Le dichiarazioni criptiche

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A che serve creare un’area protetta se poi bisogna difenderla da altri amministratori che vogliono inserire pozzi petroliferi, termovalorizzatori, impianti per biomassa… che non hanno nulla a che vedere con un’area protetta?
Anche il neo Parco nazionale non nasce sotto buoni auspici. Il suo iter, infatti, è stato ritardato dalla lunga battaglia della Regione Basilicata soprattutto per l’inclusione nell’area perimetrata protette della montagna del Caperrino, zona di interesse paesaggistico ma che fa anche gola alle compagnie petrolifere.
Né aiuta la dichiarazione il linguaggio criptico del presidente della Regione, Vito De Filippo: «La conclusione positiva della fase istruttoria per l’istituzione del Parco conferma la validità della linea portata avanti dalla Regione Basilicata, che, con determinazione, ha stabilito autorevoli relazioni istituzionali e ha fatto valere le proprie ragioni sul protagonismo dei territori. La Conferenza Unificata (Governo, Regioni, Province, Comuni e Comunità Montane), esprimendo il proprio parere in favore della nascita del Parco ha affermato il principio secondo cui è necessario continuare a percorrere la strada della sostenibilità ambientale per perseguire condizioni di sviluppo coerenti con le risorse del territorio».
Ma perché le popolazioni locali non dovrebbero avere un loro protagonismo? Si riferisce ad altro e perché non essere chiari. Che cosa vuol dire «perseguire condizioni di sviluppo coerenti con le risorse del territorio»? E il petrolio fa parte di risorse coerenti con lo sviluppo del territorio?
Molti i problemi da risolvere, a cominciare dal protagonismi di quelli che vivono sul proprio territorio, che è nella loro pelle, nella loro storia. Oggi la Val d’Agri è l’ombra di se stessa, la sua fiorente agricoltura, fatta ad esempio dalle splendide coltivazioni di mele o dai fagioli di Sarconi (che sono Igp), combatte per sopravvivere e questa sì aspetta uno «sviluppo coerente» ma non all’ombra delle torri petrolifere che devasteranno il territorio per un breve periodo e per un guadagno effimero, ma giusto il tempo per interrompere la filiera più produttiva, quella della cultura locale.