Australia e Russia non ratificheranno Kyoto

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I costi richiesti sono troppo alti, dice l’Australia, mentre per altri, come Russia e Cina, sarebbe favorevole. La Russia invece dice che a loro non conviene perché la formulazione attuale li penalizzerebbe

L’Australia e la Russia non ratificheranno Kyoto. Non è una novità, si sa già da tempo. L’averlo sottolineato a Conferenza del clima (Cop-9) di Milano già avviata è un chiaro segno di condizionare e spingere a modifiche. La questione è: i costi richiesti sono troppo alti, dice l’Australia, mentre per altri, come Russia e Cina, sarebbe favorevole. La Russia invece dice che a loro non conviene perché la formulazione attuale li penalizzerebbe.
Vediamo le posizioni così come sono state espresse.

SYDNEY – Il governo conservatore australiano resta allineato con gli Usa e conferma la sua decisione di non ratificare il protocollo di Kyoto sulla riduzione delle emissioni di gas serra. Il premier John Howard (in risposta ad una domanda del neoeletto leader dell’opposizione laburista Mark Latham, che ha sottolineato l’importanza della Conferenza sui cambiamenti climatici in corso a Milano con i rappresentanti di 188 paesi) ha affermato: «I laburisti vorrebbero che firmassimo qualcosa che imporrebbe degli oneri all’industria australiana, senza imporli alle industrie di altri paesi che possono essere nostre concorrenti… non voglio essere responsabile di qualcosa che distrugge posti di lavoro e distrugge la competitività dell’industria australiana».

MOSCA – La Russia non intende ratificare il protocollo di Kyoto per la limitazione dei gas serra «nella sua forma attuale». Ha detto il consigliere economico del Cremlino, Andrei Illarionov, precisando di riportare il parere del presidente Vladimir Putin.
Il Cremlino non vuole creare ostacoli alla «congiuntura positiva di crescita economica del Paese», ha aggiunto il consigliere del presidente, sottolineando che anche altri paesi, compresi alcuni di quelli «più colpiti dagli effetti dei cambiamenti climatici», non accettano tali limitazioni. «Questi Stati non vogliono assumere obblighi che pagherebbero cari, ma nello stesso tempo chiedono di farlo a noi, che non soffriamo particolarmente per il fenomeno (dei cambiamenti climatici)».