difficile contenerla e negare lo zampino dell’uomo. Da qui il forte fermento che c’è nel mondo economico e nelle politiche concrete.

E si torna infine a parlare degli stili di vita che rimane il nodo irrisolto e il cuore del problema. La confusione creata da negazionisti, cattiva stampa, forze petrolifere ha ottenuto il rallentamento pericoloso di iniziative creando una divisione fra obiettivi ambientali e obiettivi sociali. «Ribadiamo di nuovo questo aspetto fondamentale per ottenere ascolto e consenso sufficientemente ampi, perché tra gli ambientalisti è ancora dominante la propensione a impegnarsi prevalentemente sulle misure richieste per contrastare la crisi climatica. Un’omissione che a nostro avviso, in larga misura dipende dal fatto che finora non si è discusso in modo adeguato dei significativi cambiamenti da apportare all’attuale modello economico e troppo spesso si è addirittura evitato di parlarne».

E si vede nella continua contrapposizione fra crescita e sviluppo il nodo principale da sciogliere. Gli Autori snocciolano i problemi attuali indotti dalla crisi climatica che non sono più ipotesi ma tristi realtà e avvertono: «Se si insiste a considerare la crescita economica come obiettivo primario, con cui vanno rese compatibili le politiche per contrastarlo, la riduzione delle emissioni climalteranti rischia di non essere abbastanza tempestiva e la crescita della temperatura globale continuerà inesorabilmente ad accelerare. Si è passati da una media di 0,007°C all’anno tra il 1900 e il 1950 a 0,025°C tra il 1998 e il 2016».

E la crisi climatica, se non arginata, creerà ancora differenze sociali con l’avanzare delle teorie totalitarie e nazionaliste come sta già avvenendo in molte nazioni anche se «Non siamo ancora all’autoritarismo tout court, ma a favorire queste tendenze è il disinteresse, la chiusura verso l’esterno di troppe persone, nelle quali prevalgono l’indifferenza, la rassegnazione, la propensione a delegare a terzi la soluzione delle sempre maggiori complicazioni nella vita quotidiana. Tendenza destinata a rafforzarsi in un mondo dominato dal caos dovuto alla crisi climatica, dove la crescente disuguaglianza nella distribuzione delle risorse minaccerà seriamente il benessere, la salute, la sicurezza alimentare, la stessa incolumità personale di una moltitudine di persone».

Per superare le trappole e le difficoltà bisogna guardare con fiducia e puntare alla green society perché, concludono gli Autori, «la Storia ci dice che è possibile. La Storia è ricca di situazioni in cui si è determinata una frattura tra gli individui e l’ordine vigente, che nasce da un disagio diffuso e da speranze che accomunano un numero sufficiente di persone, spingendole a ricercare una nuova solidarietà. Le speranze non sono mai soltanto razionali, si nutrono anche di sogni: si deve anche riprendere a sognare. Sì, a sognare, come suggerisce Papa Francesco: “se non siamo capaci di sogno non riusciamo a creare vita, a costruire il nuovo e l’insperato”. “Un vincitore è semplicemente un sognatore che non si è arreso”. Lo ripeteva sempre Nelson Mandela. Senza “I have a dream”, la lotta per i diritti degli afroamericani avrebbe avuto lo stesso impeto?».

Gli Autori

Gianni Silvestrini. Ha svolto attività di ricerca presso il Cnr e il Politecnico Milano, dove è responsabile del Master Ridef.

È stato direttore generale del Ministero dell’ambiente e consigliere al Ministero dello sviluppo economico. È presidente della società Exalto Energy&Innovation e direttore scientifico del Kyoto Club e della rivista e portale QualEnergia.

Ha abbinato le attività di ricerca, insegnamento, divulgazione e impegno associativo, cercando sempre di individuare le novità in grado di accelerare la trasformazione ambientale del paese.

Con Edizioni Ambiente ha pubblicato nel 2010 La corsa della green economy con Antonio Cianciullo e nel 2016 2 °C. Innovazioni radicali per vincere la sfida del clima e trasformare l’economia.

Twitter @GiaSilvestrini

G.B. Zorzoli. Già docente al Politecnico di Milano, direttore tecnico del Cise e membro dei CdA di Enea ed Enel, insegna al Master Efer dell’Università La Sapienza di Roma e al Master Ridef del Politecnico di Milano. È presidente del Coordinamento Free (Fonti

Rinnovabili ed Efficienza Energetica), membro del CdA dell’Associazione italiana economisti dell’energia, e del Consiglio nazionale degli Stati generali della green economy. Membro dei comitati scientifici delle riviste Energia, QualEnergia, La Termotecnica, Rinnovabili.it, Economics and Policy of Energy and the Environment, ha pubblicato numerosi saggi, articoli e libri su temi energetico-ambientali. Tra questi: Il dilemma energetico (1975), Proposte per il futuro (1976), Il pianeta in bilico (1988), Il sistema elettrico e le nuove sfide tecnologiche (1997), Un mondo in riserva (2006), Elettricità dal sole (2010), I due volti del mercato elettrico (2012), Quale mercato elettrico? (2017).

I. L.