Rifiuti e inquinamento, arresti e sequestri

Carabinieri Noe1

Traffico di rifiuti, incendio doloso, utilizzo ed emissione di fatture false, bancarotta fraudolenta, riciclaggio ed autoriciclaggio, a Pavia tre arrestati e disposti sequestri per 2 milioni di euro. A Torre Annunziata arrestate due persone per inquinamento

Rifiuti e inquinamento, Carabinieri forestali e Guardia di Finanza in azione a Pavia e i Carabinieri del Gruppo per la Tutela Ambientale di Napoli a Torre Annunziata arrestano due persone per inquinamento.

Pavia

I militari della Guardia di Finanza e dei Carabinieri Forestali di Pavia, unitamente agli appartenenti alla Sezione di P.G. della Procura di Pavia, hanno arrestato tre soggetti ritenuti responsabili a vario titolo dei reati di traffico illecito di rifiuti, incendio doloso, utilizzo ed emissione di fatture false, bancarotta fraudolenta, riciclaggio ed autoriciclaggio. Oltre agli arresti, sono stati sequestrati circa 2 milioni di euro (tra cui disponibilità finanziarie, fabbricati, terreni ed autoveicoli) frutto dell’ingiusto profitto ottenuto attraverso il mancato pagamento delle spese di recupero e/o di smaltimento dei rifiuti ed il mancato versamento del «Tributo speciale regionale» (c.d. Ecotassa).

I provvedimenti cautelari sono stati disposti a conclusione di complesse indagini, avviate nel 2017, a seguito di un incendio presso la società Eredi Bertè Antonino di Mortara che hanno permesso di accertare innumerevoli illeciti, anche di natura ambientale, nonché la causa dell’incendio dei rifiuti stoccati nell’impianto di trattamento gestito dalla medesima. Nell’immediatezza dell’evento incendiario interveniva anche Arpa Lombardia, che si attivava per monitorare le ripercussioni dell’incendio sull’ambiente ed il connesso pericolo per la salute pubblica, dando avvio ai primi accertamenti utili a quantificare e a caratterizzare l’enorme mole di rifiuti presenti presso l’impianto.

Le ulteriori investigazioni, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Milano, Sostituti Procuratori dott.ssa Bonardi e dott. Mazza (applicato in Dda) ed eseguite anche attraverso mirate indagini finanziarie, intercettazioni telefoniche ed ambientali, hanno fatto emergere un sistema criminale volto alla massimizzazione degli indebiti profitti conseguiti attraverso il traffico illecito di rifiuti.

In particolare, due degli arrestati (V.B. del ’67 e A.C.B. del ’67) entrambi gestori dell’impianto di smaltimento, dopo aver ammassato indistintamente quintali di rifiuti pericolosi e non pericolosi, non provvedevano all’esecuzione di alcuna operazione di trattamento o recupero incamerando così ingenti guadagni quantificati in circa 2 milioni di euro.

Una volta accortisi che la conduzione dell’impianto era divenuta insostenibile a causa dell’enorme quantità di rifiuti stoccati, i due gestori decidevano coscientemente di dar fuoco al piazzale al solo scopo di ripulire, a costo zero, l’intera azienda di smaltimento, noncuranti dell’enorme danno per la salute della collettività.

Oltre al traffico illecito che ha comportato la saturazione dell’impianto di Mortara, dalle intercettazioni telefoniche ed ambientali emergeva inoltre la volontà degli arrestati di avviare nuovi traffici illeciti allo scopo di smaltire proprio i rifiuti interessati dall’incendio del 2017 verso destinazioni estere, rigenerando le attività delittuose dalle ceneri dell’evento incendiario.

A seguito del vasto incendio doloso, la società Eredi Bertè Antonino che gestiva l’impianto di recupero rifiuti unitamente alla Eredi Bertè Ecology, veniva dichiarata fallita e i due citati gestori si adoperavano al fine di far sparire l’enorme capitale illecitamente accumulato attraverso la creazione di numerose società intestate a meri prestanome.

L’analisi dei conti correnti, la ricostruzione dei flussi finanziari e l’esame di una mole enorme di documenti permetteva, però, agli investigatori di ricostruire l’articolato sistema truffaldino che, anche attraverso l’emissione e l’utilizzo di fatture false, ha consentito ai criminali di distogliere enormi capitali che sarebbero dovuti servire per pagare i vari creditori commettendo, di fatto, il reato di bancarotta fraudolenta.

Inoltre i due soggetti, unitamente a V.A. dell’84, si adoperavano per riciclare ingenti somme di denaro provento dell’illecito traffico di rifiuti e della bancarotta. Anche in tal caso, l’intero sistema criminale fondato su inesistenti cessioni di capitale e di quote societarie, era finalizzato a distogliere quanto più denaro possibile dalle casse delle varie società a discapito dei contribuenti onesti e dell’Erario.

Napoli

I Carabinieri del Gruppo per la Tutela Ambientale di Napoli, nell’ambito delle indagini finalizzate ad accertare le cause dell’inquinamento del fiume Sarno, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare applicativa della misura coercitiva degli arresti domiciliari, emessa dal Gip del Tribunale di Torre Annunziata su conforme richiesta di questa Procura della Repubblica, hanno proceduto all’arresto di 2 persone, titolari della società Eurogalvanica s.r.l., con sede nel Comune di Torre Annunziata (NA), gravemente indiziate dei reati di inquinamento ambientale, violazione dei sigilli nonché scarico abusivo di reflui industriali. I provvedimenti cautelari scaturiscono dalle indagini condotte dai Carabinieri del Noe di Napoli e coordinate dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata, in merito ad una ipotesi di grave inquinamento ambientale del canale Bottaro, affluente del fiume Sarno.

L’attività investigativa ha consentito di accertare a carico degli indagati gravi indizi di colpevolezza in merito a plurimi scarichi abusivi, in corpo idrico superficiale, di sostanze tossico -nocive (zinco, rame, ammoniaca), provenienti dal ciclo produttivo del citato opificio industriale, operante nel settore della zincatura dei metalli.

I Carabinieri del Noe, con l’ausilio dei tecnici dell’Arpac, hanno verificato che i reflui della produzione, contenenti le sostanze sopra indicate, venivano immessi nel canale Bottaro senza subire alcun trattamento depurativo ed in assenza del prescritto titolo autorizzativo.

Inoltre l’esito delle analisi eseguite dai tecnici dell’Arpa Campania ha confermato che i reflui industriali contenenti sostanze altamente tossiche, tutte superiori ai limiti tabellari, potrebbero provocare gravi danni per tutti gli organismi viventi, circostanza di particolare gravità in considerazione del fatto che il canale Bottaro, sviluppandosi per diversi chilometri in vari Comuni prima di confluire nel fiume Sarno, è tutt’ora utilizzato ai fini irrigui, distribuendo parte delle proprie acque nelle aree agricole attraversate, mediante un fitto reticolo di canali irrigui diramatori.

In particolare, sono stati accertati valori dello Zinco, che è un metallo bioaccumulabile, superiori di 200 volte al limite tabellare consentito normativamente.

L’immissione, nel citato canale, delle acque reflue contaminate da sostanze bioaccumulabili e altamente tossiche ha comportato una compromissione e un deterioramento significativi delle matrici ambientali di suolo, sottosuolo e acque superficiali, queste ultime usate nell’agricoltura, con conseguente pericolo per la salute umana, sì da legittimare la contestazione del delitto di inquinamento ambientale.

La ditta Eurogalvanica era già stata sottoposta a sequestro preventivo per i reati di scarico abusivo di reflui industriali nelle date dell’8 marzo 2017, del 4 ottobre 2018, del 29 aprile 2021 e, da ultimo, dell’8 settembre 2021, essendosi accertato che i titolari della ditta, sebbene la stessa fosse in sequestro, avevano proseguito nell’attività illecita e, in particolare, avendo ottenuto dal giudice il dissequestro temporaneo dell’azienda per regolarizzare gli impianti di scarico dei reflui, avevano ripreso nottetempo l’attività produttiva e con essa lo scarico abusivo dei reflui.

Lo stesso Giudice per le Indagini Preliminari, nell’ordinanza cautelare, nel motivare le esigenze cautelari, sottolinea la reiterata e continuata violazione dei sigilli, la pervicace prosecuzione dell’attività aziendale in un regime di totale illegittimità, la particolare gravità dei fatti oggetto di contestazione, il concreto pericolo che i suddetti indagati possano reiterare le condotte delittuose, compromettendo in maniera irreparabile le matrici ambientali ivi presenti.

L’adozione della misura cautelare eseguita in data odierna (che rappresenta un’ulteriore, significativo approdo delle indagini finalizzate al contrasto ai crimini ambientali attraverso l’adozione di misure cautelari personali, oltre che reali, quali più incisivo deterrente nei confronti di ogni forma di criminalità ambientale) si inserisce nella più ampia e articolata attività investigativa condotta in modo capillare, da oltre un anno, dai Carabinieri del Comando Tutela Ambientale e dai Carabinieri Forestali, avvalendosi della collaborazione tecnica dell’Arpac, e tutt’ora in corso, sotto il coordinamento sinergico delle Procure della Repubblica di Avellino, Nocera Inferiore e Torre Annunziata, finalizzata ad accertare e a rimuovere le cause dell’inquinamento del fiume Samo e dei suoi tributari.

 

(Comando Generale Carabinieri)