Il rapporto tra i turisti e la natura del Ticino

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Uno dei temi centrali della fruizione turistica di un’area protetta è il rapporto tra le varie componenti naturali (habitat, flora, fauna) ed i visitatori.
Quali sono gli aspetti naturalistici e ambientali di maggior attrazione della Valle del Ticino? Come si evidenzia il loro rapporto con il Parco? Come «usano» la natura i turisti del Ticino?
Potremmo dire che, per il visitatore (soprattutto se nuovo della zona), la «prima impressione» del Parco del Ticino è data proprio dal suo paesaggio agrario, dalle risaie e campi di mais, dai prati e dai pioppeti, dalle siepi e dai filari posti tra le sue cascine e lungo le rogge ed i fossi ai bordi della fittissima rete di strade bianche.
Va poi ricordato come l’agroecosistema del Ticino non sia uniforme e presenti diversi livelli di interesse e di valore, sia ambientale-paesaggistico, sia fruitivo. In tal senso i prati stabili, i filari di gelsi, salici od aceri maturi a capitozza e soprattutto le marcite (quest’ultime colture tradizionali ormai quasi scomparse dal contesto locale) costituiscono gli elementi del paesaggio agrario più pregiati.
Il ruolo del paesaggio agrario, soprattutto se di tipo tradizionale (con i segni della rotazione colturale) od estensivo, non è solo estetico ma anche ecologico. La sua composizione ecosistemica è in grado o meno di attirare specie animali anche di notevole interesse e tra l’altro in diminuzione in tutta Europa. Tra l’altro questo tipo di agroecosistema è in grado di valorizzare enormemente l’offerta agrituristica che, negli ultimi anni, appare in decisa espansione anche nel Parco del Ticino. Pertanto gli ambienti agrari, sono esse stesse un vero elemento di attrazione per svolgere varie attività soprattutto di tipo ricreativo. In particolare la loro frequentazione può essere molto adatta a quell’utenza «tranquilla» che ha bisogno di muoversi in situazioni facilmente accessibili e che chiede soprattutto momenti di relax e svago senza troppe pretese, quali le famiglie con bambini piccoli, gli anziani o i disabili.
Gli elementi naturalistici presenti nel Parco di attrazione e valenza per il visitatore sono poi quelli legati allo stato di conservazione degli habitat naturali ed alle popolazioni animali e vegetali che in essi vivono. In tal senso le numerose aree a riserva integrale ed orientata, costituiscono indubbiamente un richiamo per quella fascia di visitatori che potremmo realmente definire come ecoturisti. Ovvero coloro che giungono nel Parco con l’obiettivo prevalente (ma di rado unico) di osservare la fauna, la flora e l’ambiente naturale. Per quest’utenza (birdwatchers e naturalisti) le stagioni migliori sono la primavera e l’inverno; se possibile evitano i giorni festivi (almeno le domeniche) ed i luoghi più frequentati, con l’eccezione dei principali «centri faunistici» (C.na Venara, la Fagiana e bosco G.Negri) che comunque rappresentano un «must» per questi appassionati. Così come le cinque otto garzaie attualmente presenti nella valle del Ticino e che costituiscono un elemento di indiscutibile richiamo. Tra esse la garzaia della Zelata è quella più nota e più accessibile, almeno a distanza di «binocolo», soprattutto nelle fasi iniziali della riproduzione (febbraio-marzo), quando gli aironi sono osservabili a distanza senza


troppa interferenza del fogliame. Questi visitatori specializzati in molti casi giungono anche per osservare alcune specie che nel Ticino trovano gli habitat più accessibili vicino alle grandi città della pianura Padana occidentale. E’ il caso ad esempio dell’endemica Rana di Lataste, del Picchio rosso minore od anche del Colino della Virginia, un Fasianide per il quale la valle del Ticino costituisce il centro dell’areale italiano. In inverno le grandi concentrazioni di anatre, gabbiani e cormorani sono un altro elemento di richiamo, mentre il corso del fiume, soprattutto in alcuni punti strategici (es. ponte di barche di Bereguardo o imbocco con il lago Maggiore Sesto Calende) è in grado di offrire incontri inattesi anche con specie rare in particolare durante i periodi delle migrazioni autunnali e primaverili.
Un cenno meritano infine tutte quelle categorie, di cui si è accennato in precedenza, di «fruitori d’uso» degli elementi naturali, come i pescatori, i cacciatori o i raccoglitori di funghi. Queste utenze si staccano comunque, per modalità e tempistica di fruizione, dagli altri turisti generici pur appassionati di natura e in molti casi non si considerano neppure dei «turisti». Il loro approccio consumistico verso alcune risorse naturali li pone non di rado in conflitto con l’Ente gestore o con alcuni competitori naturali (es. cormorani per i pescatori o volpi e faine per i cacciatori) e la loro gestione si allontana da quella più tipicamente turistica.
Tra gli ambienti naturali del Ticino che costituiscono elementi di attrazione per i visitatori, non vanno poi dimenticati quelli legati alla presenza dell’acqua. Il rapporto tra la fruizione turistica e l’acqua è spesso centrale e molti fruitori possono essere inquadrati in varie categorie: i bagnanti (effettivi e «a secco», ovvero appassionati più della tintarella che dell’acqua), i barcaioli (sportivi e da diporto), i cercatori d’oro, i pescatori, ecc. L’acqua a questo punto diventa una risorsa, diretta ed indiretta, per svolgere le diverse attività di fruizione che attirano il turista sul Ticino. Senza dimenticare gli aspetti estetici ed emozionali che sono legati all’acqua: molta gente arriva sul fiume anche solo per passeggiare godendo del paesaggio e delle sensazioni che la presenza dell’acqua è in grado di comunicare. Inoltre essa è un fortissimo elemento di identità ed unità del paesaggio stesso.