Le medicine orientali e quella cinese

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Secondo il Who (World Health Organization) l’80% della popolazione mondiale si affida alla medicina che cura con l’ausilio delle piante e degli animali. Questa medicina definita tradizionale è comunemente utilizzata in molte parti del mondo e spesso si basa su conoscenze vecchie alcuni secoli e tradizioni. L’incremento nell’utilizzo della medicina tradizionale nei paesi in via di sviluppo è dovuto al fatto che i loro governanti supportano e promuovono l’uso di medicina locale piuttosto che l’uso di costose medicine di importazione.
Il tradizionale uso di questa medicina ha seguito le popolazioni anche dopo il loro trasferimento in altri paesi. Nella maggior parte delle città europee esistono quartieri denominati «Chinatown» dove intere popolazioni di cinesi vivono strettamente uniti. È altresì noto che in alcuni luoghi vivono persone, emigrate dall’India, Vietnam o Indonesia, raggruppate in particolari quartieri della città.
Si riscontra un incremento nell’uso di questa medicina anche in Europa e nel Nord America dove è disponibile una ampia scelta di differenti sistemi di cura quali l’omeopatia, la fitoterapia e l’aromaterapia. Grandi quantità di medicine, riferenti la tradizione orientale, sono importate in Europa e Nord America ed ampiamente disponibili.
Ma l’uso non è limitato esclusivamente alla popolazione orientale: un gran numero di europei ed americani sono alla ricerca di un sistema di cura alternativo visto che i sistemi di cura comunemente utilizzati non soddisfano le loro esigenze.
In Europa Occidentale e in Nord America il 70% degli utenti non è orientale. Il consumo su così vasta scala, e la conseguente esportazione in Europa e Nord America di medicinali legati alla tradizione, ha causato una sempre maggiore pressione sulle popolazioni selvatiche delle specie utilizzate contribuendo, probabilmente, alla loro estinzione.

I paesi esportatori

La Cina e l’India sono i maggiori esportatori e consumatori di piante e prodotti medicinali. Gli esperti stimano che in Cina l’80% del materiale utilizzato per medicinali è estratto da piante e circa il 95% del materiale utilizzato in India è prelevato in natura. È ragionevole supporre che 1.000 piante/specie sono a rischio di estinzione la maggior parte delle quali protette dalla Cites.
Rendendosi conto del pericolo derivato da un uso non regolamentato di specie selvatiche, sempre maggiori sforzi sono stati intrapresi per la propagazione artificiale o per l’allevamento delle specie destinate a scopi medici senza ottenere risultati apprezzabili visto che la figura dell’allevatore è inesistente e non credibile.
Secondo il Wwf solo il 10% delle specie botaniche ed animali usate per scopi medici sono nati in cattività o propagati artificialmente. Il prelievo in natura, l’importazione e l’esportazione di frodo e illegale sono ancora una realtà.
Il fenomeno, postosi sempre più al centro dell’attenzione internazionale per via della presenza crescente delle comunità cinesi in tutta Europa e negli Usa, ha visto impegnata negli ultimi tempi in modo massiccio l’attività di investigazione del Servizio Cites del Corpo Forestale dello Stato.
Nel nostro paese, rispetto a realtà quali quella statunitense, inglese, olandese, il fenomeno della presenza di tali comunità orientali è relativamente più recente, così come la diffusione dell’uso


di medicine alternative rispetto a quella occidentale.
Nella medicina tradizionale cinese vengono impiegati ingenti quantitativi di derivati (radici essiccate, foglie, fiori, erbe, corni ed ossa di animali polverizzate, peni essiccati, sangue) di piante ed animali protetti (tigre, rinoceronte, saiga, pangolino, orso, mosco, orchidee) trasformati in decotti, polveri, pillole, cerotti, sciroppi.