Il paesaggio, volano per lo sviluppo di una società diversa

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Durante i lavori di un evento organizzato on line, è stato evidenziato il concetto dinamico del paesaggio e la capacità della geologia di riconoscere l’evoluzione del paesaggio a partire dai caratteri geomorfologici del territorio

«La parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni», la «componente essenziale del contesto di vita delle popolazioni, espressione della diversità del loro comune patrimonio culturale e naturale, nonché fondamento della loro identità», è questa la considerazione del paesaggio secondo la Convenzione europea del paesaggio, una Convenzione che per prima ha attribuito una definizione univoca e condivisa nelle politiche di attuazione della sostenibilità ambientale al termine «Paesaggio».

E di paesaggio si è parlato durante l’evento: «Il paesaggio come volano per lo sviluppo di una società diversa», evento che, organizzato dalla Società italiana di geologia ambientale (Sigea), dall’Istituto nazionale di BioArchitettura, dalla Biblioteca archivio Emilio Sereni, dalla Scuola di paesaggio Emilio Sereni, co-organizzato dall’Ordine regionale geologi Sicilia e dall’Ordine degli architetti pianificatori, paesaggisti e conservatori della provincia di Pistoia e con la partecipazione delle Università italiane, dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) e associazioni nazionali del settore, ha voluto affrontare questo tema a 20 anni dalla Convenzione europea.

Un termine, il «Paesaggio», che definisce una parte di territorio che viene riconosciuta e «percepita» dalle popolazioni che abitano tale luogo. Un riconoscersi delle popolazioni in un territorio che è strettamente legato alle forme spaziali e temporali che la popolazione stessa percepisce nel luogo, permettendole di disegnare e dare forma al territorio; un paesaggio che risulta legato a fattori naturali e a fattori culturali e antropici e che non è definito solo dall’ambiente ma soprattutto dalle trasformazioni che le popolazioni riversano sui loro territori, per determinare un connubio che ci permette di osservare «quel paesaggio» e riconoscerlo come tale.

Durante i lavori è stato evidenziati il concetto dinamico del paesaggio e la capacità della geologia di riconoscere l’evoluzione del paesaggio a partire dai caratteri geomorfologici del territorio.

Gli elementi innovativi della Convenzione europea del paesaggio hanno trovato applicazione in Italia con il Codice dei beni culturali e del paesaggio (D. Lgs. 42/2004) e con i successivi Piani paesaggistici regionali che hanno visto, ad esempio in Puglia, la partecipazione attiva del mondo delle professioni nell’ambito del percorso di accompagnamento e formazione sul Piano paesaggistico territoriale regionale (Pptr) voluto dalla regione.

Tra i decreti attuativi il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (Dpcm) 12 dicembre 2005 che introduce l’obbligo della «relazione paesaggistica» per gli interventi nel territorio, un documento per le valutazioni da parte delle Commissioni locali per il Paesaggio che «sono composte da soggetti di particolare, pluriennale e qualificata esperienza nella tutela del paesaggio».

Salvatore Valletta, presidente dell’Ordine dei geologi della Puglia presente ai lavori, a tal proposito ha sottolineato come in Puglia questa necessità sia stata mortificata con la Legge regionale n. 28 del 26 ottobre 2016, la quale ha imposto l’obbligo nelle Commissioni di una «figura professionale priva di titolo universitario» e questo a discapito di figure tecniche qualificate allo scopo e facendo di fatto venir meno la funzione interdisciplinare delle Commissioni per il paesaggio con serie difficoltà nell’esprimere pareri esaustivi, situazione questa sollevata anche dall’Ufficio legislativo del ministero per i Beni e le attività culturali e per il turismo con nota invita alla regione Puglia a dicembre del 2016.

Lo stesso ha anche evidenziato l’importanza della figura professionale del geologo nei «progetti di paesaggio» come nel caso delle attività estrattive che prevedono una progettazione con relativo recupero per lotti di coltivazione e questo andando ad evitare quanto accaduto in passato con ampie ferite aperte sul territorio e ha ribadito la necessità di superare le criticità in regione Puglia, si è fatto cenno ad esempio alle forme fisiche del paesaggio come le doline che seppur particolarmente diffuse nella nostra regione vedono secondo l’attuale Pptr una tutela solo nel caso vengano perimetrate come «geositi», criticità da valicare con il coinvolgimento attivo di tutta la categoria.

Michele Orifici, Vice presidente nazionale della Sigea, intervenendo ai lavori, ha dichiarato come «a breve verrà pubblicato un libro/dossier sui paesaggi di pietra italiani. L’impegno della Sigea a tutela del paesaggio è sempre stato costante. In Italia i Piani paesaggistici non sono operativi in tutti i Comuni. Dobbiamo parlare sempre di più dei paesaggi. Per tutelare il paesaggio sono fondamentali anche nuove forme di promozione. L’operazione della fiction di Montalbano dai romanzi di Camilleri è stata la migliore che si potesse fare sui paesaggi della Sicilia».

Un appuntamento che ha permesso di parlare di paesaggio, di dare importanza alla biodiversità nei confronti della sostenibilità, una biodiversità, che assieme alla varietà dei paesaggi, concorre nello scambio di informazioni tra popolazioni e nella modifica della percezione dei luoghi, incidendo sulle scelte fino a orientare i comportamenti degli individui e delle comunità.

Perché se sono meno noti i contributi della biodiversità alla formazione dei paesaggi e, viceversa, l’importanza dei caratteri del paesaggio per la conservazione della biodiversità e delle risorse in generale è necessario comprendere come i legami tra i diversi livelli di biodiversità e il paesaggio siano cruciali al fine di impostare una modalità di governo del territorio finalizzata ad una sostenibilità ambientale, economica e sociale, fondata sulle risorse reali che paesaggi di qualità possono conservare e riprodurre.

 

Elsa Sciancalepore