Una via di fuga per il panda rosso

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Panda rosso

Ventidue acri di foresta e 20mila alberi per il panda rosso: posto il primo tratto del corridoio verso l’India. La specie è in forte pericolo per la riduzione dell’habitat

Panda rosso 1Ventidue acri, quasi nove ettari di terreno acquistati e sottratti alla conversione agricola, distretto dell’Ilam: è posto il primo tratto di un corridoio naturale di 32 ettari che dovrà unire alcune zone protette del Nepal all’India, con lo scopo di rompere l’assedio in cui si trovano gli ultimi panda rossi, ormai circondati dalle attività umane e impossibilitati a spostarsi.
Anche in tempo di pandemia e con perdite economiche che rendono incerto il futuro, il Parco natura viva di Bussolengo non interrompe il proprio sostegno al Red Panda Network e segna un doppio risultato per la conservazione di questa specie, che sopravvive in Asia con gli ultimi 2.500 esemplari: poco più a nord del corridoio forestale, è stato allestito un vivaio che produrrà 20mila tra piante e alberi autoctoni utili a ripristinare l’habitat degradato, offrire un’occupazione alla popolazione locale e ricostituire una casa per i panda rossi.
«Si tratta di un mammifero arboricolo — spiega Cesare Avesani Zaborra, direttore scientifico del Parco Natura Viva — che non può vivere senza la propria foresta. Le ragioni del declino del 50% di questi esemplari sono da cercare proprio nella deforestazione che solo nel 2018, ha strappato al Nepal 1.670 ettari di habitat (fonte Global Forest Watch), condannando i panda rossi a vivere in territori sempre più circoscritti e isolati». E se la specie è già minacciata di estinzione secondo Iucn, questa situazione si prefigura come la vera e propria anticamera della scomparsa.

«A causa della frammentazione — continua Avesani Zaborra — non solo le popolazioni diventano soggette a impoverimento della diversità genetica, ma diventa pericoloso per gli esemplari esporsi ad altre minacce quando sono costretti ad attraversare aree degradate alla ricerca di cibo».

Quello che per gli zoologi è l’Ailurus fulgens infatti è l’ultimo rappresentante della propria famiglia, non ha legami di parentela con il panda gigante e vive di una dieta costituita per il 98% da bambù.

«Una pianta dal ciclo vitale molto lento, che non si ricostituisce facilmente in ambienti deteriorati ma che significa la vita, per questa specie», conclude Avesani Zaborra. Finché l’allevamento di bestiame, le malattie portate dagli animali domestici, il bracconaggio, il commercio illegale e i cambiamenti climatici gli permetteranno di avere ancora una casa.
Nel frattempo al Parco natura viva, il bambù è assicurato per Maituk e Nyi-Ma, i due maschi di panda rosso che attendono l’arrivo di due nuove compagne.

 

(Fonte Parco natura viva)