La conservazione della biodiversità

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Nel Mediterraneo la biodiversità è andata modificandosi nel corso delle ere geologiche, ha subito sensibili cambiamenti in tempi storici, dovuti alle differenti attività umane, e recentemente sta ulteriormente modificandosi in relazione al cambiamento del clima. La diversità biologica è espressione della vita sul pianeta e nelle sue differenti manifestazioni, da quella molecolare (diversità genetica) a quella a grande scala spazio-tempo (diversità ecosistemica), è fonte di cibo, fibre, medicinali, risorse nonché di servizi per il funzionamento della biosfera (riciclo dei nutrienti, rigenerazione atmosferica, regolazione del clima ecc.). Pertanto, il suo mantenimento costituisce un obiettivo prioritario da perseguire. Parallelamente agli effetti negativi prodotti sulla diversità biologica, l’uomo promuove azioni per la sua tutela e conservazione sia attraverso convenzioni internazionali sia attraverso regolamenti e legislazioni nazionali e/o regionali.
Sebbene la conservazione della biodiversità sia stata avviata con un approccio mirato alle singole specie minacciate e in pericolo di estinzione, ben presto si è compreso che non è possibile salvaguardare le singole specie senza proteggere l’habitat in cui esse vivono. Non ha senso la protezione della specie se non si conservano le caratteristiche delle acque in cui è adattata, i siti dove realizza la riproduzione, gli organismi di cui si ciba ed in generale la molteplicità delle condizioni e relazioni che ne consentono l’esistenza. Pertanto, si è andata sempre più affermando la convinzione di proteggere aree «naturali» (sempre più rare perché l’uomo, quasi ovunque, almeno in acque costiere, ha modificato le condizioni originarie) con particolari requisiti relativi agli habitat e alle specie ivi presenti. L’istituzione di aree marine protette (Amp), quando realmente protette e correttamente gestite, assolve all’obiettivo di conservazione della biodiversità in termini di habitat e di specie, anche di quelle più piccole e meno «gradevoli» e «utili» rispetto agli stereotipi umani di bellezza e utilità degli organismi viventi. L’istituzione delle Amp costituisce una misura robusta di conservazione della biodiversità di fronte alla variabilità dei fenomeni naturali e all’incertezza delle diagnosi sullo «stato di salute» dell’ambiente.
Le aree marine protette in Mediterraneo rappresentano un serbatoio straordinario di diversità biologica nonché punti strategici per gli equilibri degli ecosistemi marini. Specie e habitat sono protetti in queste aree che, quindi, fungono da centri di salvaguardia e di irradiazione di specie, di habitat (quando questi sono strutturati dalle specie, per esempio le praterie di Posidonia oceanica) nonché di risorse ittiche, sfruttate dall’uomo in aree non protette. Infatti, le aree protette determinano il fenomeno di «spillover» sia dei primi stadi di sviluppo che degli adulti.
Infatti, in seguito ai fenomeni riproduttivi, uova e larve possono essere trasportate dalle correnti anche in aree molto distanti; se gli organismi si sviluppano nell’area protetta, man mano che aumenta la loro taglia e la loro densità possono migrare in aree circostanti dove generalmente si realizza l’attività di pesca. Tali meccanismi forniscono biomassa sui fondi sfruttati arrecando benefici economici al settore pesca e compensando le perdite a breve termine che i pescatori possono subire nei primi anni di istituzione dell’area protetta.
Le aree protette facilitano il recupero dell’ecosistema in seguito ad


eventi catastrofici sia umani che naturali. In generale, un ecosistema «integro» è più resiliente (recupera più rapidamente) rispetto ad eventi di disturbo di un ecosistema in cui animali e piante sono sottoposti a stress persistenti. Pertanto, un’area protetta, con popolazioni a più alta densità, non solo può svolgere un’azione tampone rispetto ad eventi di disturbo, ma può permettere un recupero molto più rapido delle diverse funzioni ecosistemiche sostenute dalle differenti popolazioni.
Al tempo stesso, le aree marine protette offrono benefici al territorio su cui insistono incentivando l’uso sostenibile delle risorse tramite, ad esempio, lo sviluppo di forme di ricreazione e turismo compatibili con l’ambiente e soprattutto promuovendo l’educazione ambientale e la ricerca. Infine, in riferimento alle problematiche trattate in questo articolo, nelle aree marine protette il cambiamento climatico può essere studiato con effetti non influenzati da altre azioni antropiche che, come prima riportato, oltre agli effetti dannosi per l’ecosistema, complicano ulteriormente le dinamiche ambientali già di per sé alquanto complesse.