Le dieci meraviglie della natura a rischio

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1. SBIANCATA E SENZA VITA: LA BARRIERA CORALLINA (dal Pacifico ai Caraibi)
dà sostentamento al 25% della vita marina (compresi coccodrilli, tartarughe marine, balene e squali) oltre che alle popolazioni di molti paesi in via di sviluppo, per un valore pari a 30 miliardi di dollari.
Gli impatti: Per il riscaldamento dell’acqua il corallo subisce scolorimento ed erosione, l’acidificazione degli oceani diminuisce la sua capacità di prosperare, violente tempeste ne danneggiano le barriere.

2. IL DESERTO MENO DESERTO: L’ECOREGIONE DEL DESERTO DI CHIHUAHUA (Messico e USA)
è il più esteso deserto dell’America settentrionale ed è il più ricco di biodiversità con oltre 3.500 specie di piante (di cui un migliaio endemiche). Ospita animali come il giaguaro, il bighorn e l’orso bruno.
Gli impatti: La variazione di precipitazioni nevose e i lunghi periodi di siccità compromettono le riserve d’acqua di un’area già soggetta a agricoltura e pascolo eccessivo. Il Rio Grande stenta a raggiungere il mare.

3. IL TERMOMETRO DEL MONDO: LA FORESTA PLUVIALE DELLA VALDIVIA (Cile e Argentina)
ospita l’alerce, che con i suoi 3.000 anni di età è il secondo albero più longevo del pianeta e il più «vecchio» testimone del clima. I suoi anelli registrano un innalzamento delle temperature negli ultimi 100 anni.
Gli impatti: Le variazioni nei regimi delle precipitazioni, lo scioglimento dei ghiacciai delle Ande, l’incremento degli incendi e dei periodi di siccità compromettono la sopravvivenza della foresta pluviale.

4. SOTTACQUA LA TIGRE DEL BENGALA: IL PARCO DI SUNDARBANS (India e Bangladesh)
è un intreccio di fiumi, isole e mangrovie dove il Gange, il Brahmaputra e il Meghna si incontrano. Le mangrovie del Sundarbans sono l’unico habitat di mangrovie al mondo della tigre del Bengala.
Gli impatti: le tempeste sono ancora più violente, si alza il mare, si rompono le dighe che proteggono risaie e insediamenti. Entro il 2020 alcune isole saranno sommerse; un milione di persone verrà colpito entro il 2050.

5. LA TERRA DEL VELLO D’ORO: L’ALTO YANGTZE (Cina)
terzo fiume più lungo del pianeta, fornisce acqua, cibo ed elettricità a 450 milioni di persone. Nelle ricchissime foreste temperate del suo bacino vivono il panda rosso e il Takin, il bovide dal quale sarebbe derivato il mitico «vello d’oro» cercato dagli Argonauti.
Gli impatti: La sua portata subirà l’impatto della riduzione dei ghiacciai del Tibet, dai quali ha origine (da 1.168 kmq del 1970 a 1.087 kmq entro il 2030); il mutato regime delle piogge favorirà siccità e inondazioni.

6. IL MOTORE IDRAULICO DEL MONDO: IL RIO DELLE AMAZZONI (Bolivia, Brasile, Perù, Colombia, Ecuador e Venezuela)
è il secondo fiume più lungo del pianeta e riversa nell’oceano circa un quinto dell’acqua dolce che vi confluisce complessivamente. Il suo bacino ospita 30 milioni di persone, 40.000 specie vegetali note, 427 mammiferi.
Gli impatti: Entro il 2050 la temperatura del Rio delle Amazzoni aumenterà di 2-3°C, con un prosciugamento diffuso nei mesi aridi. Dal 30% al 60% della foresta pluviale potrà trasformarsi in un’arida savana.

7. CASA «DOLCE»


CASA: IL MARE DI BERING E IL PACIFICO SETTENTRIONALE (Alaska, Usa)
con i suoi 2,6 milioni kmq di acque artiche e sub-artiche e la sua costa riccamente frastagliata, il Mare di Bering ospita e sostiene una ricchissima biodiversità. Più del 50% del pescato annuale di USA e Russia proviene da qui.
Gli impatti: scioglimento dei ghiacciai e riscaldamento diluiscono l’acqua salata con acqua dolce tiepida, le acque si impoveriscono di nutrienti, specie importanti come il salmone si spostano o diminuiscono di numero.

8. SI SVUOTANO I SERBATOI DELL’ASIA: I GHIACCIAI DELL’HIMALAYA (Nepal, Cina, India)
costituiscono la più alta concentrazione di ghiacci dopo le regioni polari (circa 33.000 kmq). Veri e propri «serbatoi» ghiacciati, danno acqua a centinaia di milioni di persone, oltre a una ricca varietà di specie animali.
Gli impatti: I ghiacciai si ritirano di circa 10 metri all’anno, si formano laghi precari ad alto rischio inondazione (Glof), patiranno la mancanza di acqua 500 milioni di persone e il 37% del terreno coltivato indiano.

9. UNA COSTA DI ALBERI: LE FORESTE COSTIERE DELL’AFRICA ORIENTALE (Kenya, Tanzania e Mozambico)
corrono lungo la costa dell’Africa orientale dalla Somalia meridionale fino al Mozambico, formando un’ecoregione mitigata dai venti dell’Oceano Indiano, habitat ideale per una grande varietà di specie.
Gli impatti: I cambiamenti nel regime delle piogge, le temperature più miti che favoriscono incendi ed epidemie, eventi climatici estremi minacciano le persone e le attività economiche della zona (agricoltura, pesca, turismo).

10. UN MARE IN MOVIMENTO: L’ECOREGIONE MARINA DELL’AFRICA ORIENTALE (Somalia, Kenya, Tanzania, Mozambico e Sudafrica)
copre una distanza di 4.600 km, ospitando una ricchissima biodiversità, comprese alcune delle barriere coralline più importanti dell’Oceano Indiano, foreste di mangrovie, le cinque specie di tartarughe dell’Oceano Indiano.
Gli impatti: Danni a barriere coralline e mangrovie per l’aumento della temperatura ed eventi climatici estremi, alle attività economiche costiere per l’innalzamento del mare, al regime delle acque per la variabilità delle piogge.

(Fonte Wwf)