Ofanto, da Parco di carta a finto parco

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lontra ofanto

L’associazione Slow Ofanto, che lancia una raccolta di dichiarazioni e pareri on line, invita a rispettare la legge istitutiva del Piano Parco Ofanto. Si ignorano in molti casi i limiti che devono essere posti tra la Zona A, di riserva integrale, e la Zona C, dove si autorizzano attività agricole anche con mezzi motorizzati; si consentono alle coltivazioni di arrivare sino al letto di magra del fiume; non si considerano le zone golenali quali fascia di espansione e contenimento delle piene del fiume per una riduzione della pericolosità idraulica che da secoli caratterizza il fiume Ofanto

Il Parco Naturale regionale fiume Ofanto sta finalmente uscendo dalla fase di un Parco sulla carta, che lo ha caratterizzato nell’ultimo decennio, e si avvia a diventare un Parco reale della valle ofantina pugliese.
Il Piano del Parco e la gestione della Valutazione ambientale strategica sono stati elaborati dalle società Ati Telos srl-Ambiente Italia srl, su incarico della Provincia BAT, Ente gestore provvisorio.

Nell’attuale fase di consultazione aperta a cittadini e associazioni, sono state evidenziate numerose osservazioni per segnalare lo stravolgimento dell’impianto originario previsto dalla legge istitutiva del Parco Ofanto, L. R. 14 dicembre 2007, n. 37.
Un esempio riguarda l’originaria divisione in due zone 1 e 2, di grandezza quasi uguale, del territorio protetto (L.R. n.7 del 16 marzo 2009) e ricadente sul sito SIC/ZSC IT9120011 «Valle Ofanto – Lago di Capacciotti». La nuova divisione dell’area Parco in quattro zone A – B – C – D riduce in modo rilevante la superficie destinata alla naturalità e alla possibilità di effettuare attività ludiche e ricreative nel rispetto dell’ambiente e della natura, destinando alla Zona C, a vocazione prevalentemente agricola estensiva, oltre il 70% della superficie.
Inoltre, si ignorano in molti casi i limiti che devono essere posti tra la Zona A, di riserva integrale, e la Zona C, dove si autorizzano attività agricole anche con mezzi motorizzati; si consentono alle coltivazioni di arrivare sino al letto di magra del fiume; non si considerano le zone golenali quali fascia di espansione e contenimento delle piene del fiume per una riduzione della pericolosità idraulica che da secoli caratterizza il fiume Ofanto.

Si corre, pertanto, il serio rischio di trasformare l’unico Parco fluviale Naturale della Regione in un Parco Agricolo multifunzionale a esclusivo interesse di pochi e in danno dell’intera collettività della Regione come è accaduto tra gli anni Settanta e Novanta del Novecento, quando ettari di bosco ripariale sono stati abbattuti e sostituiti con vigneti e pescheti, nell’indifferenza generale di chi aveva e ha il dovere di controllare.

L’obiettivo di Slow Ofanto è quello di assicurare la sostenibilità allo sviluppo e consentire alla natura di riprendersi i suoi spazi per consegnare alle future generazioni un territorio e un ambiente almeno come lo abbiamo ereditato. Noi non siamo i padroni del territorio, siamo solo i custodi di un bene comune, come richiamato da Papa Francesco nella sua enciclica «Laudato Si».

È possibile leggere le osservazioni agli elaborati dello Schema di Piano e della Vas al seguente link e sottoscriverle come persona fisica o giuridica compilando la seguente dichiarazione.

I documenti sottoscritti sono da inviare a slowofanto@gmail.com.

C’è tempo sino al 10 ottobre per presentarle in comune entro l’11 alla Provincia Barletta-Andria-Trani.

 

(Fonte Slow Ofanto)