Xylella, ennesima strage predatoria

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olio oliva ulivo

Questa volta è toccato a Polignano. Dopo il blitz dell’olivo di c.da Termetrio a Cisternino. Una strage che si compie ormai da quasi otto anni e che lentamente si estende a tutto il territorio pugliese

L’ennesima strage di innocenti si va compiendo. Come sempre, furtivamente, lontana dagli occhi della pubblica e spesso bigotta morale. Una strage che si compie ormai da quasi otto anni e che lentamente si estende a tutto il territorio pugliese.

Un olivo positivo a Xylella, in agro di Polignano quanto mai sano, senza il benché minimo sintomo di disseccamento, è stato abbattuto insieme ad alberi di mandorlo, ciliegio e olivo, altrettanto sani, nel raggio dei 50 metri dalla pianta presunta infetta.

Un episodio che si è consumato tanto in fretta e furtivamente che ci ricorda il blitz dell’olivo di c.da Termetrio a Cisternino colpito a morte di notte sotto la fitta pioggia, in pieno e gelido inverno, come fanno i ladri, i mafiosi. Ma ci ricorda anche tanto l’olivo di Monopoli fortunatamente messo sotto sequestro dalla Procura di Bari poi risultato addirittura non infetto. Scampato alla ferocia impersonale, deresponsabilizzato di un atto burocratico: la banalità del male.

Siamo ancora una volta al più bieco e criminale riduzionismo scientifico. Ancora una volta l’unica cosa che avanza sono le indagini molecolari (non certo il complesso della malattia del Salento), condotte in maniera antiscientifica e i costi pubblici per sostenerle, con metodi lontani da una qualsiasi sembianza epidemiologica. E mano a mano che i campionamenti avanzano, avanza anche la narrazione del batterio e con esso la predazione e i conflitti di interesse.

Del resto di questi tempi sembra una tendenza pseudo scientifica tanto apprezzata dalla politica volta agli interessi trasversali di lobby di ogni genere: da quelle dei brevetti a quelle delle analisi molecolari che tengono in piedi enti che di tutto si occupano tranne che di ricerca e soprattutto di cura. Enti che grazie alle emergenze e a licenze ad hoc rimettono in attivo bilanci con buchi da decine di milioni di euro. Dinamiche a cui assistiamo ormai da tempo e nei più svariati ambiti della vita politico amministrativa di questa «povera patria schiacciata dagli abusi del potere».

A Polignano in poche ore e lontano dagli occhi indiscreti dei soliti «ambientalisti negazionisti complottisti» è andato in fumo circa un ettaro di ricca e prospera biodiversità per lasciare spazio al deserto e alla distruzione, contro ogni evidenza scientifica, contro ogni logica. L’unica logica che si scorge dietro questa follia criminale è quella del sistema delle agromafie internazionali intente a depredare terra per obiettivi speculativi. Lo chiamano landgrabbing, nel senso di accaparramento predatorio e speculativo delle terre a buon mercato e a danno non solo dei proprietari ma dell’intero territorio.

Quelle dello sterminio biocida di Polignano erano piante sane che una mentalità tanto banale, quanto impersonale, vorrebbe sostituire (questa è la propaganda per le allodole, sic!), con nuovi impianti olivicoli super-intensivi di Leccino e Favolosa che si convertono in brevetti, denaro, per pochi e senza nessun ritorno effettivo per l’olivicoltura italiana sempre più piegata a logiche perverse. E questo grazie a finanziamenti (sulla carta!), che lo stesso ministero dell’Ambiente definisce Sad, «sussidi ambientalmente dannosi», poiché incentivano «un reimpianto con piante tolleranti al batterio che favorisce una riduzione di diversità di specie esponendo le stesse a nuove epidemie in futuro».

Si tenga presente che a tutt’oggi, in Salento, dove l’opera di distruzione dell’olivicoltura è iniziata ben prima dell’avvento del batterio, i re-impianti, molti dei quali ancora in fase di pre-avvio, ammontano a un totale del 19% (dichiarato e non riscontrabile), della superficie olivicola preesistente danneggiata andata in malora grazie a una malattia lasciata incontrastata. Il tutto, come sempre, sembra e non a torto, condito giusto in tempo per sostenere vere e proprie campagne di intercettazione di finanziamenti pubblici volte a sostenere interessi speculativi di personaggi e corporazioni associative ormai noti.

 

Giuseppe Vinci