I raggi Uv e la fotoprotezione

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( Responsabile Settore Tecnico Promozione e produzione delle attività e dei servizi della Direzione Arpat )

Ogni anno nel mondo, secondo dati Oms, insorgono tra i due e i tre milioni di tumori della pelle di tipo non-melanoma e approssimativamente 130.000 di casi di tipo melanoma seguendo un trend in crescita dal 1970. In Italia la stima dei melanomi e dei decessi ad essi attribuiti, sebbene approssimativa, si aggira sui 7.000 casi all’anno, per non parlare dei danni permanenti e irreversibili agli occhi.
Ad oggi è ormai un dato scientifico la correlazione tra elevata esposizione al sole e insorgenza di patologie tumorali della pelle. Questi sono i dati che fanno da sfondo a qualsiasi iniziativa di informazione sulla protezione dai raggi ultravioletti solari e per una corretta e benefica esposizione al sole. I raggi ultravioletti coprono l’intervallo di spettro elettromagnetico che va, parlando in termini di lunghezza d’onda, da 100 a 400 nm.
Com’è esperienza comune di chiunque abbia assistito ad una pubblicità di centri benessere con solarium artificiali, i raggi ultravioletti sono classificati in base alla loro lunghezza d’onda in:

? raggi Uva da 315 a 400 nm;
? raggi Uvb da 280 a 315 nm;
? raggi Uvc da 100 a 280 nm.

I raggi Uvc e gran parte degli Uvb sono assorbiti dai componenti dell’atmosfera terrestre (ozono, ossigeno, vapore acqueo…) facendo sì che al suolo giungano fondamentalmente raggi Uva con una bassa percentuale di raggi Uvb.
I fattori «macroscopici» e direttamente osservabili da chiunque che maggiormente influenzano la quantità di raggi Uv a cui siamo sottoposti, sono essenzialmente la copertura nuvolosa, l’altezza a cui ci troviamo (un aumento approssimativo del 4% ogni 300 metri di altezza), l’ambiente che ci circonda (la riflessione dei raggi solari, detta tecnicamente albedo, varia in funzione dei materiali e della loro geometria, per esempio la neve riflette fino all’80% dei raggi Uv che arrivano alla superficie) e l’ora in cui ci espone al sole (il 60% degli Uv «cade» tra le 10 e le 14 di ogni giorno).
È esperienza comune che «ci si scotta» solo dopo aver superato una soglia limite di esposizione al sole che dipende fortemente dalle caratteristiche personali e dalle condizioni meteorologiche, ed è un dato scientifico che alle diverse lunghezze d’onda è associato un diverso potere di «creare danni», si pone allora il problema di come quantificare oggettivamente «quanti raggi Uv» cadono alla superficie con un indice semplice tenendo conto della qualità (la lunghezza d’onda) degli stessi per poi, in base alle caratteristiche personali, mettere in atto gli opportuni accorgimenti e protezioni.

L’Indice Uv descrive «quanta radiazione solare» di tipo Uv cade sulla superficie tenendo conto anche del potere di «creare danni» a seconda della lunghezza d’onda. L’indice Uv (UvI) parte dal valore 0 a salire: più alto è l’indice più elevata è la possibilità che la radiazione solare crei danni alla pelle e agli occhi e conseguentemente minore è il tempo limite di esposizione in sicurezza.
È ancora esperienza comune che a parità di


esposizione al sole si scottino più facilmente le persone di carnagione chiara che individui con carnagione scura: il rischio dipende dalle caratteristiche genetiche del singolo che si esplicano nelle varie tipologie di pelle, colore degli occhi e dei capelli… Diventa quindi essenziale poter conoscere il tempo limite per esporsi in sicurezza al sole in rapporto all’Indice Uv, alle proprie caratteristiche personali e all’eventuale crema protettiva utilizzata.
Lo standard europeo utilizzato come indice di fotoprotezione solare è lo standard Colipa e va da 60 a diminuire a seconda dell’efficacia dello schermo stesso.