L’incredibile pasticcio nucleare

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Un lettore (Paolo Fornaciari) ci invia questa «sintesi/parere» sul caso delle scorie nucleari. Ve la proponiamo, può essere utile per sollecitare altri interventi o pareri nel nostro forum.

Dopo venti anni che se ne parla, improvvisamente il problema della individuazione del sito per la sistemazione delle scorie radioattive diventa urgente e indifferibile. Perché? Bisogna risalire al 14 dicembre 1999, quando l’allora ministro all’Industria on. Pierluigi Bersani, annuncia in una conferenza stampa che l’Italia, dopo aver intrapreso negli anni passati un impegnativo programma nucleare, ha deciso di interromperlo (decisione che non risulta presa), e non più continuarlo; che l’obiettivo da perseguire è quello della disattivazione accelerata di tutti gli impianti nucleari dismessi, saltando la fase di messa in custodia protettiva passiva, in base al principio etico di non trasferire sulle future generazioni gli effetti onerosi delle scelte effettuate; che per reperire i fondi necessari (indicati in 7.000 miliardi in 20anni), si attingerà a «due salvadanai», lo specifico fondo accantonato dall’Enel (1.300 miliardi) e il sovrapprezzo sul kWh a carico degli utenti dell’Enel.
Una iniziativa prematura (non essendo stato individuato il sito per la sistemazione dei rifiuti radioattivi), inutilmente costosa, con maggiori rischi di radioprotezione (per le più elevate dosi attuali), contraria alla prassi internazionale (generalmente si attendono 60 o più anni) e soprattutto «illegittima», essendo priva di preventiva autorizzazione formale.
La formalizzazione della decisione avverrà solo con il decreto Letta del 7 maggio 2001 che affida l’incarico di provvedere alla disattivazione accelerata di tutti gli impianti elettronucleari dimessi entro venti anni, alla Sogin, ma intanto e per 18 mesi l’azione di smantellamento delle centrali nucleari di Caorso e Trino Vercellese era continuata senza autorizzazione alcuna.
La questione dello smantellamento della centrale nucleare di Caorso, è stata proprio gestita male.
Cinquanta anni fa Enrico Mattei, incaricato dal Governo di allora di liquidare l’Agip, disubbidì e costruì un impero. Il Presidente della Sogin, generale Carlo Jean, da buon militare ha detto invece ubbidisco ed ha iniziato l’opera di smantellamento della centrale nucleare di Caorso. Subito è emerso il problema della sistemazione delle scorie radioattive. Il Sindaco di Caorso, Daniele Nastrucci non le vuole nel suo Comune. Interviene allora il Governo che con decreto del Consiglio dei Ministri del 13 novembre 2003, individua in una miniera di salgemma a Scanzano Jonico in Basilicata il sito più idoneo sulla base della conformazione geologica e delle caratteristiche sismo-tettoniche. Immediata la protesta del Sindaco di Scanzano Jonico, Mario Altieri e della popolazione locale che organizza blocchi stradali e ferroviari, sia perché altre Regioni in precedenza interpellate (Puglia e Sardegna?) si erano rifiutate, sia per la mancata consultazione che per le forti perplessità espresse dal Presidente Enea e premio Nobel, Prof. Carlo Rubbia «Non esiste oggi la certezza ? afferma Rubbia ? che il sito di Scanzano Jonico sia adeguato alla sistemazione definitiva, specialmente nei residui di alta attività e a vita medio lunga». Parere diverso da quello espresso dal geologo prof. Enzo Boschi: «Se si scarta Scanzano allora il deposito geologico non si


farà più da nessuna parte».
In soccorso al suo Presidente, interviene il Direttore Generale Enea ing.Giovanni Lelli, che propone una sistemazione, in via temporanea, dei rifiuti radioattivi nel Centro di Ricerca Enea della Casaccia a Bracciano. Apriti cielo: questa volta è il Sindaco di Roma, Walter Veltroni, a protestare: «Mi sembra del tutto ovvio ? afferma Veltroni ? che un posto così vicino a una città di due milioni e mezzo di abitanti, è il sito meno adatto per stoccare scorie nucleari» e il Presidente della Regione Lazio, Francesco Storace definisce la proposta una provocazione e aggiunge: «Quel dirigente dell’Enea deve andarsene».
Ma come si fa a pensare che un Sindaco e la popolazione locale possano accettare la realizzazione del sito nucleare a casa loro, quando i massimi responsabili del progetto ? ci riferiamo al generale Carlo Jean, Presidente Sogin nonché Commissario straordinario per la scelta del sito e al ministro dell’Ambiente, on. Altero Matteoli, parlano di «pattumiera nucleare» a Scanzano il primo e di «bomba innescata» a Caorso il secondo, che per giunta si appresta a richiedere a Bruxelles il permesso di inviare le scorie all’estero. E non in Svizzera o in Slovenia, ma addirittura in Canada, forse perché il Canada è più lontano, ricevendo applausi e consensi da Ermete Realacci, Presidente onorario di Legambiente!
La maldestra gestione della individuazione del sito nazionale, i differenti pareri degli esperti, i titoli dei giornali ? cimitero nucleare e spazzatura radioattiva ? la mancata consultazione e la conseguente rivolta popolare, inducono il Governo ad un ripensamento. Il testo dell’emendamento al decreto legge elimina il riferimento diretto al Comune di Scanzano Jonico, affidando ad una Commissione tecnico-scientifica composta da sedici membri, esperti di «elevata e comprovata autorevolezza», la individuazione del sito a far data da un anno dall’entrata in vigore della legge di conversione. Ma non sarà certo facile trovare un’altra Regione disponibile, né risolvere il problema in tempi stretti.
Laconico e caustico il generale Jean, sentendosi scavalcato dalla prevista Commissione: «Per esperienza – ha dichiarato intervenendo ad un Convegno di Greenpeace ? quando si vuole affossare un problema si crea una commissione». C’è solo da augurarsi che gli esperti della annunciata Commissione, siano veramente di «elevata e comprovata autorevolezza».
Eppure tutto questo pasticcio si sarebbe potuto evitare. Come? Semplicemente interrompendo immediatamente l’opera vandalica dello smantellamento accelerato delle centrali nucleari di Caorso e Trino Vercellese e procedendo invece ad un rapido riavvio. Non ci sarebbero, e per molti decenni, scorie radioattive da sistemare, i tre Sindaci sarebbero più tranquilli, la spesa sarebbe il 5% di quanto costerebbe al Paese lo «smantellamento accelerato»e l’energia elettrica sarebbe prodotta a 40/50 lire/kWh, quando alll’Enel costa almeno tre volte tanto produrla. Proprio in questo senso si appresta a deliberare una mozione urgente, il Consiglio Comunale di Milano, invitando il Governo: «A tornare al più presto sull’infausta decisione di rinunciare all’energia nucleare, presa sotto una forte spinta emotiva e in maniera non razionale, e pertanto di riavviare le centrali dismesse ancora agibili e di cominciare


lo studio per nuovi impianti con le tecnologie più moderne e sicure oggi disponibili». Un messaggio importante da Milano al Governo e al Paese: da Milano, perché fu proprio il capoluogo lombardo cinquanta anni fa, con il Presidente Edison, Giorgio Valerio a impostare il progetto della prima centrale nucleare di Trino Vercellese (superata sul filo di lana dalla centrale Eni di Enrico Mattei a Latina) e a lanciare con il Cise di Mario Silvestri, la ricerca nucleare applicata nel nostro Paese.