Falco pellegrino

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Esistono attualmente in Italia circa un migliaio di coppie di questo formidabile Rapace, e se ne contano certamente oltre diecimila in Europa, tutte nidificanti: anche se un vero, preciso censimento completo degli individui appare molto difficile, considerando i movimenti e le dispersioni stagionali, non solo di adulti ma anche e soprattutto di giovani, in relazione alla presenza di forti concentrazioni delle prede preferite

Fra gli «animali-simbolo» per eccellenza, capaci di colpire la fantasia dell’uomo fin dai tempi più lontani, i fieri rapaci che attraversano i nostri cieli evocano al tempo stesso il sogno del volo, l’ardire del guerriero e il marchio di qualità di una natura ancora viva e vitale. Cavalieri del cielo, capaci di librarsi silenziosamente sulle correnti aeree dominando montagne inaccessibili e rupi vertiginose, rappresentano nel modo più suggestivo uno degli ultimi baluardi di quella natura segreta e inafferrabile, che deve continuare a restare così com’è, non solo nel cuore e nella memoria, ma anche negli ultimi «santuari» di Madre Terra, schiva e inafferrabile, misteriosa e ricca di sorprese, viva e dinamica, per assicurare il fluire della vita, la stabilità degli ecosistemi, lo stesso benessere ed equilibrio psicofisico dell’uomo.

L’Egitto dei Faraoni provava per il Falco pellegrino, perfetta sintesi di bellezza incisiva e di incomparabili evoluzioni aeree, una ammirazione tanto profonda, da rappresentarlo nelle vesti di Horus, divinità del cielo e della guerra. E nei voli degli uccelli da preda si celava già tracciato, per i popoli antichi, il destino dell’uomo… L’immagine del Falco pellegrino sprigiona un fascino straordinario di saetta improvvisa e palpitante, che piomba fulminea e colpisce senza preavviso prede inermi, in forza della dura, amara, talvolta straziante, ma sempre ineluttabile legge della natura. Di certo, per noi cittadini del futuro ogni sagoma di rapace stagliata nell’azzurro dovrà rappresentare anche qualcosa di più, ricordandoci l’esistenza di un insostituibile compagno di viaggio, capace ancora di ispirare e arricchire l’animo di ciascuno di noi.

Ma chi è davvero, e perché appare tanto importante, il Falco pellegrino? È il Falcone per eccellenza, quello che ispirò l’arte antica della falconeria, quello che fu tanto amato da Federico di Svevia, e che ancor oggi nidifica nell’antica sua dimora pugliese di caccia nel tacco dello stivale, a Castel del Monte. Quasi certamente, l’uccello più saettante nei cieli, così aerodinamico da raggiungere in picchiata velocità tanto elevate, che forse non si è ancora riusciti a misurare compiutamente, ma soltanto a stimare. Più comune dell’Astore, più vigoroso dello Sparviero, più diffuso del Falco della Regina, ardito e implacabile, consapevole della propria eccezionale potenza e leggerezza nel regno dell’aria, è il più formidabile predatore di uccelli in volo, e per colombi o piccioni rappresenta senz’altro il nemico più temibile.
Con le sue numerose forme e sottospecie, il Pellegrino è quasi un uccello cosmopolita, abitando tutta l’Europa fino alle estreme regioni settentrionali, gran parte dell’Asia e dell’Africa, e le due Americhe dall’Alaska al Cile: mentre viene sostituito in Australia da una forma abbastanza simile, senza contatti riproduttivi con gli altri continenti.

Nelle regioni più nordiche e fredde è migratore, mentre altrove, come in Italia, è in prevalenza sedentario e nidificante nelle regioni continentali e insulari, comprese molte isole minori. Ama in generale gli strapiombi a picco sul mare, le pareti inaccessibili, quelle falesie marittime dalle quali può osservare agevolmente il passaggio degli uccelli migratori. Nidifica di preferenza non può rischiare però di schiantarsi al suolo, per tentare di piombare su qualche uccelletto troppo pigro e infingardo: perciò se vedrete il Falco saettare verso il basso, è molto facile intuire che si tratti semplicemente di una «finta» per indurre la preda a cercare scampo in volo, afferrandola poi, appena qualche istante dopo, un poco più in alto.

Ma qual è la velocità che questo «fuoriserie» dei Rapaci può davvero raggiungere? Per misurarla accuratamente, gli esperti hanno sperimentato i metodi più incredibili, persino lanciando dall’aereo un Pellegrino sulla preda, e poi inseguendolo in caduta libera e in picchiata, prima di aprire il paracadute. Ebbene, è certo che quel Falco può raggiungere, e forse perfino superare, i 300 km orari: una velocità impressionante, un vero e proprio record imbattuto, nel tanto variegato e sorprendente mondo della natura.