La perdita della storia dell’uomo

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Lo sviluppo socio-economico degli ultimi secoli ha tuttavia avviato un processo di sovra-sfruttamento delle risorse e di alienazione del rapporto uomo-natura o, in questo caso, del rapporto uomo-biodiversità, con la nascita di una società sempre più urbanizzata, sempre più avulsa dal contesto naturale e sempre più incapace di percepire il legame, pure imprescindibile, che lega il destino umano a quello degli altri organismi viventi del pianeta. Soprattutto le nuove generazioni, nate e cresciute in un ambiente spesso esclusivamente artificiale, hanno perso il senso dell’appartenenza umana ad un sistema vasto e complesso, l’«Ecosistema Terra», governato da leggi che non sono prescindibili. Anche i grandi temi ambientali che ci troviamo ad affrontare oggi, come i cambiamenti climatici, il buco nell’ozono, i processi di desertificazione e la stessa perdita di biodiversità, sembrano fenomeni lontani da noi, scollegati dalla nostra realtà quotidiana, con poche ricadute sulla nostra realtà di tutti i giorni.
Questi fenomeni, profondamente interconnessi tra loro, derivano in buona parte dall’azione umana sul territorio ed hanno ricadute dirette sulle attività umane di cui spesso non se ne percepisce con immediatezza la portata. Le implicazioni non sono solo di natura ambientale, ma hanno anche profondi risvolti di tipo sociale ed economico. Il connubio «Energia Ambiente ed Economia» necessità di strumenti adeguati a modelli di sviluppo economico e sociale compatibili con i limiti imposti dalla capacità di carico dell’ambiente, che tengano conto dei principi di equità, dei diritti di salvaguardia del patrimonio etnico e culturale e della diversità biologica, e dei diritti delle generazioni future a usufruire di un patrimonio di risorse naturali e viventi non minore dell’attuale.
Una parte importante delle ricadute sia sociali sia economiche della perdita di biodiversità è legata alla perdita di elementi fortemente caratterizzanti l’identità culturale dei popoli.
L’evoluzione umana consta di un continuo adattamento dell’uomo alla natura e viceversa, fin dove questo processo è possibile. Questo ha permesso all’uomo di sopravvivere in condizioni ambientali spesso molto difficili, sfruttando le risorse locali e, contemporaneamente, piegando alle proprie necessità i luoghi in cui abitava, creando paesaggi insieme naturali e artificiali di grande suggestione eppure spesso altamente sostenibili. Queste espressioni della biodiversità umana si stanno oggi estinguendo come tante specie di animali e vegetali, in seguito all’abbandono da parte dell’uomo dei metodi tradizionali di gestione del territorio. Oliveti, Querceti da pascolo, Sugherete, pascoli d’altitudine, ecc.

I paesaggi culturali sono una parte essenziale del nostro retaggio. Se è vero che quello che siamo oggi deriva da quello che siamo stati ieri, le forme e le caratteristiche assunte dai paesaggi che ci circondano sono tutti indizi che ci raccontano delle nostre origini, del nostro sviluppo e di conseguenza testimonianza del modo in cui oggi è organizzata la nostra società. E per il modo in cui uomo e natura interagiscono tra di loro, l’azione di genesi di determinati paesaggi da parte dell’uomo ha anche profondamente influenzato la biodiversità dei luoghi, favorendo la comparsa, lo sviluppo o la persistenza di determinate popolazioni vegetali ed animali. I


paesaggi culturali sono quindi una testimonianza vivente delle conoscenze, dei miti, delle credenze e delle tradizioni, delle relazioni passate e presenti tra l’uomo e l’ambiente in cui esso vive. Essi rappresentano anche la comune e condivisa base culturale di intere popolazioni.