La Montagna sacra

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Se chiediamo del «Castagno S. Agata» sull’Etna, non tutti ne conoscono l’esistenza, ma se parliamo del «Castagno dei Cento Cavalli», un po’ a tutti viene alla mente la storia (tra realtà e leggenda) della Regina Giovanna d’Aragona che si riparò sotto le fronde del grande albero con il seguito dei suoi cento cavalieri. Secondo uno studio dell’Università di Torino il «Castagno dei Cento Cavalli» conterebbe oltre 2.000 anni, se così fosse, rappresenterebbe l’albero più vecchio in Europa.
Il «Castagno S. Agata» o «Castagno Nave» si trova in località Taverna-Sant’Alfio (Catania), la denominazione «Nave» in quanto il particolare della ceppaia rialzata assume la forma dello scafo di un veliero.
La provincia di Catania è ricca di «grandi alberi», dai Nebrodi al Calatino attraverso l’area propriamente detta «etnea» sono tantissime le essenze arboree meritevoli di attenzione, tra questi il Faggio di Monte Colla (Randazzo in provincia di Catania) circonferenza massima del tronco 8,4 m; diffusa la presenza di ulivi secolari nel territorio di S M. di Licodia, poco noto l’Ulivo Millenario di Motta S. Anastasia, cultivar Nocellara Etnea.
Una volta il Bosco di Santo Pietro (Caltagirone) era un tutt’uno con la Sughereta di Niscemi (Caltagirone), l’intensa attività agricola e i continui incendi hanno frantumato questo antichissimo ecosistema forestale, ricco di vetusti arborei, composto in prevalenza da Sughere (Quercus suber) e da Ilici (Quercus ilex), il Fondo Siciliano per la Natura qualche anno fa ha realizzato un Atlante dei Grandi Alberi presenti in detta area.
Recentemente anche la Soprintendenza BB.CC.AA. di Catania ha avviato uno studio con relativo censimento dei Monumenti vegetali presenti nella Provincia, con la finalità di attivare una banca dati funzionale.
Franco Tassi ha inciso indelebilmente nello nostre menti l’immagine del Grande Albero, dimostrando in modo incisivo e con poche parole che «questo» è la casa vivente del «mondo animale».
Una miriade di esseri piccoli e grandi gravita infatti attorno al vecchio patriarca, la sua sopravvivenza è un elemento essenziale del bosco (non meno che per gli esemplari adulti o i giovani germogli) cui è legata l’esistenza di una parte molto importante dell’ecosistema forestale. L’ex grande direttore del Parco Nazionale d’Abruzzo ci ricorda: «un albero che ha visto centinaia di stagioni vivendo in questo mondo così bello e mutevole fin dai tempi dei nostri più lontani antenati, rappresenta certamente un miracolo della natura e della vita, che merita in ogni caso d’essere preservato e difeso».
Attraverso questo messaggio intendiamo proporre una maggiore attenzione, tutela e valorizzazione dei «Patriarchi arborei», è indispensabile la sinergia con i tanti studiosi, ricercatori, istituzioni, volontari e semplici cittadini amanti della natura.
È ora che la società civile si mobiliti in modo deciso contro la persistente, cieca devastazione della natura e del paesaggio.