I primi orti e i primi erbari

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Nel tardo Medioevo, pertanto, il giardino diviene lo spazio in cui accanto ad ortaggi ed erbe medicinali sono presenti anche piante da fiore e da fogliame: nasce l’hortus conclusus o hortus inclusus.
Le piante medicinali durante tutto il Medioevo sono ancora di grande interesse e vengono ospitate particolarmente presso i monasteri ove costituiscono l’hortus simplicium, per la preparazione di infusi, creme e unguenti a scopo farmaceutico. Alla fine del Rinascimento l’hortus simplicium si evolve in hortus botanicus, cioè in un vero e proprio centro di studio e di insegnamento delle scienze botaniche e pertanto sono annessi alle Università.

I primi Orti Botanici in Italia furono quelli di Padova nel 1545 e di Firenze e di Pisa nel 1555. Di fatto gli Orti Botanici rappresentano il potenziamento e l’organizzazione istituzionale degli studi sulle erbe medicinali ed utili, prerogativa prima di pochi studiosi o di comunità religiose. Gli Orti botanici dunque rappresentano da una parte la continuazione della tradizione classica di coltivazione di piante medicinali e dall’altra la diffusione della conoscenza a tutti gli strati sociali mediante l’istituzione di corsi d’insegnamento di Botanica.
Da qui scaturisce un allargamento degli studi botanici anche alle piante di cui non erano noti gli usi e gli Orti Botanici diventano centri specializzati per lo studio, la caratterizzazione, la descrizione e denominazione delle piante. Nella seconda metà del XV secolo la scoperta e lo sviluppo delle tecniche di stampa permettono la pubblicazione di manoscritti botanici antichi in cui vengono tradotti e commentati i contenuti di opere classiche con la produzione di erbari le cui illustrazioni risultano poco accurate e spesso non corrette ed in cui sono presenti numerose inesattezze tassonomiche delle specie descritte. Una nota opera stampata intorno al 1481 è l’«Herbarium Apuleii Platonici», riproduzione basata probabilmente su un manoscritto del V o VI secolo in cui sono riportate e tramandate nel tempo le informazioni e le illustrazioni di opere antiche.
Nel XV secolo si hanno solo riproduzioni di vecchie conoscenze sulle piante ma nessun rinnovamento degli erbari e delle nuove scoperte in campo botanico. Così l’«Hortus sanitatis» di Meydenbach stampato nel 1491 tratta esclusivamente di piante d’interesse medicinale e tutta la produzione libraria della fine del XIV e XV secolo si basa sulla descrizione ed illustrazione di piante ad uso farmaceutico. Il fatto che lo studio delle piante era rivolto essenzialmente alle piante utili e che l’interesse maggiore fosse rivolto a quelle medicinali spiega come molti botanici siano stati dei medici.
Nel 1540 il botanico Luca Ghini ha la geniale idea di produrre una collezione d’esemplari secchi (exiccata) di piante medicinali in modo da poter osservare le caratteristiche morfologiche e l’esattezza tassonomica delle piante medicinali coltivate dando luogo alla nascita dei primi erbari secchi.
La fine del quarto decennio del XVI secolo e l’inizio del successivo segnano una svolta verso una vera e propria scienza botanica con opere quali «New Kreutter Buch» del 1539 di Hieronimus Bock detto Tragus, «Historias plantarum et vires» del 1541 e «Catalogus plantarum» del 1542


di Conrad Gesner e «De historia stirpium» del 1542 di Leonard Fuchs.

Non è casuale il fatto che le più importanti innovazioni nel campo delle scienze botaniche in questo periodo sono compiute da uomini di fede protestante aperti alla osservazione ed alla conoscenza, non vincolati alla concezione del valore strumentale o anche simbolico delle piante quale espressione della volontà di Dio e di cui gli uomini potevano disporre.
Anche in Italia, parallelamente all’istituzione degli Orti botanici, sono pubblicati erbari figurati importanti quali «Metodi cognoscendorum simplicium libri tres» del 1559 di Bartolomeo Maranta, «Semplici» del 1561 di Luigi Anguillara, professore di Botanica e direttore dell’Orto botanico di Padova, e «Adnotationes ad Dioscoridem» di Valerio Cordo, pubblicato nel 1561 alcuni anni dopo la sua morte prematura.

Il vero decollo e sviluppo della botanica si ebbe alla fine del XVI secolo allorquando botanici di tutta l’Europa quali P. A. Mattioli di Siena (1501-1577), Andrea Cisalpino di Firenze (1509-1603), Ulisse Aldovrandi di Bologna (1522-1605), Fabio Colonna di Napoli (1560-1640), Rembert Dodeus (Dodoneo) nato a Mechelen in Belgio nel 1517 e morto a Leida nel 1585, Charles de l’Escluse (Clusio), Mathias de l’Obel (Lobelius), nato in Francia a Lille, segnarono il vero progresso della botanica quale scienza.

Alla fine del XVI secolo l’Uomo è in grado di osservare, studiare, interpretare la natura nelle sue componenti e, come per tutte le altre scienze, anche per le piante viene avviato un nuovo metodo di indagine scientifica basata principalmente sul metodo sperimentale galileiano, proseguita sino ai nostri giorni. Gli Orti botanici divengono quindi centri importanti d’introduzione e coltivazione di nuove piante da tutto il Mondo e sede di denominazione delle nuove specie. Si ritiene che Linneo abbia studiato e denominato migliaia di specie introdotte nell’Orto botanico di Uppsala da molte parti del mondo. Gli Orti Botanici divengono sempre più i centri ove campioni di piante sono analizzati, illustrati, descritti in tutti i particolari compreso sinonimie, distribuzione geografica, denominazione e classificazione delle specie nuove. Un Orto Botanico inoltre si discosta dagli altri giardini non solo per essere centro di ricerca ma anche per i cartelli tassonomici di ciascuna specie presente riportanti l’indicazione del nome specifico e dei più importanti livelli gerarchici, come la famiglia.

Cartello tassonomico presso l’Orto Botanico dell’Università di Bari, riportante il binomio specifico, la famiglia, il nome volgare, la forma biologica, il periodo d’antesi, le proprietà e le parti usate di una pianta medicinale.Il Codice Internazionale di Nomenclatura impone tra l’altro l’obbligo di conservare permanentemente il campione tipo rappresentativo della definizione del taxon. Gli Orti Botanici inoltre provvedono alla costituzione d’erbari secchi in cui sono custodite collezioni di campioni dei taxa (exiccata) della flora regionale, nazionale ed esotica. L’impianto delle specie in un Orto Botanico può essere basato su un ordinamento sistematico o tassonomico in cui le specie sono ordinate secondo i gruppi nei diversi sistemi definiti e proposti dai più noti botanici sistematici. La disposizione delle


piante può essere quindi attuata seguendo i primi sistemi artificiali come quello di Tournefort o quello sessuale di Linneo o i sistemi naturali basati sulla naturale evoluzione come quello di Brown a Londra, di Endlicher a Vienna, di De Candolle a Ginevra, di Hookers a Kew e di Engler a Berlino sino ai più moderni sistemi filogeneteci di Bessey nel Nebraska o di Cronquist a New York.


Particolare di campioni di exiccata ordinati secondo il genere presso l’erbario dell’Orto Botanico dell’Università di Bari.

In tutti i casi gli Orti Botanici sono il riflesso delle idee e degli studi degli architetti della sistematica e rispondono pienamente alla evoluzione degli studi nel tempo.


Particolare del settore sistematico relativo alle Palmae nell’Orto Botanico dell’Università di Bari.

Verso la metà del XIX si affaccia una nuova idea circa la sistemazione delle piante secondo la quale le specie non vengono impiantate secondo un ordine sistematico ma secondo la loro naturale aggregazione con la riproduzione abbastanza fedele della composizione floristica e della struttura della vegetazione.


Particolare di una formazione vegetale delle Murge di S-E (Puglia) nell’Orto Botanico di Bari, in cui le specie sono distribuite secondo un’aggregazione naturale.

La nuova idea ha un primo avvio con la realizzazione di piccole roccaglie con la tipica flora dei dirupi e dei suoli rocciosi per poi passare alla realizzazione di paesaggi caratterizzati da ben definiti tipi di vegetazione.


Particolare della roccaglia delle specie della flora esotica neotropicale nell’Orto Botanico dell’Università di Bari.

Un esempio di megalomania è quello dell’Orto Botanico di Berlino ove Adolf Engler e suoi collaboratori hanno realizzato, su una superficie di 22 ettari, una sezione fitogeografica in cui all’aperto sotto le condizioni climatiche di Berlino sono presenti formazioni vegetali e tipi di vegetazione delle diverse regioni della Terra.