Non nel mio giardino: come far convivere ambiente e sviluppo?

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    Si è svolto a Roma il Numby Forum, una prima occasione di confronto fra Istituzioni, Associazioni e sistema delle imprese per discutere della sindrome di Nimby: «Nimby, not in my back yard, non nel mio giardino». Un fenomeno che ha assunto proporzioni vastissime in tutto il mondo. Secondo i dati, nel nostro Paese sono 190 le infrastrutture e gli impianti oggetto di contestazioni: le conseguenze sono ritardi, blocchi, perdite economiche, tensioni sociali e incertezze sul futuro

    I primi di luglio si è svolto a Roma il Numby Forum, una prima occasione di confronto fra Istituzioni, Associazioni e sistema delle imprese per discutere della sindrome di Nimby. Nimby, not in my back yard, non nel mio giardino. É la sindrome di chi si oppone all’insediamento territoriale di impianti e infrastrutture. Un fenomeno che ha assunto proporzioni vastissime in tutto il mondo.
    Secondo i dati del Nimby Forum, nel nostro Paese sono 190 le infrastrutture e gli impianti oggetto di contestazioni. Le conseguenze sono ritardi, blocchi, perdite economiche, tensioni sociali e incertezze sul futuro. Perché? Che cosa si può fare per mettere sullo stesso piano progresso e tutela del territorio, interessi pubblici e privati, impresa e governo, sviluppo e sostenibilità? Da queste analisi è partito il Nimby Forum, il primo progetto di ricerca e il primo Osservatorio Media italiano per studiare il fenomeno delle contestazioni territoriali ambientali. In undici mesi di osservazione sono stati registrati 2.760 articoli di stampa riportanti episodi di contestazione.
    I più contestati – Le contestazioni prendono di mira soprattutto gli impianti legati al ciclo di trattamento dei rifiuti (che rappresentano il 65% degli impianti contestati, contro il 22% nel comparto elettrico, l’8% di infrastrutture e il 5% altri impianti). A livello di macroaree, gli impianti contestati si concentrano al nord (55%), scendono decisamente al centro (27%) e si riducono moltissimo al sud e nelle isole (rispettivamente 10 e 8%). É interessante esaminare la «classifica top ten» degli impianti contestati: tutti rigorosamente termovalorizzatori, distribuiti equamente sul territorio nazionale. Primi in classifica i termovalorizzatori di Acerra e di Trento, rispettivamente con 278 e 235 articoli di stampa riportanti contestazioni che li riguardano, seguiti a distanza da Gerbido (Torino) e Lecce, totalizzanti rispettivamente 87 e 76 articoli. La principale motivazione delle opposizioni territoriali riguarda i timori per la salute (18% dei casi), seguita dagli effetti sull’ambiente (17% dei casi) e dal peggioramento della qualità della vita (6% dei casi). Gli atti del Nimby Forum sono disponibili sul sito www.nimbyforum.net.
    Chi ne parla – La parte del leone la fanno i quotidiani locali (dove per «locali» nell’indagine condotta dal Nimby Forum si intendono indifferentemente quotidiani regionali, provinciali o a diffusione anche solo di area), che rappresentano la fonte del 73% degli articoli raccolti e analizzati. Seguono i quotidiani nazionali (15,7%) e quotidiani politici ed economico finanziari (9,1%). Una percentuale molto piccola è rappresentata dai periodici. La voce più riportata dai media analizzati è quella degli amministratori locali (42,7% dei casi), seguita subito dopo dai comitati spontanei di opposizione
    (19,1%). Per trovare la posizione delle aziende costruttrici o di gestione, scendiamo al 5,1%. Fondamentalmente, sulla base complessiva degli indicatori analizzati, possiamo stabilire che nel
    72,3% dei casi viene fornita una presentazione parziale dei fatti e della situazione, mentre solo nel
    27,7% abbiamo una presentazione completa. Solo nell’1% degli articoli viene riportata la notizia di campagne di informazione territoriale, e solo nel 3% dei casi risulta siano state avviate iniziative di consultazione o di coinvolgimento delle comunità locali. Nella maggioranza delle situazioni, la popolazione sembra avere scarsa visibilità sui progetti. Il che, naturalmente, favorisce un clima di diffidenza e di rifiuto.
    Un problema di comunicazione – Emerge in maniera piuttosto chiara un problema di comunicazione, inteso in tutti i suoi aspetti. Esiste una forte carenza di informazione verso la cittadinanza, che non viene coinvolta nelle decisioni che riguardano le trasformazioni e la programmazione del territorio e le comunità locali non vengono informate rispetto a fatti che impattano fortemente sul loro habitat. E contestualmente manca una cultura ambientale di base: la popolazione ha una conoscenza scarsa se non nulla delle problematiche della gestione dei rifiuti (se non per quanto concerne la raccolta differenziata e il riciclo, che comunque resta ancora in Italia ad una media del 21,5% – dato 2003), della produzione e distribuzione di energia e delle grandi infrastrutture. Ma quali sono gli oneri economici e sociali della mancata realizzazione degli impianti? Chi deve fare informazione, verso chi, e in che forma?
    Dialogo e cooperazione – Il Forum riunisce per la prima volta attorno allo stesso tavolo imprese, istituzioni e associazioni per individuare le migliori strategie di concertazione, le più efficaci politiche di comunicazione, le forme di dialogo più idonee per avviare un processo decisionale inclusivo, che veda le comunità locali, in tutte le loro espressioni, direttamente coinvolte nelle trasformazioni del territorio. I partecipanti alla prima edizione del Nimby Forum hanno messo a punto le Linee Guida per la comunicazione territoriale a sostegno della realizzazione di impianti e infrastrutture e hanno individuato nell’alfabetizzazione ambientale diffusa lo strumento base per far crescere una vera e propria cultura di tutela del territorio, promovendo la concertazione e la cooperazione tra pubblico e privato nell’importante sfida dello sviluppo sostenibile. Alessandro Beulcke, Presidente di Allea e direttore del progetto Nimby Forum, afferma: «L’idea di costituire un Forum, che prima ancora di esaminare il quadro globale della Sindrome Nimby in Italia ha lo scopo dichiarato di riunire intorno a un tavolo le diverse parti interessate dal fenomeno, nasce da un’osservazione di base: le contestazioni a cui assistiamo in ogni territorio interessato dalla realizzazione di impianti, infrastrutture o grandi opere civili sono spesso determinate, o perlomeno indotte, da una sorta di black out in termini informativi. Ci siamo posti l’obiettivo di studiare le dinamiche economiche e sociali all’origine del fenomeno, e di promuovere costantemente la cultura del dialogo, coinvolgendo un numero sempre maggiore di istituzioni, associazioni, media e imprese sui temi oggetto di confronto».

    (Fonte Arpa Toscana)
    (22 Settembre 2005)