Il meeting ministeriale di mercoledì sulle prospettive future del Protocollo di Kyoto e Post Kyoto

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Nella giornata di mercoledì al meeting ministeriale si è discusso sulle prospettive future del Protocollo di Kyoto e Post Kyoto

Il segretario esecutivo Unfccc: la signora Joke Waller-Hunter, il direttore generale Unep. Klaus Topfer, a nome del segretario generale delle nazioni Unite: Kofi Annan, ed il Presidente dell’Argentina Nestor Kirchner, hanno aperto al discussione esortando i governi di tutti i Paesi a procedere con azioni incisive sul fronte della riduzione delle emissioni di gas serra e hanno esortato i governi dei Paesi industrializzati ad aiutare, sia con risorse finanziarie sia di know how, i Paesi più poveri del mondo, che sono anche quelli più vulnerabili ai cambiamenti climatici, ad adattarsi ai cambiamenti del clima. I rappresentanti delle agenzie e delle istituzioni delle Nazioni Unite (Wmo, Ipcc, Undp, Unccd, World Bank, ecc) pur con varie sfumature hanno sottolineato la necessità e l’urgenza di procedere a sostanziali riduzioni dei gas serra dopo il 2012 per limitare l’innalzamento della temperatura media globale a valori che non portino ad effetti drammatici o irreversibili sull’ambiente e lo sviluppo umano

La discussione

Alcuni Paesi industrializzati come la Germania, il Lussemburgo ed altri, raccogliendo la proposta degli ambientalisti raggruppati sotto le sigla Can (Climate Action Network), hanno detto che è assolutamente necessario contenere l’aumento del riscaldamento climatico entro i 2°C (concentrazione della anidride carbonica atmosferica al di sotto di circa 450-500 ppm), se vogliamo evitare conseguenze drammatiche e imprevedibili. Tuttavia, per raggiungere questo obiettivo le emissioni globali di gas serra devono essere indiscutibilmente dimezzate entro e non oltre l’anno 2050. Di conseguenza, nel processo del post-Kyoto, bisogna stabilire, sotto forma di obbligo legalmente vincolante, un obiettivo intermedio di riduzione per il 2020. In questo processo sia gli USA sia i paesi invia di sviluppo non possono chiamarsi fuori o evitare di impegnarsi fattivamente.
Il Qatar, parlando a nome di alcuni paesi arabi, ed il Brasile, a nome di Paesi in via di sviluppo emergenti, hanno invece sottolineato che non si può chiedere ai Paesi in via di sviluppo di assumersi qualsivoglia obbligo, prima che tutti i Paesi sviluppati abbiano assolto a tutti i propri obblighi. Non si può neanche chiedere di rallentare o di penalizzare lo sviluppo di questi paesi fino a quando le loro condizioni di sviluppo non raggiungano livelli confrontabili con quello dei Paesi industrializzati.
Irlanda, Francia. Svezia, Canada e altri Paesi hanno invece cercato di trovare una linea di mediazione fra queste diverse visioni, sottolineando che non è necessario stabilire già da subito quale dovrà essere il post-Kyoto, ma è necessario, invece, già da subito, aprire, attraverso una azione multilaterale, un sereno ed opportuno dialogo, confrontandosi sul post-Kyoto senza pregiudiziali di principio.
I Paesi in via di sviluppo più poveri come il Benin, Nepal, Bangladesh, Trinidad e Tobago, ecc. hanno insistito sulla urgenza, ancor prima di parlare del post-Kyoto, di procedere quanto prima alle azioni di adattamento ai cambiamenti del clima nei Paesi più poveri, perché i cambiamenti climatici sono già in atto ed i disastri


climatici in aumento con danni da record provocati dagli uragani, tifoni ed alluvioni di quest’anno.
Alla fine della discussione non si è raggiunta alcuna conclusione formale o operativa. L’unica conclusione che si può sottolineare è quella che tutti i Paesi, pur con i loro distinguo ed i loro particolari interessi, sono perfettamente consapevoli che il processo di Kyoto non può finire al 2012 e che impegni ed azioni più decise e più forti devono comunque essere attuate dopo il 2012. Quali decisioni assumere nel merito e come assumerle nel metodo è un problema che cercherà di dipanare la presidenza Unfccc che sottoporrà la bozza di un documento finale per venerdì 17, in sessione plenaria.