Evitiamo che un tsunami travolga la mente

139

Portare know how, formazione, conoscenze e rispetto per le culture locali questo deve essere il nuovo Marshall globale che possiamo pensare per un futuro del pianeta basato sullo sviluppo e non sulla crescita di pochi

Ogni evento catastrofico trova un rafforzamento della sua azione nei comportamenti antropocentrici dell’uomo nei confronti della natura. È da qui che bisogna ripartire invertendo la rotta che fino ad ora ha portato solo falso benessere e puntare decisamente ad un reale sviluppo sostenibile.
È necessario assumere la consapevolezza che la prevenzione deve permeare le nostre azioni. Viviamo in una società sempre più connessa e interdipendente, i danni in un punto del pianeta si ripercuotono su tutti. Da quando si racconta, ed è deriso, il paradosso del battito d’ali della farfalla che genera un uragano nella parte opposta del pianeta?
Economisti hanno già calcolato che il danno economico di questo evento potrebbe causare il prossimo anno una riduzione dello 0,2%-0,3% della crescita dell’economia globale e quanto si sarebbe risparmiato se effettivamente ci fosse stato un aiuto tecnologico per quei paesi?
Perché la logica dell’intervento per salvare i propri interessi deve valere solo quando si è direttamente minacciati e non anche quando in realtà lo si è indirettamente? Da quando si sta dicendo di intervenire affinché non si distruggano più gli equilibri che regolano la biosfera, da quando si getta l’allarme sulle coste sovraffollate, sui rischi dei cambiamenti climatici?
Quando si parla di questo si avanzano dubbi, gli scienziati si schierano, il diritto sovrano di una nazione diventa un principio (santo) e inviolabile che però salta se un paese si costruisce una centrale nucleare oppure c’è soltanto il sospetto che abbia armi di distruzioni di massa. Ma fino ad ora quanti morti ci sono stati per questi «pericoli»? Decisamente c’è qualcosa che non va, altro che dire della debolezza dell’Onu. Anzi va recuperata la logica che ha portato alla sua costituzione.
Portare know how, formazione, conoscenze e rispetto per le culture locali questo deve essere il nuovo Marshall globale che possiamo pensare per un futuro del pianeta basato sullo sviluppo e non sulla crescita di pochi.