Come avvengono le indagini

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Investigazione incendi boschivi; attività tecnica di repertazione; acceleranti; ordigni incendiari; analisi chimica; gascromatografia; gas-massa

( Responsabile dell’attività di repertazione tecnica del Niab (Nucleo Investigativo Antincendi Boschivi) dell’Ispettorato Generale del Corpo Forestale dello Stato )

Il Corpo Forestale dello Stato è impegnato in modo articolato e complessivo nel settore degli incendi boschivi con differenti funzioni e diverse attività di intervento. L’attività investigativa del Corpo Forestale dello Stato nel contrasto al reato di incendio boschivo si basa sui principi del Codice penale e del Codice di Procedura Penale connessi a tale tipo di reato, sull’impiego di una metodologia investigativa specialistica e dell’attività di repertazione tecnica dei luoghi di innesco degli incendi e degli ordigni incendiari, nonché sull’attività di analisi chimica di laboratorio.

Nell’intervento verrà illustrata la procedura che le strutture specializzate del Corpo Forestale dello Stato seguono, dopo l’individuazione del punto di insorgenza dell’incendio, mediante il Mef (metodo delle Evidenze Fisiche) al momento del sopralluogo giudiziario, per ricercare ed assicurare gli indizi materiali e gli elementi oggettivi di verifica delle varie ipotesi (ricerca ed individuazione dell’eventuale innesco, repertazione ed eventuale invio dei campioni alle analisi di laboratorio), indispensabili alla ricostruzione dei fatti.

Nell’ambito dell’attività del Nucleo Investigativo Antincendio Boschivo (in sigla Niab), è stata sviluppata ed utilizzata l’attività tecnica di repertazione, dotando gli uffici operativi di «valigette» appositamente allestite per il sopralluogo giudiziario, ovvero per l’effettuazione della documentazione fotografica dello stato del teatro dell’incendio, dei rilievi descrittivi per la ricostruzione della dinamica dell’evento criminoso stesso, della repertazione e dei prelievi chimico-biologici.

Si tratta di un lavoro interdisciplinare, risultato dell’attività di un team e non di una singola persona, finalizzata a cristallizzare l’evento, le tracce e le cose pertinenti il reato, e quindi alla ricerca di tali tracce, alla loro individuazione e corretta conservazione. In termini di Codice Penale tutto questo si traduce in due tipi di attività principali: gli accertamenti tecnici urgenti, disciplinati dall’art. 354 del c.p.p. e gli accertamenti tecnici irripetibili, disciplinati dall’art. 360 del c.p.p.

I reperti vengono così messi a disposizione dell’Autorità giudiziaria che dispone gli esami ritenuti opportuni, eventualmente su suggerimento della polizia giudiziaria operante. Infatti, dopo aver evidenziato e raccolto le tracce, alcune di esse (è il caso degli acceleranti) possono necessitare di indagini chimiche di laboratorio.
Le analisi chimiche sui residui di incendi sono una vera sfida per il chimico forense, in quanto non esistono due incendi simili ed i campioni prelevati dall’investigatore per le analisi possono essere molto diversi. La possibilità di trovare tracce di accelerante dopo un incendio dipende da molti fattori, quali la temperatura, la natura e la quantità dell’accelerante, l’ubicazione del punto di prelievo. Esiste una grande varietà di strumenti investigativi nei laboratori forensi, ma ce n’è uno particolarmente alleato nel determinare la presenza o l’assenza di un accelerante: è il gascromatografo, strumento molto sofisticato in grado di rilevare quantità infinitamente piccole di sostanze volatili, che, associato allo spettro di massa (la cosiddetta GC-MS), permette di stabilire quali picchi derivano dall’accelerante e di individuare il relativo componente chimico. Altre tecniche strumentali quali la microscopia ottica, la microscopia elettronica a scansione (S.E.M.) e la spettrometria ad emissione a plasma (ICP ottico) vengono generalmente utilizzate per completare il quadro da fornire


all’investigatore. Per l’effettuazione di tali analisi e caratterizzazioni, oltre alla collaborazione con il Servizio di Polizia Scientifica della Polizia di Stato, dal 2003, è attiva una Convenzione tra il C.F.S. ed il Consiglio Nazionale delle Ricerche di Padova.

Scoprire l’uso di un innesco o di un accelerante può dimostrare la dolosità dell’incendio, ma non è sufficiente per identificare l’autore del reato. È necessaria la corretta composizione del puzzle da parte dell’investigatore, ed in circa sei anni di attività nel settore (dal 2000 a oggi), il personale del Corpo Forestale dello Stato l’ha sperimentato in molti casi di incendio boschivo, dei quali, i più significativi, verranno illustrati nel corso dell’intervento. L’attività tecnico-scientifica è quindi un importante strumento, basato su elementi oggettivi e riproducibili, che il Corpo Forestale dello Stato ha inteso mettere a disposizione ed intende potenziare, a supporto delle proprie attività investigative.