La coda avvelenata della scelta nucleare

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( Legambiente Basilicata )

Da sempre le scoperte scientifiche sono state utilizzate da coloro che detengono il potere per rafforzare sempre più la loro posizione di comando.
A contrapporsi all’uso di comando della scienza c’è solo, può essere solo, il controllo democratico dei cittadini.
Per nostra fortuna esistono studiosi, scienziati, giornalisti che hanno fatto una scelta dalla parte giusta, da Giorgio Nebbia a Giovenale, a Rifkin, a Goldsmhit, a Chomsky, a Giulietto Chiesa e così via.
L’uso delle risorse e delle merci per fini di dominio è stato descritto da diversi ricercatori e politici ed i loro punti di vista sono di grande utilità per comprendere la fase attuale di conferma e rafforzamento della scelta nuclearista da parte dei dominatori della economia mondiale.
Le prospettive che il Pianeta e tutti i suoi abitanti vedono davanti sono quelle di un veloce rafforzamento della prepotenza occidentale e capitalistica su tutto il resto del Globo.
La curva discendente della risorsa energetica fossile, descritta da Rifkin in Economia all’idrogeno, che garantisce per pochi decenni ed a costi sempre maggiori le forniture ed i funzionamenti delle ?macchine? (intese non solo come automobili, ma più giustamente come ?meccanismi che si attivano utilizzando energia e producendo merci ? corrente elettrica, benzina, plastiche, armi, televisioni, etc.-), impone alle nazioni del Nord ricco del Mondo di riavviare l’uso massiccio del nucleare anche per superare le fastidiose contraddizioni della ?iniqua distribuzione? del petrolio e del gas in troppe Nazioni diverse.
Le guerre nei Paesi del Medio oriente, che è indispensabile fare per gestire direttamente gli ultimi decenni di disponibilità del petrolio, sono impopolari, distraggono il mercato, contraggono alcuni tipi di consumi. Le attuali ricerche e tecnologie sul nucleare, se da un lato hanno subito pesanti colpi dalla stessa applicazione ignorante del nucleare tanto da produrre incidenti molto più gravi ed ingestibili di qualunque altra tecnologia, pure risultano da riavviare nei prossimi decenni con maggiore concentrazione e controllo della gestione in tutte le sue fasi. La prospettiva del governo mondiale in mano a pochissimi soggetti economici (quelli che si incontrano a Davos e simili per intendersi, oltre il WTO, oltre la Banca Mondiale, sopra le borse di N. Y. e Tokyo), affiancati da amministrazioni politiche sinceramente amiche, impone una diversa e più articolata gestione della Terra.
Le prospettive economiche in Occidente sono di fatto limitate, abbiamo raggiunto una capacità di consumo difficilmente superabile; il Sud del Mondo per i prossimi decenni non è un buon mercato se non di braccia ed è un luogo buono dove far trovare soddisfazione alle ?anime belle?; il disfacimento della URSS è stato gestito molto male ed ancora per molti anni non saranno in quelle aree in grado di essere buoni consumatori; il vero mercato dei prossimi decenni sarà l’Oriente, la Cina. Ma alla Cina bisogna avvicinarsi da più lati, con diverse opzioni, per gradi successivi di approccio, forse fino alla guerra.
Da subito però è necessario assumere il controllo diretto dell’ultimo petrolio fuori dagli USA senza danneggiare ancora di più l’amico Putin (che domani di ciò ringrazierà),


e quindi la gestione militare e politica del Medio Oriente è all’ordine del giorno, si deve praticare oggi.
Il controllo militare e politico del Medio Oriente non può essere attuato solo con mezzi tradizionali, è necessario garantirsi il futuro anche dopo il petrolio. Assisteremo nei prossimi anni al rilancio del nucleare quale fonte energetica prevalente nel bacino del Mediterraneo.
La gestione del nucleare è, oggi più che mai, affare militare; è tutta dentro una strategia militare di controllo dei Paesi, dei Cittadini e svincolerebbe nel domani prossimo venturo da qualunque forma di controllo democratico delle risorse (non è possibile una seria univoca gestione del Mondo se ogni volta bisogna sentire come la pensano i Cittadini, e che è? Mica si può esagerare con la democrazia! Avete già la libertà di scegliere tra Coca e Pepsi, è vero che non potete più scegliere tra Fiat e General Motors, ma ci sono cento e più modelli di auto in giro!).
Come c’entra l’Italia in questo strategia perversa ma con molti elementi di realtà? (vedi Giulietto Chiesa e la sua Guerra infinita)
Nel momento in cui l’Italia ha dimostrato solennemente di voler essere amico fedele, compagno d’armi e di affari, è riuscita a rientrare nel gioco militare di futuro dominio del Mondo, certo con un ruolo tutto subalterno e di servo.
Da subito l’Italia deve aggiornare i suoi meccanismi politici, deve ridurre le forme di partecipazione popolare, di democrazia, ed in questo anche la scuola dovrà adeguarsi. Bisognerà semplificare le procedure di formazione del consenso e per questo i giornali e le televisioni sono indispensabilmente da concentrare. L’apparato militare deve avere nuovi compiti, basta con la difesa (non ci sono più nemici alle nostre frontiere), è necessario che l’Italia dia il suo contributo ad esportare ed imporre le merci dei padroni del Nord (merci prodotte anche nel Sud, può essere utile e costa meno! E soprattutto se quegli ingrati del Sud si decidessero a comprare le merci imposte visto che sono pagati per consumarle oltre che per produrle). Questo è il senso della ultima seria uscita di Berlusconi a proposito della esportazione della democrazia.
Ed ancora, in Italia il rilancio del nucleare sta in questo ragionamento.
Nessuno spazio, in questa prospettiva, alle energie rinnovabili al solare, all’eolico.
La fine del petrolio vale anche per noi e non rimane che riproporre seriamente il nucleare, con tutte le garanzie di controllo politico e militare.
Nella strategia di dominio in fase di attuazione nel Medio Oriente noi Italiani, portaerei del Mediterraneo, dobbiamo adeguarci.
L’Italia è la base più vicina, politicamente e logisticamente, alle mire di dominio americano. Persino gli Inglesi sono materialmente e di fatto più lontani. Nessuno dei Paesi alleati e del Medio Oriente offre oggi maggiori garanzie del governo italiano.
Possono sembrare piccoli passi, ma sono tappe di un percorso deciso sulla testa degli Italiani, raramente consapevoli, a volte apparentemente ignoti.
La presenza militare americana nel Mediterraneo ha la necessità e la possibilità di rafforzarsi in Italia, considerate le


garanzie politiche che il nostro Paese da. E’ necessario avanzare alcune basi strategiche dal versante tirrenico (La Maddalena, La Spezia, Livorno, etc.) verso l’Oriente, e quindi nei prossimi anni si dovranno rafforzare Taranto (rendendola idonea a ospitare i sommergibili nucleari), Brindisi, Sigonella. Questo consentirà di ridurre i tempi di percorrenza dei mezzi offensivi strategici e di rimodulare le basi tirreniche quali più opportune sedi di supporto. Le operazioni militari di ridispiegamento in posizione più avanzata non possono, ancora, avvenire senza una forte copertura civile e politica. Nei prossimi anni si dovrà incrementare la domanda di energia di punta (estate-inverno), si dovranno convincere i Cittadini della indispensabilità di almeno due o tre centrali di produzione di energia elettrica dal nucleare, di certo facendo ricorso a pesanti blak-out.

Si dovrà individuare, in area più avanzata possibile, un sito militare di produzione di energia dal nucleare, di riprocessamento e di stoccaggio. L’Italia meridionale nei prossimi decenni dovrà essere al servizio delle attività militari previste per il completo controllo delle risorse petrolifere che sono in calo e quindi con sempre maggior valore strategico sul mercato, almeno sino a quando non si sarà universalmente riconosciuto il primato del nucleare.
E’ proprio il nucleare, per la sua sensibilità, complessità, concentrazione, potenza, durevolezza, terrorismo intrinseco, per l’apparato militare e politico che sottende, a rappresentare lo strumento più idoneo per praticare il dominio mondiale.
Assisteremo nei prossimi anni a tentativi, sotto le più diverse forme, di far marciare questa strategia. I giochi e le potenze in gioco sono enormi. Non esiste apparato politico che possa intralciare, più di tanto, questo percorso.
Ancora una volta dovranno essere i Cittadini, e solo loro, in prima persona, mettendo davanti i figli a imporre percorsi diversi, come si è cominciato a fare in Basilicata.
I ragionamenti sono semplicemente complessi o complessivamente semplici.
Si tratta di non accettare i progetti fatti ed in via di attuazione da parte dei padroni del Mondo; di mettere in discussione la unicità del mercato, quella che chiamano globalizzazione.
Dovremo affrontare su molti piani la occupazione economico-politico-militare, la omologazione all’incremento dei consumi, alla produzione di merci, alla riduzione degli spazi di Democrazia.
In termini semplici ci tocca mettere in piedi forme di resistenza:
· Diffondere Democrazia, forme di responsabilizzazione e partecipazione organizzata dei Cittadini; diffondere dubbi, porre domande, esigere risposte, smontare la scienza di regime e le sue effimere certezze.
· Consumare meno e meglio è l’azione dal maggior valore politico e che più fa perdere la pazienza.
· Difendere e diffondere le diversità, dai semi di riso ai Popoli.
· Usare bene la scuola, che formi assieme alle famiglie ed alle Comunità, Cittadini attenti e non consumatori passivi.
· Usare il Sole, piantare Alberi.
· Applicare la tecnica della resistenza verso ogni forma di prepotenza nella gestione della nostra Terra e dei nostri Territori, dai pozzi di petrolio ai villaggi turistici.

Questo esercizio di Democrazia risulta fondamentale per le battaglie prossime e coloro che le interpretano come intralcio allo sviluppo dovrebbero riflettere sulle loro


responsabilità sociali e politiche nel percorso di omologazione nel quale vorrebbero costringerci, così rendendoci più deboli.
Tutti i Cittadini attivi e le Associazioni che si sono opposti alla realizzazione dei villaggi turistici sulla costa jonica lucana sono stati in prima fila ed hanno riportato le loro esperienze per allontanare il rischio della realizzazione del laboratorio nucleare di Scanzano. Eppure quello è stato un piccolo esempio di educazione alla Democrazia che i nostri governanti locali, quant’anche di centro sinistra, non hanno voluto vedere.
(In pratica ogni villaggio turistico, uguale ad ogni altro villaggio turistico, con gli stessi ritmi, le stesse animatrici, gli stessi condizionatori d’aria, per noi non è altro che una serie di passi in avanti verso l’incremento e la omologazione dei consumi, lo spreco delle risorse, il depauperamento del territorio e, forse pure incoscientemente, verso la guerra prossima ventura, altro che verso la sviluppo sostenibile. E, per come sono stati imposti, rappresentano anche una riduzione di Democrazia).