La ricerca scientifica mondiale secondo «Nature», non male per l’Italia

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    Il nostro paese però investe poco solo lo 0,53% del prodotto nazionale lordo rispetto al il 2,12 % del Giappone, il 1,97% degli Usa e il 1,19% della media europea. Pochi anche i ricercatori veramente abili che escono dalle università italiane

    Sono gli Stati Uniti a detenere il primato mondiale nella ricerca scientifica in quanto a produzione, seguiti dalla Gran Bretagna e dalla Germania. L’Italia si situa al settimo posto, dopo il Canada e prima della Svizzera. Sono alcuni dati riportati da un’analisi portata avanti dalla rivista scientifica «Nature» condotta per il periodo 1993-2002 sui prodotti della ricerca scientifica. Dei 193 Paesi esistenti nel nostro pianeta e presi in esame dalla ricerca, 31 (il 16% dei Paesi mondiali) hanno una produzione scientifica che è pari al 98% dei risultati scientifici mondiale. I rimanenti 162 Paesi che rappresentano, invece, il 84% delle nazioni mondiali hanno solo una produzione scientifica pari al 2%. Anche la produzione degli Stati Uniti perde il primato se rapportata all’Europa intera: gli Usa hanno mantenuto la leadership fino al 1996, dal 1997 l’egemonia mondiale è passata alla Unione Europea.

    Scorrendo gli altri dati dell’analisi si scopre che ben il 85,5% dei risultati scientifici di più alta qualità, appartengono a solo 8 Paesi: Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania, Giappone, Francia, Canada, Italia, Svizzera), cioè praticamente ai Paesi G7 più la Svizzera oppure ai Paesi G8 (salvo il fatto che al posto della Russia vi è la Svizzera). Questo significa, che il meglio della ricerca scientifica mondiale è nelle mani delle nazioni più industrializzate del mondo. Ma significa anche che una produzione scientifica non solo elevata, ma anche di ottima qualità, può realizzarsi se essa procede di pari passo, ed in modo sinergico, con uno sviluppo socio economico ad elevato «know how» e ad alta competizione sui mercati mondiali. In questo contesto, vanno osservati i significativi progressi effettuati nel decennio preso in esame della Cina , posizionata al 19° posto e l’India, posizionata al 22° perché stanno facendo passi da gigante nella integrazione tra sviluppo della ricerca scientifico e tecnologico e sviluppo socio-economico.

    I PRIMATI RELATIVI AL BENESSERE ECONOMICO
    In termini relativi al benessere economico, cioè i numero dei prodotti della ricerca in rapporto al prodotto nazionale lordo (più è alto questo rapporto, più è efficiente il Paese nel campo della ricerca), la Svizzera ha il primato mondiale seguita da Svezia ed Israele, gli USA sono al 11° posto e l’Italia si situa al 16° posto, preceduta dalla Spagna e seguita da Singapore. Risultati diversi si ottengono se invece il rapporto si fa rispetto al reddito medio pro-capite (più è alto questo rapporto, maggiore è la produttività dei ricercatori coinvolti in relazione al benessere nazionale). In questo caso il Lussemburgo ha il primato mondiale seguita dagli Usa e dall’Irlanda, l’Italia si situa al 11° posto, preceduta dal Giappone e seguita dalla Svezia

    IN RELAZIONE ALLE DISCIPLINE DI RICERCA
    Molti Paesi non mettono uguale impegno in tutte le varie discipline scientifiche: l’Italia è concentrata in matematica e fisica, ma debole nella ricerca medica clinica; la Gran Bretagna, invece, è molto forte in tutte le scienze della vita (medicina, scienze biologiche, ecc.) ma presenta lacune nella fisica; il Canada è più orientato verso le scienze ambientali naturali, ma latita nella fisica e nella matematica; la Russia è ottiene migliori risultati nella fisica e nell’ingegneria, ma non focalizza le sue risorse nelle scienze della vita.

    CHI INVESTE DI PIU’
    Il Giappone ha il primato mondiale come Paese dove l’industria privata investe di più in ricerca e sviluppo, Al secondo posti vi sono gli Usa, poi l’Unione Europea ed in particolare Germania e Francia. In questa classifica l’Italia appare all’ottavo posto. L’industria italiana spende in media lo 0,53% del prodotto nazionale lordo in ricerca e sviluppo, contro il 2,12 % del Giappone, il 1,97% degli USA e il 1,19% della media europea.

    DOVE OPERANO I RICERCATORI PIU’ PREPARATI
    Classificando le migliori 500 università del mondo in relazione sia alla produzione scientifica effettuata, sia alla qualificazione universitaria ricevuta delle persone che hanno vinto premi Nobel, si scopre che l’eccellenza, rappresentata dalle prime 20 università di questa lista, è negli USA con ben 15 Università (75%), poi in Gran Bretagna con 4 università (20%) ed infine in Giappone con una sola università. Se si considerano, invece, le prime 100 università della il rapporto t Europa ed USA migliora: vi sono 58 università Usa, 31 europee ed 1 giapponese.