Abbandonare la logica dell’emergenza

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( Enea, Centro ricerche, Casaccia )

I terremoti continuano a provocare crolli di edifici e vittime; anzi, oggi il sisma può mettere in crisi l’assetto socio-economico di grandi aree. Occorre una gestione integrata del territorio, che sappia coniugare sviluppo e sicurezza ed è indispensabile abbandonare la logica delle emergenze successive per passare a una corretta politica di prevenzione. Inoltre, essendo il territorio italiano prevalentemente sismico, la mitigazione del rischio richiede un notevole impegno finanziario e l’impiego di personale specialistico altamente qualificato. A seguito degli eventi degli ultimi decenni dello scorso secolo, sono state fatte varie valutazioni dell’investimento necessario per un’adeguata riduzione del rischio su tutto il territorio nazionale. Le cifre, apparentemente esorbitanti, sono in realtà nettamente inferiori di quelle necessarie nella gestione dell’emergenza e della ricostruzione e, pertanto, tale investimento risulterebbe estremamente conveniente. Ovviamente, le somme necessarie non sono disponibili in tempi brevi: è necessaria allora un’oculata programmazione della spesa e degli interventi, stabilendo priorità, per quanto riguarda il patrimonio pubblico, e incentivi, per quanto riguarda il patrimonio privato. Per far ciò è necessaria un’attenta valutazione del rischio e delle sue componenti.

Il rischio sismico è la combinazione di tre fattori: la pericolosità sismica, la vulnerabilità delle strutture presenti sul territorio e l’esposizione.
La pericolosità sismica di un sito è la misura dell’entità del fenomeno atteso nel sito stesso in un determinato periodo di tempo: è una caratteristica del territorio, indipendente dalla presenza o meno di beni su di esso. La vulnerabilità sismica di una struttura è la sua suscettibilità a subire un danno di un certo grado, in presenza di un evento sismico di assegnata intensità: è una caratteristica del bene, indipendente dalla pericolosità del sito in cui si trova. L’esposizione è legata all’uso del territorio, ossia alla distribuzione e alla densità abitativa, alla presenza di infrastrutture, alle destinazioni d’uso dei beni. Nell’esposizione può intendersi incluso il valore della costruzione, del contenuto e delle vite umane.
Come si può ridurre il rischio? Ovviamente non possiamo agire sulla pericolosità: non è possibile modificare l’intensità e la frequenza dei terremoti, né è possibile attualmente prevederne l’accadimento. Come si è detto da più parti, i terremoti non sono prevedibili: gli studi sui cosiddetti precursori sismici, infatti, non hanno fornito ancora risultati attendibili o comunque utilizzabili a scopi di protezione civile. Al contrario, invece, gli studi sulla pericolosità sismica dei siti, sulla vulnerabilità delle strutture sono sufficientemente avanzati per poter sviluppare un’efficace politica di prevenzione sismica.
La conoscenza della distribuzione della pericolosità consente di evidenziare le zone sulle quali intervenire prioritariamente. È inoltre possibile ridurre il danno atteso alle costruzioni e agli impianti migliorandone le caratteristiche strutturali e non strutturali, ossia ridurne la vulnerabilità. È anche possibile progettare l’uso del territorio selezionando le aree più idonee per future costruzioni e infrastrutture, incidendo sulla distribuzione e densità abitativa, sulle destinazioni d’uso, ossia ridurre l’esposizione. Non vanno trascurati la cura della consapevolezza nei confronti del rischio sismico e dei comportamenti in caso di terremoto.