L’Europa combatte l’effetto serra

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sole caldo solare

Un clima favorevole e il rallentamento dell’industria manifatturiera si rivelano preziosi. Ma il calo è moderato e gli obiettivi di Kyoto sembrano ancora lontani

L’Agenzia europea per l’Ambiente ha recentemente diffuso un rapporto in cui si registra che tra il 2001 e il 2002 nei 15 Paesi UE, quindi pre-allargamento, le emissioni di gas ad effetto serra si sono ridotte dello 0,5%.
Il dato è senz’altro da accogliere con favore, anche se dietro alla sintesi rappresentata dal mero dato numerico c’è una realtà in chiaroscuro.
Innanzitutto le ragioni del calo. Queste sono da attribuire principalmente a tre fattori: in primo luogo, la presenza di una situazione climatica favorevole. Un clima più mite ha ridotto in molti paesi l’uso del riscaldamento, che permane una delle fonti primarie di inquinamento da CO2; il rallentamento della crescita dell’industria manifatturiera, con ulteriore riduzione di consumo di combustibili fossili; infine le effettive e specifiche misure volte alla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra.
E’ evidente che due dei tre fattori esposti possono difficilmente essere considerati parte integrante di un processo volontario e sistematico di miglioramento delle condizioni ambientali.
Dal Rapporto diffuso dall’Agenzia europea, inoltre, si evince anche un altro dato significativo, cioè un panorama piuttosto disomogeneo per quanto concerne i risultati raggiunti dai singoli Stati Membri.
Esistono, infatti, paesi «virtuosi» e paesi che lo sono molto meno. Tra i primi, secondo i dati diffusi, si annoverano Francia, Germania, Svezia e Regno Unito, che risultano essere al passo con i parametri richiesti dal Protocollo di Kyoto. Gli altri Stati membri, tra cui l’Italia, sono in ritardo più o meno sensibile.
Questo comporta un complessivo «affanno» dell’Unione europea nel rincorrere gli obiettivi prefissati a Kyoto: partendo dall’anno-base di riferimento (convenzionalmente il 1999), sino ad oggi l’Ue ha fatto registrare una riduzione delle emissioni del 2,9%. Nel periodo 2008-2012, secondo quanto stabilito dal Protocollo di Kyoto, si dovrebbe arrivare ad una flessione dell’8%: l’obiettivo sembra dunque ancora piuttosto lontano.
Ogni previsione però è fatta per essere smentita: le numerose iniziative avviate dalla UE nell’arco del 2002 potrebbero portare infatti ad una sensibile accelerazione nel calo delle emissioni e pertanto ad un riavvicinamento complessivo ai parametri di Kyoto.