La natura della materia

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Nell’ambito delle «scienze naturali», il metodo scientifico si avvale di riscontri analitici sulla ripetibilità e regolarità, non ancora falsificate (nel tempo e nello spazio) di fenomeni elementari (chimici e fisici) presi in esame e realizzati nelle stesse condizioni (per esempio di temperatura, di concentrazione… di massa, di campo elettrico…). Si parte dal «particolare» percepibile per arrivare ad un «generale» sempre da continuare a verificare nella sua qualità di verità scientifica. Da questo approccio induttivo, ne deriva una raffigurazione del vero come ente inattaccabile e capace di perdurare, almeno nella sua affidabilità applicativa, anche di fronte ad un sovvertimento totale delle conoscenze teoriche, già acquisite e consolidate, che lo supportano.
«La materia è massa o energia?» si chiedevano, in buona sostanza, molti scienziati all’inizio del secolo scorso. Questa è proprio una di quelle domande che non dovrebbero ammettere risposte equivoche. Oggi, la dicotomia particellare/ondulatoria, propone, invece, una doppia interpretazione (ciascuna sperimentalmente legittimata) della natura della materia. In questo caso, diversamente da quanto atteso da una certa idea di «ricerca» del vero, la contrapposizione massa/energia (e più nello specifico la doppia natura particellare/ondulatoria attribuita alla materia), non ostacola, comunque, la strutturazione di conoscenze, su uno stesso fenomeno, diverse fra loro, ma tutte, nello stesso tempo, attendibili, affidabili ed efficaci ciascuna nell’ambito delle proprie e specifiche applicazioni concrete.
La validità della legge di Newton sull’attrazione fra le masse (legge, fondata sulla natura particellare della materia, indispensabile per calcolare energie necessarie e orbite opportune per i satelliti artificiali), per esempio, convive, senza conseguenze, con il modello ondulatorio della stessa materia a cui converrà, invece, affidarsi per interpretare le reazioni nucleari e per misurare le quantità di energia messa in gioco, nelle reazioni di trasmutazione, da corrispondenti masse di elementi radioattivi impiegati, per esempio, come combustibili nelle centrali nucleari.

Nel mondo delle scienze naturali, dunque, il vero sembra essere una qualità plurale, sempre da verificare, della nostra realtà con corrispondenti, accertate ed inequivocabili diversità applicative. Viene offerta, alle nostre limitate pur se sorprendenti capacità mentali, una visione più articolata e più ampiamente strutturata, del vero dei fenomeni naturali, rispetto a quanto saremmo portati istintivamente ad immaginare. In questa visione infatti la verità appare plurale, perché essa non è espressione solo delle proprietà formali (immediatamente percepite dai nostri sensi) di un singolo o di pochi «oggetti» presi in esame, ma dipende, anche e in modo rilevante, dalle relazioni con i sistemi di riferimento, sia quelli «fisici» del contesto naturale dei fenomeni, sia quelli «ideati», «scelti» e «costruiti» dalla nostra mente per concepire, valutare e definire i fenomeni che includono la partecipazione di quegli stessi oggetti.