La memoria dell’acqua, una pietra nello stagno che fa ancora parlare

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Jacques Benveniste
Jacques Benveniste

Quattro anni dalla morte di Jacques Benveniste. La sua dipartita non ha significato la fine del suo lavoro che è continuato e continua e la Comunità scientifica dovrà cimentarsi tutta con le prospettive aperte dai suoi pionieristici studi

Il 3 ottobre del 2004, durante un intervento chirurgico al cuore, ci lasciava Jacques Benveniste.
Dopo la precoce scomparsa, nel 2000, di Giuliano Preparata, il teorico dell’elettrodinamica quantica coerente e del nuovo ponte tra fisica e biologia, quattro anni fa un’altra precoce scomparsa nell’altra riva del fiume della scienza dove si stava cercando di costruire un nuovo saldo ponte tra fisica quantistica e biologia, scienze fondamentali della natura ma lontane e separate dalla complessità delle materie e dalla pur necessaria superspecializzazione che rende difficile l’interdisciplinarietà, essenziale per comprendere i sottili dinamismi biochimici e biofisici che caratterizzano il funzionamento biologico.

Jacques Benveniste bruciò il suo viaggio nella bella Stoccolma per la scoperta del Paf (il fattore di aggregazione piastrinica), davanti a fenomeni di laboratorio ripetibili e confermati anche se mal compresi dalle teorie dominanti, come viene raccontato da Brian Josephson nella prefazione alla biografia postuma «La Mia verità sulla memoria dell’acqua».

Forte del metodo scientifico e della consistenza dei fatti osservati, ha fatto il suo dovere di scienziato traendo le conseguenze dei fatti osservati e pubblicando da par suo sulla principale rivista del momento, «Nature», l’articolo che illustrava l’esperimento che documentava la presenza di una e della capacità della stessa di svolgere attività biologiche anche ad alte diluizioni del principio attivo.
Alla sua dipartita dal teatro della vita, pochi hanno scritto, tra questi Eric Fattorino su «Le Monde».

Ma la sua dipartita non ha significato la fine del suo lavoro che è continuato e continua, come l’Award Benveniste alla conferenza internazionale Cosmo e Biosfera in Crimea mostra criticamente o ancora dalla Conferenza di Lugano per presentare gli Archivi dati in custodia all’Università Ludes, i lavori della conferenza di Yalta con la relazione di Widom Srivastava e Valenzi e quella della Nato di Kiev dove i recenti sviluppi teorici sono stati sottoposti ad un pubblico scientifico anche Occidentale, dopo che erano passati al vaglio della Comunità scientifica Russa a Yalta-Gourzuf.
L’impressione emergente è che la tesi riportata nell’editoriale di «Nature» in occasione della pubblicazione dell’articolo di Benveniste 20 anni fa:
The essence of the result is that an aqueous solution of an antibody retains its ability to evoke a biological response even when diluted to such an extent that there is a negligible chance of there being a single molecule in any sample. There is no physical basis for such an activity
possiamo considerarla superata e la Comunità scientifica, il mondo della tecnologia, dovrà cimentarsi tutta con le prospettive aperte dai pionieristici studi di Benveniste.

La partita della scienza e del metodo continua e a quattro anni dalla sua scomparsa e a 20 dall’articolo di «Nature» è stata proposta una conferenza internazionaledal titolo «Benveniste Research: Problems and Perspectives 20 Years Later» per ripensare l’intera vicenda e il lascito del grande scienziato francese.
In gioco non solo l’onore di Jacques Benveniste oramai riabilitato, nel silenzio addolorato dei suoi avventurosi critici, ma le nuove prospettive di comprensione del funzionamento biologico, della diagnostica e della terapia che potrà essere decifrata e governata razionalmente solo nell’ambito delle leggi fondamentali della Natura, della chimica, della fisica anche quantistica, come Schodringer, Eccles e infine Giuliano Preparata avevano insegnato.

 

Vincenzo Valenzi